Finalmente gli italiani d’America hanno un museo sulla loro storia

mercoledì 17 ottobre 17:15 - di Redazione

Finalmente 26 milioni di italiani d’America hanno un museo dedicato alla loro storia. Il 12 ottobre si è è inaugurato il nuovo Museo Nazionale dell’Emigrazione Italiana presso la sede centrale della National Italian American Foundation (Niaf) a Washington D.C. L’allestimento è stato curato da Stefania Nicotra, da diversi decenni attiva nella Comunità italo-americana ed in particolare, con la Niaf  che ha deciso di affidarle la direzione stessa della prestigiosa istituzione americana. Il Museo ripercorre tutte le tappe che portarono i nostri emigranti a lasciare la terra d’origine per le Lontane Americhe.

Apre la visita una ricca raccolta di documenti di viaggio che spazia dai biglietti di navigazione agli orari delle partenze, dalle pubblicità delle Compagnie di navigazione a passaporti, certificati di naturalizzazione e splendidi poster a colori dei primi transatlantici. Il percorso museale è scandito da un centinaio di pannelli che, attraverso testi ed immagini, raccontano il Grande Esodo di milioni di italiani tra il 1880 e il secondo Dopoguerra.

Uno spazio a sé è dedicato alla musica che accompagna il visitatore in ogni sala del Museo, andando dalla voce di Caruso e Beniamino Gigli alla canzone napoletana fino ai successi di Madonna e Lady Gaga. Le caricature del grande Caruso fanno da sfondo alla sala della musica dove è esposta una raccolta di copielle, ovvero gli spartiti, pubblicati soprattutto a New York, delle canzonette che circolavano nelle Little Italy o dei successi del Festival di Piedigrotta.

In alcuni angoli di grande suggestione sono stati ricostruiti ambienti della storia dell’emigrazione: l’angolo delle donne dove stiravano e confezionavano abiti per poter contribuire al menage familiare e la camera da letto con il comò d’epoca e i santi protettori. In mostra anche un modello in scala dell’Ile de France, la nave che per prima soccorse i passeggeri dell’Andrea Doria, naufragata al largo di New York il 26 luglio 1956.

Alla manifestazione inaugurale hanno partecipato anche alcuni sopravvissuti dell’Andrea Doria ed è stato proiettato un film-documentario che racconta la tragedia del grande transatlantico italiano speronato nella notte prima dell’arrivo a New York dalla nave svedese Stockholm. Al taglio del nastro erano presenti i membri del Board della National Italian American Foundation e i due Co-Chairmen, Gabriel Battista, ex leader delle Telecomunicazioni americane, e Patricia de Stacy Harrison, Presidente e CEO della CPB (Corporation for Public Broadcasting).

Commenti

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  • Sergio 3 novembre 2018

    quale commento volete che lascio mi vergogno per i responsabili che stano a guardare, se potesse venire da me, se non altro un tetto e il vitto sarebbe assicurato Sebruma

  • Pino1° 17 ottobre 2018

    Per quei cialtroni talmente ignoranti e vili da paragonare i migranti italiani al pattume che manteniamo noi, dovrebbero essere accompagnati a calci a visitare questo museo come si fa con i ragazzi delle scuole nei campi di concentramento tipo la risiera di San Saba perché entri nelle loro menti la differenza fra le chiacchiere di decerebrati faziosi di parte (partigiani li chiamano) pericolosi ed ignoranti e la verità della storia percepita dal vivo !

  • 17 ottobre 2018

    Meglio che niente ma troppo tardi!!! Gli Italiani di America si sono fatti un futuro con i loro sudore e sacrificio…esisteva molto razzismo contro noi Italiani specialmente dalle persone di orogine Irlandese!

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