Valeria Fedeli fa carriera: ufficialmente nominata nel Cda della Fondazione Agnelli

venerdì 23 novembre 13:00 - di Natalia Delfino

Alla fine la nomina è arrivata: l’ex ministro dell’Istruzione e attuale senatrice Pd, Valeria Fedeli, è entrata nel Cda della Fondazione Agnelli. La notizia del nuovo incarico, ampiamente anticipata a fine agosto, è stata confermata dalla stessa Fondazione, con una nota in cui viene spiegato che «il Consiglio cda della Fondazione Agnelli, presieduto da John Elkann, ha accolto due nuovi consiglieri, la senatrice ed ex ministro all’Istruzione Valeria Fedeli e il commercialista Gianluca Ferrero, già socio accomandatario in Giovanni Agnelli e C. Sapa e componente del cda della Fondazione Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli, dell’Irccs di Candiolo e del Museo del Risorgimento di Torino. I consiglieri d’amministrazione della Fondazione Agnelli non percepiscono alcun emolumento».

Che la senatrice Pd si avviasse a ricoprire il prestigioso incarico era trapelato come indiscrezione poco dopo la morte di Sergio Marchionne, tanto che Fedeli fu indicata come l’«erede» del manager, sebbene fosse stato specificato che l’avvicendamento era stato deciso prima della scomparsa dell’ex Ad di Fca. La stessa Fedeli il 19 giugno, secondo quanto fu ricostruito ad agosto, si sarebbe rivolta all’Autorità Antitrust per chiedere se, alla luce delle disposizioni sul conflitto di interessi, il nuovo incarico in vista fosse compatibile con il ruolo di ministro che aveva ricoperto fino a poco prima.

Tra i due incarichi, chiarì l’Antitrust, non esiste alcuna incompatibilità di legge. Qualche osservatore, però, ha fatto notare che, se il curriculum professionale dell’ex ministro potrebbe risultare troppo debole per il nuovo ruolo, quello politico potrebbe di contro risultare troppo pesante. Con tanto di ironia fulminante di Federico “Osho” Palmaroli, che per la sua rubrica “Il Tempo di Osho”, sul quotidiano Il Tempo, realizzò un meme con una foto della Fedeli fra i bambini e la scritta «carucci loro che pensano ancora che studià serve a quarcosa». La Fedeli potrebbe quindi risulterebbe un po’ come «un pesce fuor d’acqua», come scrisse allora Franco Bechis, il primo a dare la notizia del prossimo arrivo di Fedeli nella Fondazione Agnelli. Proprio la politica, con le collaborazioni istituzionali svolte durante il suo mandato da ministro, però, potrebbe essere stato il trampolino dal quale Fedeli è riuscita a darsi lo slancio per approdare alla Fondazione, un «istituto indipendente», si legge sul sito, che ha «il compito di approfondire e diffondere la conoscenza delle condizioni da cui dipende il progresso dell’Italia in campo economico, scientifico, sociale e culturale e di operare a sostegno della ricerca scientifica» e che dal 2008 «ha concentrato attività e risorse sull’education (scuola, università, apprendimento permanente), come fattore decisivo per il progresso economico e l’innovazione, per la coesione sociale, per la valorizzazione degli individui».

 

 

 

 

 

Commenti

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  • Claudia 24 novembre 2018

    Da questa nomina si evince che essere preparati, con un curriculum studi e lavorativo serio non serve a niente. Basta essere amico dell’amico, iscritto a un partito politico e il gioco è fatto. Bellissimo esempio di onestà, professionalità e preparazione. Che schifo

  • franco 23 novembre 2018

    Anche gli agnelli si sono bevuti il cervello . Grandeee cazzataaa !
    Mi dispiace moltissimo ma con questa mossa non comprero’ mai piu’ auto del gruppo e mi dispiace .
    Francesi no , tedesche no , asiatiche no , russe no o vado a piedi o auto inglesi .

  • GIAN BARBANTI 23 novembre 2018

    Sono nato a Torino ,quando Torino era all’avanguardia tecnologica .Ora,grazie agli Agnelli e’ diventata peggio di una qualsiasi citta’ provincialotta…Gli Agnelli hanno solo munto in tutti i modi possibili,intrallazzando alla grande ed ora pagano il debito ai pidioti che li hanno appoggiati…Una asina ignorante nella fondazione e’ clamoroso…Se poi pensiamo che questa somara era nel governo in un posto importante e grazie al cielo il suo partito ha perso pesantemente le elezioni , vuol dire che ci e’ andata bene…Tornando agli Agnelli sono e sono stati l’esempio del capitlismo piu’ rapace e peggiore. Durante la guerra fornivano materiali scadenti ed un sacco di miltari sono morti per questo.Tutto messo a tacere.Gianni Agnelli era un fenomeno di superbia ,mi ricordo quando andava a Sestriere a sciare,era accompagnato sempre da un maestro di sci schiavo che doveva ,pena il licenziamento in tronco , dire che sciava benissimo… e quando saliva sull’elicottero per risalire ,gli staccava gli sci …Cose che neanche nel medioevo….

  • Enrico Pelilli 23 novembre 2018

    L’incarico alla Fedeli non fa che confermare la mia disistima per la Famiglia Agnelli, che da oltre 40 anni “lavora” contro Torino e contro l’Italia.
    Solo un Torinese, che ricorda questa città fino agli anni ’70, può capire il significato di queste mie parole.

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