De Laurentiis smonta il mito di Sarri: «Un comunista che pensa solo al Dio denaro»

mercoledì 19 Dicembre 16:23 - di Lucio Meo

«Sarri? Troppo complesso come uomo. Anche se inizialmente pensavo fosse una persona tranquilla. L’ho scelto io contro il parere di tutti. Volevo Mihajlovic in panchina, ma non mi convinse, perché era troppo energico. Ho scoperto poi, imparando a conoscerlo, che Sarri era troppo insoddisfatto dei suoi trascorsi. Non partecipava nel modo giusto al mercato. Lo considero un comunista che basava tutto solo sul Dio denaro. E questo portava a una sindrome di insopportabilità. Lo trovavo uno fuori giri, la moglie non poteva venire sugli spalti. Però è riuscito a farsi amare da ogni singolo tifoso azzurro. Ancelotti a differenza sua è una persona con cui si può parlare di qualsiasi cosa».

Il presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis, nelle varie interviste di fine anno non usa mezzi termini per parlare del suo allenatore: «Quando sento dire che nel Napoli non ci sono top player, impazzisco. E quando Cavani giocava con noi, che cos’era? Lo abbiamo preso che era una seconda punta nel Palermo e lo abbiamo trasformato. Come con Mertens che nel Napoli è diventata una prima punta da trenta gol, abbiamo in attacco Milik, che ha subito due infortuni e ha un rendimento altissimo. Quando ti offrono 95 milioni per Koulibaly, di che cosa stiamo parlando? Che cos’era Higuain? Ha segnato tutti quei gol e ha anche sbagliato rigori che ci hanno fatto perdere una Champions.  Quindi quando sento che il Napoli non ha top player, vorrei dire che ai napoletani abbiamo voglia di lamentarci. Ho preso il Napoli dal fallimento, ho ricostruito da zero, non avevo alcun giocatore e non ho comprato l’Inter, la Roma o la Juve. Potevo chiamarlo Partenope, Campania».

E Sarri? «Lo scelsi contro tutti, mi misero i manifesti per strada, poi è riuscito a farsi amare anche dai tifosi più estremi. E’ un individualista, uno che ha lavorato sui campi in terra, in mezzo ai sassi e soffriva perchè veniva esonerato dopo sei partite. Poi ha avuto la cavalcata dalla C alla A e quando abbiamo perso 4-2 contro di lui ho pensato fosse quello giusto».

 

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