La Corte di Strasburgo respinge le pretese della Sea Watch: si assistenza, no sbarco

martedì 29 gennaio 23:51 - di Redazione

La Corte europea di Strasburgo alla quale si erano appellati i responsabili della Ong tedesca che opera sulla nave Sea Watch battente bandiera olandese chiedendo di obbligare l’Italia a far sbarcare i 47 immigrati nel nostro Paese respinge la pretesa dell’Organizzazione non governativa. E sentenzia: assistenza si, sbarco no.

Il team legale di Mediterranea e Sea Watch si erano rivolti alla Corte europea dei Diritti Umani chiedendo “se il governo italiano, impedendo lo sbarco, stia violando i diritti fondamentali delle persone soccorse”.

La Corte europea ha dato, invece, ragione all’Italia affondando l’arrogante pretesa delle Ong. E ha chiesto, da un lato, al governo italiano di “adottare tutte le misure necessarie, il prima possibile, per fornire” agli immigrati che si trovano a bordo della Sea Watch “adeguate cure mediche, cibo, acqua e generi di prima necessità” ma, dall’altro, ha fatto sapere al team legale delle Ong che nonaccogliela richiesta dei ricorrenti di essere sbarcati”.

Una decisione per certi versi storica e inattesa che mette un punto fermo ai tentativi delle Ong, ma anche del Centrosinistra e, più marcatamente, del Pd, di trasformare la nostra Nazione in un immenso campo di accoglienza degli immigrati.

La sezione della Corte di Strasburgo che ha preso in carico l’arrogante richiesta di Mediterranea e Sea Watch ha deciso, a maggioranza, di concedere la misura provvisoria richiesta riguardante la Sea Watch 3, attualmente ancora alla fonda al largo di Siracusa.

La nave, continua la Corte, “non è stata autorizzata ad entrare nel porto e i ricorrenti lamentano di essere detenuti a bordo senza base giuridica, di soffrire di trattamenti inumani e degradanti, con il rischio di essere rimandati in Libia senza che sia stata valutata individualmente la loro situazione”. La Corte, tuttavia, non accoglie la richiesta dei ricorrenti di essere sbarcati.

“Per quanto riguarda i 15 minori non accompagnati, si richiede al governo di fornire adeguata assistenza legale” continuano i giudici di Strasburgo.

La Corte di Strasburgo chiede anche di essere tenuta  regolarmente informata della situazione dei richiedenti. La misura è in vigore sino a nuovo ordine”.

Le richieste alla Corte sono arrivate tra il 25 gennaio (dal capitano della nave Sea Watch ed altri) e lunedì (dai 15 minori non accompagnati).

Misure di questo genere, che non pregiudicano decisioni sull’ammissibilità del ricorso o eventuali decisioni nel merito, vengono concesse dalla Corte quando, in assenza di esse, i richiedenti rischiano di subire danni cui non sarebbe possibile riparare.

E un Macron a tratti perfino eccessivamente disponibile è intervenuto sulla vicenda: “La solidarietà Ue va applicata in modo concreto – ha detto da Nicosia – La Francia rispetta i tre principi che sono il rispetto del diritto umanitario, dello sbarco in un porto sicuro e in questo caso in Italia e la condivisione nella redistribuzione dei migranti. Rispettiamo il quadro europeo. E non ci sottrarremo anche per questa nave. Lo dico ai nostri amici italiani”.

Molto diversa la posizione dei Paesi Bassi che hanno chiesto “una soluzione strutturale nella quale, immediatamente dopo lo sbarco, venga fatta una distinzione tra coloro che hanno diritto alla protezione internazionale e coloro che non hanno” questo diritto. Questi ultimi, hanno fatto sapere dall’Olanda, sotto la cui bandiera opera la nave Sea Watch3, “devono essere respinti e immediatamente rimandati indietro, dopo essere arrivati al confine esterno dell’Ue”.

In assenza di una “prospettiva concreta su una tale soluzione strutturale, i Paesi Bassi non parteciperanno a misure ad hoc nel contesto degli sbarchi”. Né L’Aja è obbligata a farlo semplicemente “perché è lo Stato” la cui bandiera batte la Sea Watch, ha dichiarato il segretario di Stato per l’Asilo e le Migrazioni dei Paesi Bassi, Mark Harbers, secondo quanto informano fonti olandesi.

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