Violenza sulle donne, calano i reati. Ma è allarme minori stranieri

lunedì 19 novembre 14:43 - di Redazione

Il trend è in diminuzione da un decennio, ma non cessa l’allarme che riguarda i reati di violenza contro le donne, dai femminicidi allo stalking, dai maltrattamenti alle percosse fino alle violenze sessuali. È il tema della campagna della Polizia di Stato intitolata “Questo non è amore”, che è partita oggi da Verona, alla presenza del capo della Polizia Franco Gabrielli, per coinvolgere poi tutte le province italiane e che è curata dalla Direzione centrale anticrimine, in vista della Giornata internazionale che sarà celebrata domenica.

Nei primi nove mesi dell’anno, gli omicidi volontari sono scesi del 19% passando da 286 a 231 morti. Gli omicidi delle donne, però, sono stati appena 3 in meno, passando da 97 precedenti a 94. Di questi 73 compiuti sono stati compiuti nell’ambito familiare e 32 sono riconducibili a femminicidi. Più significativa la flessione nell’andamento dei cosiddetti “reati-spia” come maltrattamenti, stalking, percosse, violenze sessuali, a fronte dell’aumentano delle azioni di contrasto. In particolare, tra gennaio e agosto di quest’anno, si sono registrati 8.414 casi di stalking rispetto ai precedenti 9.905 con un -15,1%; i maltrattamenti in famiglia con passati da 10.682 a 10.204 con un -4,5%; le violenze sessuali sono scese da 3.189 a 2.977 con un -6,7%; i casi di percosse da 9.823 a 8.718 per un -11,3%. Quanto ai presunti autori di reati, sono risultati stranieri nel 27% dei casi, media che sale al 34% fra i minorenni.

«Una donna che è vittima di violenza fisica, psicologica, economica, sociale, proprio perché prevaricata in quanto donna e privata di libertà e autonomia, si sente sola, è rassegnata, prova vergogna, ha paura di ritorsioni per sé stessa e i propri figli, si crede colpevole, teme di non essere creduta», ha sottolineato Gabrielli, aggiungendo che «il poliziotto a cui chiede aiuto deve sapere rispondere a questo dolore, consapevole che il più delle volte l’aggressore è una persona a cui la donna è legata da vincoli affettivi che determinano una condizione di grave stress emotivo e psicologico». «Non basta applicare la legge – ha avvertito Gabrielli – è necessario assicurare alla donna l’accoglienza, informazioni e sostegno necessari ad uscire dalla condizione di soggezione e isolamento che sta vivendo».

E un «preciso impegno» al riguardo è stato assunto anche dal ministro dell’Interno, Matteo Salvini, che ha spiegato di averlo «condiviso anche con i ministri Bongiorno e Bonafede»: «Portare al più presto in Consiglio dei ministri la legge per il codice rosso per un aiuto immediato per le donne vittime di violenza». «Vuol dire che le donne saranno ascoltate subito dai magistrati. Il processo rapido, che intendiamo portare a casa con la riforma, servirà a non lasciare in giro gli aggressori. Questa è la vera tutela dopo anni di inutili chiacchiere», ha aggiunto Salvini.

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