Siria, quella innaturale alleanza Putin-Erdogan: Mosca ribadisce l’appoggio ad Assad

domenica 30 Dicembre 18:27 - di antonio pannullo

Mentre proseguono le consultazioni ad alto livello tra Ankara e Mosca, una delegazione del governo turco è nella capitale della Federazione russa per incontrare rappresentanti del governo locale, il presidente Vladimir Putin rassicura lo storico alleato Bashar Assad: la Russia “continuerà ad esprimere il pieno appoggio al governo e al popolo siriani nella lotta contro le forze terroristiche, nella protezione della sovranità dello stato e dell’unità territoriale”. Ad assicurarlo è stato il leader russo Putin in un messaggio fatto pervenire al presidente siriano Assad. Preoccupa il modo il ritiro degli Usa dalla Siria, ma Trump è stato costretto a questa scelta dalla politica espansionista del suo predecessore Obama. Questo potrebbe aprire le porte della Siria, Stato sovrano, all’invasione armata delle truppe dell’imperialista turco Erdogan. In ogni caso, a parole, la Turchia (Paese membro della Nato) e la Russia condividono la stessa volontà di liberare la Siria da tutti i gruppi terroristici presenti nel Paese. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu, a Mosca per il summit dei capi della diplomazia e dei ministri della Difesa di Turchia e Russia sulla Siria, nell’ambito del processo di Astana. Lo rende noto l’agenzia di stampa Anadolu. “Continueremo a collaborare con la Russia e l’Iran sulla Siria e su questioni regionali”, ha detto Cavusoglu, aggiungendo che la Turchia e la Russia stanno difendendo l’integrità territoriale della Siria e la sua unità politica da qualsiasi sforzo di metterla a rischio. Russia, Iran e Turchia sono i tre Paesi garanti del processo di Astana. Al centro dei colloqui anche ovviamente la gestione della crisi siriana dopo la decisione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di ritirare i soldati americani dalla Siria. I timori sulle intenzioni di Ankara sono condivisi anche da altri Paesi: la Turchia agisca con “moderazione e responsabilità” in Siria, dopo l’annunciato ritiro dei militari americani. E’ quanto ha chiesto la cancelliera tedesca Angela Merkel nel corso di un colloquio telefonico con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, come riferito da una portavoce del governo di Berlino, secondo cui durante la conversazione la cancelliera ed il presidente hanno tra l’altro sottolineato l’importanza del processo politico guidato dall’Onu per mettere fine alla guerra in Siria. Sullo sfondo rimane la questione curda: molti curdi infatti, invisi al regime di Ankara, hanno preso le armi in difesa dei patrioti siriani, e questo ha innervosito Erdogan, che in Turchia deve gestire una minoranza curda di dieci milioni di persone.

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