Battisti, Napolitano scarica tutte le colpe su Lula: è lui che ha lasciato il successo alla destra

martedì 15 gennaio 12:25 - di Ginevra Sorrentino

All’elenco dei kompagni che, da Vauro a Caruso, passando per Sansonetti,sono prontamente scesi in campo in nome della sinistra rossa ancora inesorabilmente militante, e in spregio al sangue versato dalle vittime dell’ex terrorista dei Pac e a dispetto di una ferita inferta al Paese intero, ancora impossibile da cicatrizzare, si aggiunge anche il padre nobile della sinistra ideologizzata e buonista Giorgio Napolitano, come era facile prevedere salito in corsa sul carro della cattura di Battisti. Una rincorsa all’ultima revisione, quella dell’ex presidente della Repubblica, che punta a rinnegare Lula provando ad appropriarsi in qualche modo di un primo tentativo di richiesta di estradizione finito però, come tutti sanno, nel nulla più disarmante. Un maldestro tentativo di appropriazione impropria di un successo esclusivamente riconducibile alla determinazione e alla costanza di chi oggi ha riportato Battisti in Italia, costringendolo ad affrontare le sue responsabilità e a scontare la pena per cui è stato condannato decenni fa.

Napolitano rinnega Lula: promise impegno e non lo mantenne

E così, smarcando a destra e superando da sinistra integerrimi compagni, strenui difensori dell’ex terrorista dei Pac, oltre che accaniti sostenitori della protezione della cosiddetta “dottrina-Mitterrand” e indefessi assertori del diritto alla latitanza di Battisti – messicana, parigina, brasiliana e e per un po’ persino boliviana – Napolitano, punta l’indice contro contro l’ex presidente del Brasile e dimentico del potere di persuasione di cointrattazione che avrebbe potuto esercitare fino in fondo nel corso dei suo mandati presidenziali, ai media denuncia: «Prese un impegno e non lo mantenne». Come a dire che Re Giorgio, presidente emerito della Repubblica Italiana, e che di settennati da ex inquilino del Quirinale ne ha avuti addirittura due per chiedere all’allora collega brasiliano di rispedire nelle patrie galere un assassino del calibro di Cesare Battisti, della mancata estradizione del terrorista non solo non è il responsabile, ma addirittura è stato a lungo un suo inarrestabile sostenitore. Tanto che – come riferisce in queste ore, tra gli altri, il sito de Il Giornale – in una lettera spedita alla Stampa «spiega come sono andate le cose affermando tra le righe che nel corso dei suoi due mandati ha di fatto fallito nella missione più importante: riportare in Italia un pluriomicidia che ha umiliato e beffato la giustizia italiana». Del resto, sempre nella missiva spedita al quotidiano milanese, Re Giorgio sostiene addirittura: «Durante gli anni della mia Presidenza la questione Battisti è stata sempre al centro dell’attenzione mia e dei governi italiani: ricordo in particolare le mie iniziative di protesta e di sollecitazione nei rapporti con il presidente Lula, sia per via diplomatica ed epistolare, sia personalmente soprattutto in occasione della sua visita in Italia nel novembre del 2008, e successivamente durante il vertice G8 dell’Aquila del luglio 2009». E dunque?

Re Giorgio sale sul carro della cattura di Battisti

Dunque nulla di fatto fino a ieri, come tutti sanno: malgrado Napolitano continui a rivendicare impegno e determinazione profusi nella sua “operazione Lula”, tristemente terminata nel flop di una trattativa con l’ex presidente brasiliano conclusasi con Battisti che rimaneva a fare la bella vita in Brasile dopo dieci anni trascorsi nella Ville Lumiere tra salotti dem radical chic e successi letterari pilotati e condivisi. Interpretando, in entrambi i casi, il ruolo di vittima perseguitata e offesa in quanto protagonista di una caccia all’uomo e di una battaglia giudiziaria mai arrivati a nulla e che solo ieri hanno visto il loro attesissimo epilogo, stante l’impegno profuso a detta del presidente emerito, da lui stesso e assicurato, a sua detta, da Lula che, scrive e conclude Napolitano nella lettera alla Stampa, «tuttavia non mantenne, cedendo alle pressioni della componente estremista della sua maggioranza e del suo governo». Lasciando «Battisti (e il merito della sua cattura) alla destra», come ammette mestamente Re Giorgio, e lasciando ad altri governi e ad altri più pragmatici e risoluti protagonisti politici, la possibilità di concludere con successo l’estenuante trattativa arrivata finalmente a concludersi 24 ore fa, grazie ad altri interventi, altri impegni, altri risultati, altri meriti…

 

Commenti

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  • Giuseppe Tolu 15 gennaio 2019

    Colpa di Lula per la vittoria della destra? E in Italia la colpa di chi è. A parer mio la colpa è della solita becera sinistra, perché non guardi che fine sta facendo la sinistra a livello europeo e anche mondiale? Colpa della destra? No, merito della destra, e demerito di voi stessi sinistrosi ipocriti e … e qui mi fermo giusto per la censura.

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