L’anno nero dei gioielli italiani: i marchi storici “fuggiti” all’estero

martedì 1 gennaio 17:04 - di Gabriele Alberti

Addio a grandi gioielli del “made in Italy. Un anno drammatico. Moda, componenti per autoveicoli, elettrodomestici e treni. Il 2018 per i gruppi stranieri è stato un anno di shopping intenso in Italia e nel corso dell’anno è continuata la fuga di marchi del Made in Italy verso l’estero. Versace, Yoox Net-A-Porter e La Perla sono alcuni dei nomi del fashion finiti oltreconfine. Ma gli acquirenti stranieri non si sono fermati alla moda, conquistando società industriali come Italo, Magneti Marelli e Candy. Uno shopping che è testimonianza della qualità delle aziende italiane, dinamiche e innovative. Ma anche dell’assenza di gruppi nazionali capaci di agire come aggregatori, per creare economie di scala e assicurare la permanenza in Italia di centri di produzione e di ricerca. E se è vero che molti dei marchi acquisiti negli ultimi anni hanno prosperato e si sono sviluppati con la proprietà estera, molte altre società non sono state valorizzate e si sono avviate verso il declino.

Nel settore della moda lo shopping straniero nel 2018 è cominciato a gennaio con l’annuncio dell’offerta pubblica di acquisto totalitaria lanciata su Yoox Net-A-Porter dal gruppo svizzero del lusso Richemont, già azionista di riferimento del portale online della moda. Un’Opa, conclusa con successo a maggio, lanciata per acquisire il controllo del 100% della società, per espandere le attività in nuove aree geografiche e aumentare la varietà dei prodotti, e che ha portato a giugno al delisting di Ynap da Piazza Affari. E a febbraio il marchio di intimo La Perla è passato agli olandesi di Sapinda Holding, guidata dal finanziere tedesco Lars Windhorst.

Moda

Di settembre è uno dei colpi più notevoli degli ultimi anni all’olimpo della moda Made in Italy. La statunitense Michael Kors ha acquistato tutte le azioni in circolazione del gruppo Versace per 1,83 miliardi di euro. La famiglia Versace ha mantenuto una quota di minoranza nella nuova holding, Capri Holding, con Donatella Versace rimasta direttore creativo della maison. Michael Kors punta ora ad aumentare i punti vendita a livello globale da 200 a 300 e a portare i ricavi di Versace dagli attuali 668 milioni di euro a oltre 2 miliardi, per arrivare a 8 miliardi di ricavi a livello del nuovo gruppo.

Nel settore dei trasporti a febbraio il consiglio di amministrazione di Ntv ha deciso all’unanimità di accettare l’offerta del fondo statunitense Global Infrastructure Partners e di cedere Italo. Un’offerta da 2 miliardi di euro più il debito che ha valorizzato la società oltre 20 volte i margini. A distanza di cinque anni dal viaggio inaugurale e dopo aver puntato alla quotazione a Piazza Affari, il gruppo dei treni ad alta velocità ha optato per la vendita al fondo, il più grande al mondo nella gestione delle infrastrutture del trasporto e dell’energia, che gestisce asset per oltre 40 miliardi di dollari.

Elettrodomestici

A settembre è stata la volta del gruppo degli elettrodomestici Candy. Il gruppo cinese Qindao Haier ha acquistato il 100% del marchio italiano, proprietà della famiglia Fumagalli, per 475 milioni di euro. Haier, quotata alla Borsa di Shanghai, è il più grande gruppo mondiale nella produzione di elettrodomestici e nel segmento delle lavatrici ha una quota di mercato del 14,3%. L’acquisizione di Candy, che nel 2017 ha registrato un fatturato di 1,1 miliardi di euro e ha impiegato 5mila dipendenti, sarà operativa dal 2019 e Brugherio, in provincia di Monza e Brianza, diventerà il quartier generale europeo del gruppo cinese.

A ottobre Fiat Chrysler Automobiles ha siglato un accordo per la cessione del business della componentistica per autoveicoli Magneti Marelli a Ck Holdings, holding della giapponese Calsonic Kansei Corporation, controllata dal fondo di private equity statunitense Kkr. Un’operazione da 6,2 miliardi di euro di controvalore che crea il settimo gruppo al mondo nella componentistica per autoveicoli, con un fatturato complessivo di 15,2 miliardi di euro e quasi 200 impianti e centri di ricerca e sviluppo in Europa, Giappone, America e Asia. Al termine dell’operazione, attesa nella prima metà del 2019, Ck Holdings sarà rinominata come Magneti Marelli Ck Holdings. Fca ha sottoscritto un contratto di fornitura pluriennale con la nuova società, ma secondo alcuni osservatori Fca con la cessione di Magneti Marelli si è privata della possibilità di essere protagonista nello sviluppo tecnologico del settore auto.

Nomi che si vanno ad aggiungere alla lunga lista di società industriali passate nelle mani di gruppi stranieri. Oltre al gruppo dell’acciaio Ilva, anche Ansaldo Sts, Ansaldo Breda, Pininfarina, Italcementi, Pirelli, World Duty Free e Indesit. Nel settore della moda sono i francesi a farla da padroni, con i gruppi Lvmh e Kering come protagonisti. Nell’orbita Lvmh, il gruppo creato e gestito da Bernard Arnault, che ha al suo attivo un portafoglio di 70 maison che impiegano 145mila persone nel mondo, si contano Pucci, Fendi, Bulgari, Loro Piana e le essenze di Acqua di Parma.

Kering ha invece acquisito marchi come Gucci, Bottega Veneta, Brioni e Pomellato. E se Valentino resta di proprietà del fondo del Qatar, Mayhoola for Investments, i cinesi non stanno a guardare. Il gruppo Shenzhen Marisfrolg ha acquisito Krizia, Crescent HydePark ha portato a casa il brand dei teenager, Miss Sixty, e Gangtai i gioielli di Buccellati.

Dolciumi

Un altro settore nel mirino degli investitori stranieri è l’agroalimentare. Oltre alla pasticceria Cova di Milano, dal 2013 entrata nella galassia Arnault, francese è anche Parmalat, passata nel 2011 sotto il controllo del colosso Lactalis, che di italiano possiede anche aziende di latticini come Galbani, Locatelli, Invernizzi e Cademartori. Un altro pezzo di Made in Italy nell’agroalimentare a passare ai francesi è stata Eridania Italia, attiva nel settore dello zucchero. La svizzera Nestlè, invece, oggi controlla surgelati e salse Buitoni, le acque minerale San Pellegrino, Levissima, Recoaro, Vera e Panna.

Le caramelle, dalle Sperlari alle Saila fino alle Dietorelle e alle Galatine, sono di proprietà della Leaf Italia, controllata dall’olandese Leaf International. Dallo shopping straniero non si sono salvate le birre: Birra Peroni è di proprietà della giapponese Asahi, dopo essere stata anglo-sudafricana e belga. La spagnola Deoleo, invece, ha puntato sull’olio acquisendo Bertolli-De Rica, Carapelli, San Giorgio, Sasso, Friol. Così come spagnola, di Gallina Blanca, è la Star, proprietaria di diversi marchi tra cui Pummarò, Tigullio, GranRagù Star. Ai turchi è stata invece venduta Pernigotti, azienda dolciaria con oltre 150 anni di attività in Italia, che presto però potrebbero terminare.

Acetum, principale produttore italiano dell’Aceto Balsamico di Modena Igp, batte bandiera inglese dopo l’acquisizione da parte di Associated British Foods, mentre la catena di gelaterie torinesi Grom è andata alla multinazionale Unilever, che da tempo era già proprietaria di Algida.

La Fiorucci Salumi, nata a Norcia nel 1850 e ora con sede a Pomezia, nel 2011 è stata acquisita dal gruppo alimentare Campofrio Food Group e successivamente, nel 2015, è entrata a far parte del gruppo messicano Sigma Alimentos. Anche il Pastificio Lucio Garofalo, fondato nel 1920 a Gragnano, vicino a Napoli, dove ha la sede legale e lo stabilimento produttivo, è controllato dal 2014 dalla multinazionale spagnola Ebro Foods che opera nei settori del riso, della pasta e dei condimenti.

 

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