Pansa e le “ragazze di Salò”. Nell’ultimo libro le violenze dei partigiani contro le donne

martedì 11 settembre 20:00 - di Annalisa Terranova

Si intitola La repubblichina, memorie di una ragazza fascista, il nuovo libro di Giampaolo Pansa (Rizzoli) che da oggi è nelle librerie. Un libro che rievoca, attraverso la vicenda di Teresa Bianchi, 21 anni, le angherie e le violenze subìte dalle ausiliarie della Rsi dopo il 25 aprile. Violenze e torture psicologiche che non colpirono solo le ausiliarie, poiché non furono risparmiate anche ad altre donne che furono additate come “complici” del regime mussoliniano.

Quello di Teresa Bianchi è un personaggio inventato, ma la sua storia replica vicende realmente accadute nel Monferrato (dove il romanzo è ambientato) e che Giampaolo Pansa ha avuto modo di conoscere e di divulgare attraverso il suo famoso libro inchiesta, Il sangue dei vinti, che rappresentò all’epoca – 2003 – uno shock culturale. Perché per la prima volta la storia e le piaghe degli sconfitti valicavano i confini delle memorie catacombali per essere scoperchiate dinanzi agli occhi di tutti.

Pansa oggi si inserisce col suo nuovo lavoro in un filone ormai ricco di titoli e di riflessioni, un filone di cui è lui stesso illustre portavoce e protagonista. Un filone che resta urticante per una parte della sinistra che bolla ogni ricerca storica che non sia apologetica della Resistenza come “revisionismo”. Un filone che i nuovi adepti dell’Anpi reputano pericoloso, imbevuti come sono delle parole d’ordine di un antifascismo incolto e superficiale (lo stesso che vigila sui funerali, sulle tombe dei morti, in una macabra propensione alla spionaggio funebre). E’ la stessa Anpi che si è opposta un anno fa alla targa commemorativa per la tredicenne Giuseppina Ghersi, uccisa dai partigiani perché creduta una spia dei fascisti. Un’altra vittima che Pansa aveva già incontrato nel suo Il sangue dei vinti. Ma di storie che fanno rabbrividire ce ne sono tante e quasi nessuno ha avuto voglia di ascoltarle, come la tragica fine di Iolanda Dobrilla, che faceva l’interprete presso il comando tedesco di Velletri. Prelevata dai partigiani a Lugnola il 23 aprile del 1944 fu giudicata una spia solo perché conosceva il tedesco: venne assassinata in modo ignominioso. Le venne lanciata contro una bomba a mano e il suo corpo successivamente dato alle fiamme. Quel che il rogo non distrusse divenne il pasto dei maiali che pascolavano nella zona.

Pansa si è occupato in più scritti della sanguinosa guerra civile che prese avvio in Italia dopo l’8 settembre del 1943 senza mai minimizzare né la ferocia delle bande partigiani né gli episodi di crudeltà di cui si resero protagoniste le brigate nere che operavano con i soldati tedeschi. Ma con questo omaggio alle donne vinte, alle “ragazze in grigioverde” derise, umiliate, offese e stuprate prima di essere uccise, Pansa si ricollega a una delle pagine più buie della fine della guerra (nella foto un’ausiliaria imprigionata a Bologna, tratta dal sito ausiliarie.blogspot.com).

Molti sono stati negli anni i titoli dedicati alle ausiliarie e che hanno preceduto La repubblichina. Tra tutti citiamo Le soldatesse di Mussolini di Luciano Garibaldi, edito da Mursia assieme al memoriale di Piera Gatteschi, generale di brigata cui venne affidata la guida del Saf (Servizio ausiliario femminile) e le testimonianze, commoventi e atroci, raccolte da Ulderico Munzi nel suo Donne di Salò (Sperling & Kupfer), che già nel 1999 faceva conoscere ai lettori gli stupri dei partigiani ai danni di quelle ragazze spregiativamente chiamate “puttane dei fascisti”. Erano invece patriote, volontarie, certo imbevute di quel fanatismo con il quale ci si accosta da adolescenti alla politica (perché molte erano giovanissime e fuggirono di casa per arruolarsi) e, più che sostenere il regime di Mussolini, che le chiamava ad imprese audaci e ne elogiava l'”animo purissmo”, volevano cancellare l’onta del voltafaccia di Badoglio. La loro storia non è la storia di donne vinte. Una di loro, Raffaella Duelli, artefice tenace del Campo della Memoria a Nettuno dove riposano i resti dei marò del Barbarigo (X Mas), diceva di sé con convinzione: “Io non mi sento affatto una sconfitta, ma una rivoluzionaria”.

 

Commenti

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  • paolo mario Pieraccini 12 settembre 2018

    Ero un ragazzino di sette anni ed ero sfollato in tempo di guerra a Pitoro, un ridente paesino posto su una collina che fa da corona a Viareggio.-Potrei dirne di tutte su quello che hanno fatto i partigiani rossi:ruberie,violenze di gruppo a ragazzine,torture a civili etichettati come fascisti,vendette. Al punto che in paese molti fuggirono via. Aurora Carmazzi,una signora del paese recentemente deceduta,ebbe a dirmi che molte persone rimpiangevano i tedeschi.Brutta gente che calando dai monti si limitavano a uccidere uno,due tedescfhi per poi fuggire lasciando la popolazione inerme alle rappresaglie dei teutonici.

  • Paolo 12 settembre 2018

    “cristiani bboni” li partigiani …..tutti cosa di “garrota”, pi’ ddilla a la spagnola….!!!

  • giuliano 12 settembre 2018

    onore a chio si batte per il paese, contro bande fasciste rosse che lo volevano sotto la russia e si vendicarono di gente che aveva servito nel bene e nel male il paese, non essendo fascisti di destra pura’ ma popolo. fascisti rossi , pro foibe che tuttoggi hanno distrutto il paese con 4 governi non eletti e di cui la loro ideologia ha fatto milioni di morti al mondo, rossdi che non sanno cosa sia la democrazia, sempre usati o servi di poteri sovrannazionali, sia nel dopoguerra che oggi.

  • ANTERO 12 settembre 2018

    ONORE ai Caduti e Cadute della R.S.I.

  • alfonsa 12 settembre 2018

    Ci vengono propinati da sempre film o fiction sull’eroismo di queste facinorosi partigiani ,eletti al cielo ,spero che vi sia un qualche regista onesto che faccia un lungometraggio sulle realtà del tempo,che scopra la loro vera azione contro inermi e indifesi italiani, che metta a tacere gli ignoranti di turno che sbandierano il fazzoletto rosso.

  • Renato Biscetti 12 settembre 2018

    I comunisti o sono in buona fede ma profondamente ignoranti o, in massima parte, in malafede e quindi mascalzoni allo stato puro.

  • Brigante nero 12 settembre 2018

    Se un partito nasce da fondamenta marce può pure vivere e crescere nella menzogne ma la sua fine è segnata come sta per accadere.Nessun rimpianto.Amen.

  • Lily 12 settembre 2018

    I miei nonni mi raccontavano le ruberie , gli stupri. Le torture e gli assassinii che compivano i partigiani. Erano dei crudeli bastardi vigliacchi assassini, e guarda caso ora sono osannati come avessero salvato l’Italia. Erano solo dei vigliacchi evasori , si nascondevano nei boschi per mangiare entravano nelle case della povera gente e prendevano tutto quel poco che avevano , e se quycercava di opporsi veniva barbaramente picchiato e molte volte ucciso oltre a violentare le donne di casa a volte anche bambine. Vigliacchi assassini ecco chi erano i partigiani, invece di combattere al fronte come facevano i veri eroi, loro disertavano e ora? Fanno tutti parte del pd.

    • Marco 12 settembre 2018

      Mi sembra improbabile che che ci siano ex partigiani nel PD .Sono passati più di 70 anni.Forse ti hanno anche raccontato la storia degli IMI.Io ho perso mio nonno

      • Catecro 13 settembre 2018

        Ex partigiani nel PD…vedi Napolitano che sta ancora sopra al suo scranno. E quanti altri che hanno fatto politica nel partito comunista ma anche della DC e pure in altri partiti (si sono divisi le poltrone), tutti quelli della prima repubblica, della seconda e qualcuno, come il succitato, che sta nella terza. E da una vita che si sentiva dire nei tg, quando prendevano un nuovo incarico di governo, che era un ex partigiano…Per fotuna che stanno scomparendo e speriamo di dimenticarceli.

  • Cesare Zaccaria 12 settembre 2018

    Sono cose che succedono perché gli sciocchi cercano capri espiatori e si lasciano condizionari dall’odio ideologico.

    • Inculo ai partigiani 12 settembre 2018

      Studia “odio ideologico”.. Ma non sui libri di Sinistra, altrimenti continui a sparar Cazzate. Come ora !

  • paolo 12 settembre 2018

    Non si possono dimenticare le violenze perpetrate da chi in nome della lotta al Fascismo ha massacrato migliaia di innocenti. È bene che i giovani possano conoscere una parte di storia che gli apologeti della Resistenza vorrebbero nascondere.

  • Taddei Roberto 12 settembre 2018

    I “compagni” invece di attaccarsi al braccio destro alzato pensino alle porcate ke hanno commesso e sono molte e la smettano di fare i vigliacchi. A proposito : A NOI !

    • Leo Grellede 12 settembre 2018

      Esatto. E questa è la Storia che non dovremo stancarci di ricordare e far ricordare.

  • Taddei Roberto 11 settembre 2018

    Dici comunista dici criminale

    • Ben Frank 12 settembre 2018

      PAROLE SANTE! NON SERVIREBBERO ALTRI COMMENTI.

  • 11 settembre 2018

    Una triste storia che mai va dimenticata!MAI!!!

  • avv. alessandro ballicu 11 settembre 2018

    be basta pensare alla povera claretta petacci stuprata e trucidata solo perchè era la compagna del duce, quando gli assassini e gli stupratori sono antifascisti c’ è la censura democratica , vergogna , ecco perchè togliatti fece l’amnistia per salvare quei criminali barbari comunisti

    • Marco 12 settembre 2018

      Non solo comunisti beneficiarono dell’Amnistia ma soprattutto gli ex gerarchi fascisti.Non mi pare che ci sia la volonta obiettiva di riconoscere gli orrori delle due parti in causa.Da dott.Pansa purtroppo ,ancora,non siamo riusciti a cogliere il suo pensiero.

      • Anna Maria Innocenzi 12 settembre 2018

        Marco, il pensiero di Giampaolo Pansa, io lo ho colto perfettamente, magari sei tu che non lo vuoi cogliere perché non ti “sconfinfera” …

  • Paolo 11 settembre 2018

    Una carezza eterna per loro

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