Ci ha lasciati Tommaso Manzo, l’avvocato del Msi gambizzato dalle Brigate Rosse

domenica 6 gennaio 19:33 - di antonio pannullo

“Ha lasciato la Comunità Tommaso Manzo, interprete della visione e dell’impegno nazionalpopolare della politica; professionista rigoroso; persona appassionata, idealista, intelligente e sensibile . Un camerata vero. Sempre presente nei nostri cuori!”. Con questo annuncio commosso Isabella Rauti, che di Tommaso Manzo fu amica da sempre, annuncia la scomparsa, stanotte, di uno dei protagonisti indiscussi di quel mondo irripetibile che fu il Movimento Sociale italiano a Roma negli anni cosiddetti di piombo. Tutti conoscevano Tommaso Manzo e lo prova il profluvio di commenti commossi da parte di coloro che lo hanno conosciuto e apprezzato: per il suo impegno politico innanzitutto, come valoroso segretario della storica e gloriosa sezione Balduina di via delle Medaglie d’Oro 128c, sezione martire, più volte fatta saltare dagli antifascisti, assaltata dai compagni e dalla polizia, i cui giovani militanti sono stati più volte ingiustamente arrestati dal sistema, ma che ha sempre resistito a tutte le persecuzioni. E proprio alla sezione Balduina è legato un episodio che più di altri dà la cifra morale della statura di Tommaso Manzo e che vogliamo qui ricordare prima di ogni altra cosa: nel 1972 Manzo era segretario della sezione, succeduto all’indimenticato Edoardo Socillo, padre di Bruno, quando ci furono i famosi arresti dei ragazzi e delle ragazze della sezione, arresti seguiti agli assalti degli estremisti di sinistra; la polizia fece irruzione nella sezione alla ricerca di chissà cosa, non trovando nulla, e ci fu un parapiglia con gli attivisti. Tommaso fu spintonato e quando la polizia portò via i ragazzi lui si trovava sulla porta. La celere caricò gli arrestati su un furgone dimenticandosi di Tommaso. Dopo un momento di confusione, Manzo disse agli agenti che non avrebbe abbandonato i suoi camerati e salì anche lui sul furgone. Tra l’altro, quando dopo molti giorni i militanti missini vennero rilasciati, Tommaso Manzo fu l’unico che rimase dentro, perché i magistrati lo avevano accusato di essere il leader,cosa che poi corrispondeva a verità.

Tommaso Manzo era nato a Vicenza nel 1948 e tra pochi giorni avrebbe compiuto 71 anni. Sposato con un figlio, Vincenzo, Tommaso scelse Giurisprudenza per il suo innato senso di giustizia che lo ha sempre informato, e per tutta la vita ha fatto l’avvocato, penalista e civilista: tutti lo ricordiamo, negli anni Settanta e Ottanta, difendere i nostri attivisti e correre in aiuto di chiunque in qualsiasi momento. La cultura e la politica erano le sue grandi passioni: Tommaso era un militante di Ordine Nuovo con Pino Rauti, esperienza che non rinnegò mai, e nel 1969 fece parte di quel gruppo che – su invito di Giorgio Almirante – accettò di rientrare nel Msi. Insieme con altri, Manzo si stabilì alla sezione Balduina, di cui come detto divenne segretario. Il gruppo storico era quello della libreria di via degli Scipioni e l’appartenenza politica era quella rautiana. Cultura, affissioni di manifesti, attivismo per le strade: le differenze dottrinarie tra Giovane Italia e ordinovisti non furono mai di ostacolo allo svolgimento della comune attività per il comune ideale, e Tommaso fu sempre un convinto assertore di questo. Per ben due volte fu consigliere comunale a Roma, in ticket anche con il grande Teodoro Buontempo, Giampiero Rubei e Alessandro Di Pietro e al Campidoglio condusse battaglie dure e prestigiose. Va ricordato che l’avvocato Manzo era citato sul libretto di Lotta Continua “Basta con i fascisti!”, una sorta di lista di proscrizione in cui erano elencati gli attivisti del Msi di Roma, con tanto di indirizzo, numero di telefono, descrizione fisica e tipo di auto o moto utilizzata. Un vero e proprio incitamento all’odio più volte denunciato da Almirante che, se fosse stato ascoltato, avrebbe forse evitato l’insorgere del terrorismo comunista in queso Paese; invece il sistema dava la caccia al fascista. Probabilmente per questo il 12 febbraio 1974 Manzo venne aggredito selvaggiamente a Palazzo di Giustizia in piazzale Clodio e qualche tempo dopo la sua auto andò a fuoco. Ma non era la cosa peggiore che gli sarebbe capitata. Il 28 gennaio 1975, sotto casa, poco dopo le otto del mattino, alcuni terroristi sparano a Tommaso Manzo tre colpi di pistola munita di silenziatore. Tommaso si salva solo perché, come vecchia abtudine maturata in anni di attivismo, stava sempre in guardia, e riuscì a rotolare a terra mentre gli assassini sparavano. Gli attentatori fuggono su una A112, Uno dei terroristi sarà successivamente arrestato e condannato. Apparteneva alle Brigate Rosse. Tommaso, ferito alle gambe, fu portato al policlinico Gemelli da un’auto del vicino ministero della Marina. Sempre nel 1975, troviamo Tommaso Manzo consigliere per il Msi in XX circoscrizione insieme con Peppe Leone e Gianfranco Rosci. Nell’ottobre del 1977, quando ci furono i fatti che culminarono nell’omicidio di Walter Rossi, Tommaso Manzo, insieme con gli avvocati difensori dei missini, in una conferenza stampa puntò il dito contro la questura di Roma che, pur essendo al corrente dell’estrema tensione che regnava a Roma, tensione provocata dalla caccia al fascista della sinistra, non seppe prevenire gli incidenti. Vogliamo ricordare questo eroico pool di legali missini che ci difesero sempre, quando difendere un “fascista” non era né facile né comodo: oltre a Manzo, c’erano gli avvocati Valensise, Battista, Marchio, Maceratini, Gallitto, Andriani, Pannain, D’Ovidio, Pontecorvo, Valentino, Naso, De Leone, Amiconi, Basile.

Negli anni del riflusso, Tommaso Manzo proseguì nella professione, dedicandosi però anche al suo mai dimenticato impegno culturale: con l’associazione M.Arte ha organizzato per anni incontri, conferenze, dibattiti, presentazioni di libri al massimo livello al Museo Crocetti, ottenendo sempre un vastissimo interesse. Come ha ricordato Claudio Barbaro, che fu con Manzo alla Balduina, Tommaso fu anche attivo dirigente del Centro sportivo Fiamma prima e dell’Asi poi, l’Associazione sportiva italiana, per la quale ricoprì incarichi di grande responsabilità insieme con il collega e camerata Alessandro Levanti detto “Yoghi”. Manzo era uno degli avvocati più apprezzati e stimati a Roma: conosciutissimo, ebbe incarichi forensi di grande rilievo, essendo stato anche più volte rappresentante nell’ordine degli avvocati. Sempre Barbaro ci ricorda che per il suo fisico minuto, Manzo alla Balduina era soprannominato affettuosamente Canaris, canarino. E sui social è impressionante vedere quante attestazioni di cordoglio, di amicizia, di stima stia ricevendo Tommaso Manzo dai suoi vecchi camerati, perché legami che hanno quasi mezzo secolo non si spezzano. Vogliamo ricordare qualcuno dei suoi vecchi amici con cui a via delle Medaglie d’Oro 128c condivise davvero per anni pane e morte: Marco Clarke, Marcello Perina, Franco Giannelli (futuro creatore della sezione Vigna Clara), il già citato Claudio Barbaro “Cully”, Eleonora Lombardo, Bruno Socillo, Paolo Angeloni, i fratelli Feliziani, Franco Medici, Franco Di Mario, Flavia Perina, i fratelli Marconi, Alberto Cifù, Giulio Maceratini, Luigi Lais, Enrico Tiano e la moglie Marilena, Alessandro Di Pietro, Pier Paolo Chitarrini, Ferdinando Parisella, tutta la famiglia Andriani, ovviamente Rauti e tantissimi altri, perché la Balduina era una delle sezioni con più iscritti di Roma. Ci scusiamo se abbiamo tralasciato qualcuno, ma oltre alla Balduina ci sono quelli di via degli Scipioni, di Prati, di Vigna Clara della Parioli e di tutte le realtà militanti con cui Tommaso ebbe in qualche modo a che fare. Non è retorica, ma Tommaso ha lasciato testimonianza, esempio affetto. Alla famiglia giungano le più sentite e sincere condoglianze della Fondazione Alleanza Nazionale con il suo presidente Giuseppe Valentino, e della redazione e della direzione del Secolo d’Italia, che Tommaso ha spesso onorato con i suoi interventi. Non appena conosceremo la data del funerale ne daremo tempestiva comunicazione ai lettori.

(Nella foto, un’immagine del matrimonio di Tommaso, una più recente e una degli anni Settanta davanti alla sezione Balduina in cui si intravede Tommaso vicino a Maurizio Magro, valoroso attivista romano)

Commenti

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  • angelo canale 7 gennaio 2019

    La scomparsa di Tommaso è una ferita che non potrà mai cicatrizzarsi. Piango un carissimo, fraterno amico. Un grande galantuomo. O semplicemente “un grande”!!
    Ciao amico mio, ciao Tommaso!
    Angelo Canale

  • Giuseppe Tolu 7 gennaio 2019

    Riposi in pace