Ecco le intercettazioni che incastrano il Pd Oliverio, presidente della Calabria (video)

lunedì 17 Dicembre 19:10 - di Paolo Lami

Ha appositamente ritardato alcuni lavori pubblici per danneggiare l’amministrazione di centrodestra agli occhi dei cittadini e, «sul piano politico-elettorale, il sindaco uscente di Cosenza, Mario Occhiuto» indicato ora da Forza Italia come prossimo candidato alla presidenza delle regionali calabresi: per questo Mario Oliverio, attuale presidente della Regione Calabria ed alto esponente del Pd, finito nell’inchiesta della guardia di Finanza di Cosenza su falso, corruzione e frode in pubbliche forniture, è indagato per abuso di ufficio e destinatario di un provvedimento d’obbligo di dimora a San Giovanni in Fiore.

Secondo gli inquirenti , Oliverio, per un «tornaconto politico», si sarebbe impegnato per lo stanziamento di ulteriori finanziamenti da destinare al gruppo Barbieri per i lavori in corso a Lorica e, tutto questo, per «ripagare» il direttore dei lavori, Francesco Tucci e l’imprenditore «Barbieri» che avevano strumentalmente ritardato i lavori pubblici di Piazza Bilotti per compromettere e ledere l’immagine del Centrodestra e dello stesso sindaco cosentino, Mario Occhiuto.

L’inchiesta denominata “landa desolata” – il riferimento è all’avioscalo di Scalea, in provincia di Cosenza, una delle opere finite nel mirino dei finanzieri – riguarda, due appalti: uno sul Tirreno Cosentino e uno riguardante un impianto sciistico in Sila.
In un’intercettazione, il direttori dei lavori dell’impresa Barbieri, ordina al suo capocantiere di “seguire” suo figlio.
Un’altra conversazione riguarda la telefonata che precede il sopralluogo del governatore Oliverio sul cantiere dell’avioscalo.
Nella terza intercettazione un dirigente regionale persuade il responsabile dei lavori ad approvare, anche in mancanza dei passaggi tecnici necessari, la contabilità con cui venivano finanziate le grandi opere calabresi.

La cosa più grave dell’inchiesta che ha portato a sedici misure cautelari notificate ad altrettanti esponenti politici, dirigenti pubblici, funzionari e imprenditori è che uno di questi ultimi, il costruttore Barbieri, era legato alla cosca mafiosa Muto.

Romano, 42 anni, l’imprenditore Giorgio Ottavio Barbieri, finito in carcere nell’ambito dell’inchiesta della guardia di Finanza di Cosenza, secondo gli inquirenti, agevolava le attività “illecite” della cosca Muto e, per questo, già in passato era stato arrestato con l’accusa di essere il braccio economico del clan Muto di Cetraro.

A Barbieri, il pd Oliverio ha garantito una maxifinanziamento integrativo in cambio del rallentamento di un’opera pubblica per danneggiare, così, il centrodestra e il sindaco di Cosenza Mario Occhiuto.

Emblematica, scrivono gli investigatori, «la spregiudicatezza che caratterizzava l’agire dell’imprenditore romano spinta al punto di porre in essere condotte corruttive nei confronti di pubblici funzionari, finalizzate al compimento di atti contrari ai doveri d’ufficio consistenti in una compiacente attività di controllo sui lavori in corso, nell’agevolare il pagamento di somme non spettanti ovvero nel riconoscimento di opere complementari prive dei requisti previsti dal codice degli appalti oltre al mancato utilizzo di capitali propri dell’impresa appaltatrice in totale spregio degli obblighi previsti dai bandi di gara».

Le indagini hanno fatto emergere, inoltre, come l’imprenditore romano Giorgio Ottavio Barbieri, nei confronti del quale è stata contestata l’aggravante dell’agevolazione mafiosa, «abbia impegnato poche decine di migliaia di euro a fronte di diversi milioni di euro previsti dai bandi di gara, circostanza ampiamente conosciuta e avallata dai soggetti preposti al controllo e alla erogazione delle somme, e dalle figure politiche coinvolte».

«Ci metti la percentuale di avanzamento al 100 per cento è sicuro… – si sente dire da una persona intercettata a Barbieri con riferimento ai lavori dell’aeroporto, definito una landa desolata, che erano stati volutamente rallentati – che cazzo deve succedere? Alla fine i lavori ci sono. Capito? Deve essere qualcuno che ti va a filmare». E la guardia di Finanza ha fatto proprio questo: con una telecamera termica ha filmato, dall’alto, i cantieri fermi. Nonostante dalla Regione arrivassero i maxifinanziamenti, come quello da 4,2 milioni di euro per lavori complementari voluto da Oliverio a favore dell’imprenditore legato alla mafia.

Oliverio si inalbera per le «accuse infamanti». E annuncia uno sciopero della fame mentre un altro celebre e recentissimo indagato nonché arrestato, il sindaco di Riace, Mimmo Lucano, prende le sue difese e lo candida ufficialmente in una lista ideale di cui farebbero parte, un domani, personaggi come Gino Strada, padre Alex Zanotelli e altri campioni del terzomondismo.

«Devo essere sincero, ho sempre immaginato un’azione di freno alle opere nella mia città e l’ho sempre denunciato pubblicamente – ammette il primo cittadino di Cosenza, Mario Occhiuto – ma non avevo mai pensato a una cosa del genere».
Fra le opere pubbliche dove ha notato «intoppi che sembrano tentativi di boicottaggio», Occhiuto cita, fornendo ulteriore materiale alle indagini della Finanza su Oliverio, «il cantiere per il tram di superficie, il parco benessere e la demolizione dell’hotel Jolly».

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