Ora Battisti si atteggia a martire: «Al mio ritorno in Italia sono stato umiliato»

martedì 22 gennaio 16:29 - di Redazione
Cesare Battisti

Parla per la prima volta Cesare Battisti, l’ex terrorista dei “Proletari armati per il comunismo” (Pac) catturato in Bolivia dopo una latitanza prima in Francia e poi in Brasile. E lo fa attraverso due esponenti storici dei Radicali, Maurizio Turco e Irene Testa, che, lo  hanno incontrato per pochi minuti nel consueto giro che i pannelliani fanno nei penitenziari italiani. I due esponenti della Rosa nel pugno, che nell’occasione erano accompagnati da due legali, hanno incontrato il terrorista rosso al termine di un’ispezione nel carcere dove detenuto, quello di Oristano, in Sardegna, regione ancora priva – secondo la denuncia fatta dagli stessi Turco e Testa – di un garante dei detenuti in Sardegna.

Il terrorista ha incontrato i Radicali

In quel carcere Battisti è in cella d’isolamento. «Lo abbiamo trovato abbastanza bene, tranquillo», hanno riferito i due esponenti radicali, che si sono intrattenuti a parlare con lui del trattamento carcerario. «Gli agenti della polizia penitenziaria di Oristano – avrebbe detto il detenuto ai due politici – mi stanno trattando bene». Circostanza scontata, ma che è stata comunque confermata da altri reclusi. Un trattamento che probabilmente neppure lo stesso Battisti si aspettava alla luce delle polemiche che hanno preceduto il suo arresto e la sua estradizione. «Sono stato umiliato al mio arrivo in Italia e ci sono rimasto tale», sono state le parole da lui consegnate a Turco e a Testa. Tanto male da «non riconoscersi nella descrizione fatta della sua persona», perché, assicurano i radicali, «ci ha detto testualmente di non essere più quella persona che era 40 anni fa» e che non ci si può accanire così e «non si può scontare una condanna due volte».

Battisti: «Sto scrivendo un libro»

L’accanimento lamentato da Battisti, che ha ucciso ben quattro persone e che è stato latitante per ben 37, coccolato e protetto dall’intellighenzia di sinistra di mezzo mondo, è in parte riferito al video del Guardasigilli Bonafede (che il terrorista del Pac non voluto commentare). «Hanno raccontato un uomo che non c’è più», ha detto. Per questo ha deciso spegnere la tv e non leggere alcun giornale. In compenso, sta scrivendo un libro. La speranza è che sia un libro di reale pentimento con tanto di nomi e di cognomi dei tanti che in questi anni ne hanno favorito lontananza e latitanza.

Commenti

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  • antonio coradello 23 gennaio 2019

    Gli italiani sono stati umiliati per 40 anni dalla sua protetta e spavalda latitanza.

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