Aspettando l’orda turca: in Siria l’esercito di Assad si schiera in difesa dei curdi

28 Dic 2018 14:07 - di Redazione

L’esercito siriano ha annunciato di essere entrato nella città di Manbij, nella Siria settentrionale, dopo il ritiro dei militanti delle Unità di protezione del popolo curdo (Ypg). Lo rende noto la televisione di Stato siriana, mostrando le immagini della bandiera della Siria che sventola a Manbij. L’Ypg ha chiesto al governo di Bashar al-Assad di prendere il controllo di Manbij per proteggere la città dalla minaccia posta dalla Turchia. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan nei giorni scorsi aveva annunciato che in qualsiasi momento avrebbe potuto essere lanciata un’operazione militare contro l’Ypg a Manbij. La scorsa settimana il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato il ritiro delle truppe americane dalla Siria. “Fuori dall’impegno dell’esercito siriano e su richiesta del popolo di Manbij, il comando generale dell’esercito siriano dichiara di essere entrato a Manbij e di aver issato la bandiera siriana al suo interno”, ha affermato l’esercito di Damasco in un comunicato. Le Forze Armate siriane, prosegue il comunicato, garantiranno la sicurezza della popolazione di tutta la zona. ”L’esercito sottolinea gli sforzi concertati per mandar via gli invasori e gli occupanti dal suolo siriano”, prosegue la nota.

Siria, Mosca accusa Trump: tiene il piede in due staffe

Donald Trump sta cercando di “tenere il piede in due staffe” con la decisione di mantenere le base militari in Iraq come avamposto per eventuali azioni in Siria, Paese dal quale ha annunciato il ritiro nei giorni scorsi. La metafora è del presidente della commissione Esteri del Consiglio della Federazione russa, Konstantin Kosachev, all’indomani della visita a sopresa in Iraq del presidente americano, che ha negato qualsiasi piano per il ritiro dal Paese, che potrebbe essere utilizzato come base nel caso in cui si dovesse intervenire in Siria. “Da una parte – ha denunciato Kosachev – vuole ancora dimostrare la sua intenzione di abbandonare il suo ruolo di poliziotto globale, che implica versare il sangue degli americani per Paesi di cui non hanno mai sentito parlare”. Dall’altro lato, ha continuato il senatore in un post su Facebook, “Trump certamente vuole placare lo scontento dei repubblicani con la sua decisione di ritirare le truppe americane dalla Siria”. Intanto si apprende che Israele non tollererà alcun tentativo dell‘Iran di installarsi militarmente in Siria. Lo ha ribadito il premier israeliano Benyamin Netanyahu, dopo la nuova serie di raid dello Stato ebraico condotti nella notte alla periferia di Damasco. “Non siamo pronti ad accettare un rafforzamento militare iraniano in Siria, che è diretto contro di noi – ha scritto Netanyahu su twitter – Stiamo lavorando contro (questa ipotesi) in modo aggressivo e continuativo in questi giorni”. Poi, il premier, parlando ad una cerimonia di giuramento dei piloti dell’Aeronautica nel sud del Paese, ha affermato: “Ho detto che non saremo distratti dal fare quello che è necessario, agiremo. La decisione del presidente Donald Trump di ritirare i soldati americani dalla Siria non cambierà la nostra politica. Restiamo determinati sulle nostre linee rosse in Siria e ovunque”.

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *