Draghi non abbandona il “bazooka”: «Servono ancora stimoli monetari all’economia»

martedì 15 gennaio 19:43 - di Tito Flavi

L’economia europea sta perdendo colpi, ma non è ancora il momento di andare al pronto sccorso. Mario Draghi somministra tranqullianti all’opinione pubblica dei Paesi Ue scacciando lo spettro della recessione. “Siamo di fronte ad una flessione o ad una recessione? La risposta è no, è un rallentamento, che non va verso una recessione ma che potrebbe durare più di quanto previsto in precedenza”.  Il  presidente della Bce lo dice a Strasburgo. I fattori alla base del rallentamento dell’economia europea, continua, hanno a che fare principalmente con le “incertezze geopolitiche”, che “mettono in questione i pilastri dell’ordine costruito dopo la Seconda guerra Mondiale“, come “l’Ue”. Tutto questo “ha un costo”, vale a dire una “minore fiducia” delle imprese e dei consumatori, cosa che si ripercuote negativamente sulle dinamiche dell’economia.

«Non  c’è spazio per compiacimenti»

Draghi non potrebbe del resto parlare diversamente: se solo accennasse  alla “recessione” scoppierebbe un putiferio sui mercati. È on ogni caso signficativo xhe ritenga ancora necessario il “bazooka” per sostenere la domanda economia. «Non c’è spazio per compiacimenti, un significativo ammontare di stimolo monetario è tuttora necessario per sostenere l’ulteriore aumento delle pressioni dei prezzi interni e gli sviluppi dell’inflazione complessiva nel medio termine». Draghi ha aggiunto che l’attuale forward guidance  sui tassi di interesse della Bce «rafforzata dai reinvestimenti del ragguardevole stock di asset acquistati continua a fornire il necessario grado di accomodamento monetario per una convergenza sostenuta dell’inflazione verso l’obiettivo della Bce» (inflazione sotto ma vicina al 2% nel medio periodo).

Che è successo negli ultimi 20 anni

Draghi ha fatto un po’ la storia dei cambiamenti nell’economia e nella politica monetaria degli ultimi vent’anni, indicando che nei primi dieci si viveva ancora nella fase della «grande moderazione» mentre nel decennio successivo c’è stata la più grave crisi economica e finanziaria dalla grande depressione degli anni trenta. Difendendo l’impostazione seguita dalla Bce soprattutto nell’azione per contrastare l’inceppamento della politica monetaria dovuto al rischio deflazione, mettere al riparo l’Eurozona dalla crisi del debito sovrano che aveva messo in serio dubbi (in crisi) il meccanismo di trasmissione della politica monetaria all’economia, Draghi ha ripercorso le tappe dell’accomodamento monetario culminato nel quantitative easing. Misure che hanno permesso la ripresa dell’economia.

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