Il Ris: Serena Mollicone fu assassinata nella caserma dei carabinieri di Arce

venerdì 28 settembre 19:42 - di Antonio Pannullo

Dopo 17 anni dal feroce omicidio della 18enne Serena Mollicone ad Arce, nel frusinate, adesso le analisi del Ris (Reparto investigazioni scientifiche dell’Arma) confermano che la ragazza fu proprio assassinata nella caserma dei carabinieri di Arce, dove fu vista entrare l’ultima volta che qualcuno la vide viva. In realtà, i risultati confermano quanto già si sapeva da tempo e che il padre Guglielmo non si è mai stancato di affermare: che Serena era andata nella caserma per denunciare lo spaccio di droga nel paese e che da lì non è mai più uscita. E’ stata brutalmente aggredita, picchiata, ridotta in fin di vita e poi abbandonata con mani e piedi legati e un sacco di plastica sulla testa nel boschetto dell’Anitrella, distante pochi chilometri dalla caserma. Qualcuno voleva farla tacere, e i sospetti di tutti si sono indirizzate sullo spacciatore, sui parenti dello spacciatore e su tutta una rete di omertà, di connivenze e di depistaggi che hanno rallentato le indagini fino a oggi. Ma adesso sembra che la giustizia stia per arrivare anche per la ragazza innocente uccisa tanti anni fa da persone di cui forse si fidava o era costretta a fidarsi. Ora è probabile che presto possa emergere la verità. Anche perché il padre Guglielmo ne ha diritto (la madre morì quando Serena aveva sei anni), un padre a cui fu impedito dai carabinieri persino di assistere al funerale della figlia: lo andarono  addirittura a prelevare in chiesa per portarlo alla stazione senza alcun motivo valido.

Una storia di connivenze, omertà, complicità

E i misteri sono tanti nella morte di Serena: prima il luogo dove fu ritrovata, in un boschetto, luogo già perlustrato dai carabinieri che però non videro il corpo, corpo che fu visto poco dopo da alcuni volontari. Poi il giallo del cellulare di Serena, triovato in un cassetto a casa della ragazza, cassetto che era già stato controllato dai carabinieri. Poi il suicidio di un carabiniere, nel 2008, lo stesso carabiniere che aveva aperto la porta della caserma, al citofono, a Serena che veniva a denunciare il traffico di droga nel paese. Suicidio dalle modalità strane, con un colpo al cuore. Ma già nei mesi scorsi erano arrivate delle novità: la consulente della Procura di Cassino, Cristina Cattaneo, in una una perizia medico-legale di 250 pagine sulla morte della giovane,scrisse che la ragazza fu massacrata nella stazione, sbattuta contro il muro e infine soffocata con un sacchetto intorno alla testa e portata nel boschetto dell’Anitrella dove poi fu ritrovata. Serana per le botte perse i sensi, e il suo assassino ha creduto che fosse morta, ma così non era. E l’ha soffocata. La tanatologa Cattaneo a tal proposito spiega nella sua relazione: “E’ ragionevole pensare che prima di essere coperto dal sacchetto di plastica, il volto sia stato esposto per un periodo di tempo perchè le mosche deponessero le uova”. Inoltre la dottoressa ha scoperto che prima di essere colpita Serena si è difesa strenuamente. Sono emersi infatti ematomi risalenti a poco prima della morte. Serena fu presa a calci, pugni e strattonata e sbattuta con la testa contro la porta dell’alloggio della caserma, come risulta dopo le tante analisi effettuate per accertare la precisa compatibilità. Una violenza infinita e senza un motivo. I colpi sferrati a mani nude sulla porta, secondo la dottoressa Cattaneo appartengono con molta probabilità alle nocche dei due uomini indagati. Padre e figlio. L’ex maresciallo dei carabinieri di Arce, Franco Mottola e del suo primogenito Marco. “Lesioni contusive al ginocchio, al gluteo, al collo provocati da urti, colpi, afferramenti, cadute” scrive il consulente Cattaneo nella perizia. La parte finale dello scritto viene riservato alle tracce di una miscela trovate sui calzini e sul fuseaux nero indossato dalla ragazza. Una polvere composta da lantanio, cerio e piombo. “Seppure la compresenza di cerio e lantanio può essere prodotta da oggetti correlati alla generazione di scintille, la rilevanza di queste tracce va valutata da parte di esperti del settore“. In sintesi la tanatologa aveva affidato la soluzione definitiva del giallo di Arce ai consulenti del Reparto Investigazioni Scientifiche dei carabinieri. E finalmente il Ris con la sua perizia sia su quella porta sia sul nastro adesivo usato per bloccare mani e piedi della 18enne proveniva dalla caserma di Arce.

Assicurare alla giustizia gli assassini

Quanto al suicidio del carabiniere. è stato anche quello che ha impedito che la vicenda fosse insabbiata: nel 2008, come detto, il brigadiere che indagava sul caso si uccide. Santino Tuzi, viene trovato morto nella sua macchina colpito da un colpo di pistola al cuore Ma la famiglia non accetta questa versione anzi negano che Tuzi avesse problemi tali da portarlo al suicidio. Si fa strada l’ipotesi che la morte del brigadiere potrebbe essere collegata al caso di Serena Mollicone. Infatti pochi giorni prima Tuzi era stato ascoltato in Procura, dove aveva dichiarato ai magistrati che, il giorno della scomparsa, Serena Mollicone si era proprio recata alla stazione dei carabinieri. Tuzi racconta infatti che poco dopo le 11 risponde al citofono della caserma, e che a suo pareresi trattava di Serena Mollicone. In realtà alle stazioni i carabinieri prima di aprire chiedono nome e cognome. Dopo aver ricevuto l’autorizzazione la fa entrare. A dare l’autorizzazione secondo Tuzi è qualcuno che si trova nell’appartamento privato del comandante della stazione dei Carabinieri di Arceil maresciallo Franco Mottola. E adesso speriamo che sia fatta completamente luce su questo ignobile massacro e che gli indagati siano finalmente associati alle patrie galere. Basta connivenze, coperture, omertà.

(Nella foto, a sinistra il luogo dove fu ritrovata Serena, a destra la caserma dei carabinieri di Arce)

Commenti

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  • Claudia 29 settembre 2018

    Alla buon’ora e ci sono voluti 17 anni ma a portare il papà in caserma durante il funerale della figlia ci hanno messo due secondi

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