La sindaca Pd crede nel miracolo del santo che suda. Il vescovo “nasconde” la statua (video)

venerdì 28 settembre 19:28 - di Riccardo Arbusti

Ad Agira, provincia di Enna, se ci fossero Peppone e don Camillo, avrebbero ruoli invertiti rispetto ai personaggi di Guareschi. Peppone era infatti il sindaco comunista che avrebbe visto con piacere il suo paese libero da chiese, campane e prediche domenicali. Don Camillo era il parroco che resisteva al laicismo di stampo sovietico.

Ma ad Agira ora le parti in commedia sono completamente ribaltate: qui la statua del santo patrono, San Filippo, lo scorso 20 settembre si è messa a sudare, richiamando i riflettori dei media e schiere di curiosi. Grande clamore sui siti del web per l’impresa di san Filippo. Ma il vescovo di Nicosia, come si usa in questi casi, ha preso la statua del santo e l’ha messa sotto chiave per le verifiche previste quando si grida al “miracolo”.

Una decisione che però ha scatenato le ire del sindaco Maria Greco, del Pd, la quale non è d’accordo con la scelta dell’alto prelato e chiede che la gente possa vedere la statua prodigiosa. Ma come, una del Pd, che vuole sfruttare il miracolo per attirare pellegrini? Non è roba che puzza un po’ di Medioevo secondo la vulgata laicista abbracciata sempre dalla sinistra? Maria Greco non si scompone affatto e annuncia che è pronta a scrivere in Vaticano per ottenere la “liberazione” di San Filippo. Il fine, più che religioso, è economico: “Anche solo due autobus di pellegrini al giorno – dice la Greco a Repubblica – potrebbe essere una grande occasione per la nostra comunità, che ha investito nell’idea di paese albergo, valorizzando case che hanno una vista mozzafiato sulle montagne della Sicilia”.

 

Commenti

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  • Pino 1° 28 settembre 2018

    Vedi? Il prete specialista diplomato in sparizioni ha capito subito che arrivando il sinistro interesse era meglio far sparire tutto !! La Chiesa non è il monte dei paschi, banche venete ecc. non la puoi svuotare del santo !! Altrimenti le elemosine non vengono più. Da qui ‘ragassi, mano al portafogli’

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