Berlusconi non divorzia dal Capitano: «L’alleanza con Salvini non si tocca». Ma…

giovedì 3 gennaio 10:47 - di Fortunata Cerri

Diventati simbolo della protesta di Forza Italia contro la manovra gialloverde, con la benedizione di Silvio Berlusconi, i gilet azzurri saranno presto, almeno nelle intenzioni dei vertici, la nuova “divisa'” da indossare in piazza. Convinto che la crisi del governo Conte è a portata di mano, il Cav, raccontano, sarebbe stato molto chiaro in proposito: questa legge di bilancio porta il Paese dritto alla recessione, così non si può andare avanti, serve un’opposizione molto dura per provare a rompere il “matrimonio contro natura” M5S-Lega e far rinsavire Matteo Salvini, in vista delle europee. L’ex premier, si legge in un articolo apparso sul sito dell’Adnkronos, punterebbe a fare il “terzo incomodo” per logorare nervi e forze (in stile guerra di trincea) all’alleato del Carroccio e chiede la mobilitazione generale.

Berlusconi e l’idea dei gilet azzurri

Vuole tutti i parlamentari in campo, soprattutto i giovani. Ed è pronto a sfidare sullo stesso terreno i grillini, piazza e social, tornando a parlare con la gente per offrire proposte concrete. «L’alleanza con il Carroccio non si tocca, ma il “Capitano” ha deluso, è troppo appiattito sulle posizioni dei cinquestelle», si lamenta un big azzurro. Allo studio di palazzo Grazioli, si legge sempre sull’Adnkronos, c’è sempre l’ipotesi di scendere in piazza per il week end del 26-27 gennaio, in occasione dei 25 anni dalla “discesa in campo” del ’94. Si pensa a una manifestazione in ogni Regione d’Italia per «difendere i valori di FI e, nello stesso tempo, portare avanti la protesta contro la finanziaria targata Di Maio-Salvini, con lo slogan “giù le mani dall’Italia che lavora e produce”».

Un modo, raccontano, pure per rivendicare l’identità di FI rispetto al Carroccio, della serie “solo chi ha una storia, può avere un futuro”. Al lavoro ci sono i coordinatori regionali, coordinati da Sestino Giacomoni. L’idea dei gilet, raccontano, è nata nella stanza del questore-deputato Gregorio Fontana, presenti Antonio Tajani e Giacomoni, prima di votare la fiducia alla legge di bilancio alla Camera, il 29 dicembre scorso. Sul tavolo la strategia politica per dare visibilità, soprattutto mediaticamente, alla protesta di Forza Italia contro la manovra ”recessiva” gialloverde che ”penalizza imprese e famiglie”, senza, però, dare solo l’immagine di una opposizione gridata, incapace di offrire proposte concrete alternative ai cittadini.

Scartata l’ipotesi di usare lo slogan della “manina” evocata da Luigi Di Maio sul condono fiscale, accompagnata da slogan del tipo “giù le mani dalle pensioni”, alla fine, raccontano, si è deciso di richiamare i “gilet gialli” francesi, colorati dell’azzurro forzista conservando il grido di battaglia “giù le mani”, con l’obiettivo dichiarato, però, di fare una ”critica costruttiva, non distruttiva”. Una volta scelta la linea, quel giorno, in Aula, a Montecitorio, poco dopo le 18, i deputati di FI inscenarono una sorta di sit-in, sfoggiando un gilet azzurro, al grido “giù le mani dalle pensioni”, “giù le mani dal no profit” e “basta tasse”. Gli stessi slogan stampati sulle pettorine. A stretto giro di posta arrivò anche la “benedizione” di Silvio Berlusconi (informato qualche ora prima da Tajani e Giacomoni) che con una lunga nota annunciava per gennaio una mobilitazione di piazza in tutte le città italiane con la nuova “divisa” in bella vista. Da allora il gilet è diventato il simbolo della protesta forzista, ma, raccontano, non avrebbe trovato tutti d’accordo all’interno del partito, suscitando più di qualche malumore tra i peones e la “vecchia guardia”.

Protesta costruttiva

A storcere il naso, raccontano, sarebbero stati quei parlamentari che considerano «l’iniziativa una sorta di pantomima, solo un voler scimmiottare la protesta francese». Giacomoni, non ci sta e spiega all’Adnkronos l’importanza del “cromatismo” in politica: «La nostra vuol essere una protesta costruttiva, perché non ci limitiamo a contestare e dire no come fanno i cinquestelle, ma offriamo al contempo sempre una proposta concreta per i cittadini. Sia chiaro: il giallo è distruttivo, mentre l’azzurro è costruttivo».

Il fedelissimo del Cav assicura che presto tutti gli “eletti” forzisti (dai parlamentari ai consiglieri regionali e comunali), soprattutto i giovani, scenderanno in campo “armati” di gilet e improvviseranno flash mob in piazza, nei mercati, per «dire basta al “governo del cambiamento” e cambiare questo governo», possibilmente prima delle europee. «Ogni protesta sarà affiancata da una proposta costruttiva», insiste Giacomoni che, come esempio, cita su tutti il caso dello slogan sul no-profit gridato in Aula durante la fiducia alla manovra economica. Un tema, quello del no-profit caro al Quirinale, protagonista di uno dei passaggi centrali del discorso di fine anno del capo dello Stato Sergio Mattarella: «Noi il 29 dicembre gridammo “giù le mani dal no profit” e lo stesso giorno depositammo subito in Parlamento, a nome del gruppo FI, una pdl che chiedeva di togliere la tassa sulla bontà inserita nella manovra dal cosidetto “governo del cambiamento”. Tutti gli eletti, in particolare i nostri giovani – promette – andranno in mezzo alla gente, in piazza, nei mercati, indossando il gilet azzurro con sopra scritta la nostra proposta».

Il movimentismo

Berlusconi, insomma, vorrebbe incunearsi tra i due “soci di Palazzo Chigi” Di Maio-Salvini e approfittare delle loro divisioni per tornare al governo con una nuova maggioranza di centrodestra, grazie anche al sostegno di novelli “responsabili” specialmente tra i grillini scontenti, che stanno cominciando ad uscire allo scoperto, come dimostrano le ultime espulsioni decretate da Di Maio. «FI rispolvera il “movimentismo” (ecco le ragioni dei gilet) ma lo vuole fare offrendo risposte concrete ai cittadini, attraverso i contenuti e andando nel merito delle questioni sociali», spiega un esponente di lungo corso forzista.

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