Dudù non è passato invano: anche il “Corriere” si piega alla moda animalista

martedì 15 gennaio 16:23 - di Marzio Dalla Casta

Di qua, sulla pagina dispari, notoriamente più preziosa per chi fa un giornale, la cagnetta Pimpi, uccisa col veleno. Di là, su quella pari, il dramma di Yulen, bimbo spagnolo di due anni e mezzo appena, risucchiato in un pozzo proprio come capitò al nostro Alfredino Rampi in un maledetto pomeriggio del giugno di 38 anni fa. Benvenuti sul Corriere della Sera, il giornale che più giornale non si può. E dove, si sa, neppure la collocazione della più banale delle notizie è frutto del caso. Figuriamoci il pari o dispari delle pagine tra la morte violenta di una cagnolina, seppur di rango (viveva con Susanna Tamaro), e la sorte di un bimbo precipitato per oltre cento metri nelle viscere della terra. Nessun errore, quindi, ma una precisa scelta editoriale, perfettamente collimante – del resto – con le sempre più pressanti tendenze animaliste nella società e nella politica. Dudù non è passato invano, verrebbe da dire pensando alla rivoluzione di costume che il cagnolino introdotto alla corte di Arcore da Francesca Pascale ha innescato in Forza Italia. Forse ancor di più di quanto non sia riuscito alla stessa Micaela Brambilla, che del berlusconismo incarna a pieno titolo la versione animalista. Entrambe, in ogni caso, più dell’immaginario cavallo, hanno contributo alla conversione del Cavaliere al nuovo verbo fino a convincerlo a lasciarsi immortalare mentre regge il biberon ad un agnellino.

Dudù non è passato invano

Berlusconi sarà pure sulla via del declino, come fa intendere Salvini, ma fa ancora tendenza. E se per lui la foto di un vitello che sugge latte dalle sue mani ha più forza comunicativa di un intervento a Confindustria, non volete che il Corriere gli si metta in scia assegnando lo spazio dispari alla cagnetta e quello pari al bambino? Tanto più che solo la prima è ufficialmente morta. Per cui, come disse il grande Eduardo nei panni del Sindaco del rione Sanità, «tene ragione o’ cane». Cioè Dudù.

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