È morta la Circe della Versilia: fu protagonista di un caso che sconvolse l’Italia (video)

martedì 15 gennaio 14:58 - di Guido Liberati

È morta ieri nel reparto di nefrologia dell’ospedale San Donato di Arezzo, dove era ricoverata da una decina di giorni, Maria Luigia Redoli, 80 anni, più conosciuta come la ”Circe della Versilia”. Da tempo era sottoposta a dialisi e negli ultimi tempi più volte aveva avuto problemi cardiaci che avevano richiesto il ricovero ospedaliero.

Aveva scontato 24 anni di carcere per l’omicidio del marito

Maria Luigia Redoli aveva scontato 24 anni di carcere perchè, insieme al suo giovane amante, Carlo Cappelletti, ex carabiniere a cavallo che all’epoca aveva solo 23 anni, aveva ucciso il marito Luciano Iacopi, nel garage di casa, con 17 coltellate la sera del 17 luglio 1989 a Forte dei Marmi (Lucca), la perla della Versilia. Entrambi vennero condannati all’ergastolo. Maria Luigia Redoli si è sempre detta innocente. La donna fu scarcerata il 31 marzo 2015 e prima, in regime di semilibertà, aveva svolto anche servizio di volontariato fuori dal carcere di Opera, a Milano, dove ha scontato la pena. Recentemente si era trasferita ad Arezzo.

L’omicidio dell’imprenditore di Forte dei Marmi Luciano Iacopi, 69 anni, scosse la calda estate del 1989 in Versilia. Alle due del mattino del 17 luglio, il corpo senza vita venne ritrovato in un lago di sangue dalla moglie Maria Luigia Redoli, all’epoca cinquantenne, trafitto da diciassette coltellate. Quello della Circe della Versilia è stato uno dei casi più torbidi e romanzeschi della storia giudiziaria italiana. La vicenda assurse alla cronaca più nera e scandalistica. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, madre e figlia da tempo desideravano la morte dello Iacopi e la stessa Redoli per questo aveva chiesto a un mago viareggino, dietro il pagamento di 15 milioni di lire, di trovarle un killer. Il mago intascò i soldi, ma non eseguì il “mandato”, tanto che la donna provvide personalmente a uccidere il marito, con l’aiuto del giovane amante.  Il 16 febbraio 1991 Redoli e Cappelletti erano stati dichiarati colpevoli del delitto di omicidio pluriaggravato e condannati all’ergastolo, sentenza poi confermata in Cassazione il 23 settembre 1991.  

I figli della Circe: “Aveva un animo malvagio”

Nel 2012 con il libro “Nel buio di una notte di luglio” del giornalista e scrittore Mario Spezi la Redoli insinuò che ad aver tramato per la morte del marito fosse stata proprio la figlia Tamara. Un voltafaccia che portò i fili della Redoli a scrivere una lettera al quotidiano Il Tirreno, chiudendo con lei ogni possibile rapporto: «Considerato quello che è accaduto – hanno scritto sei anni fa Tamara e Diego Iacopi – oggi non intendiamo darle neanche una adeguata sepoltura: per noi è già morta e sepolta». Per noi, avevano chiosato: «Si è risposata ma non è servito a nulla. Neanche la vita matrimoniale e quella del carcere sono servite a rabbonire il suo animo cattivo e malvagio».

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