Ho provato la pistola elettrica su di me per vedere l’effetto che fa un taser

mercoledì 5 settembre 19:13 - di Paolo Lami

Ho provato la pistola elettrica. Su di me. Per vedere l’effetto che fa. E come ci si sente quando si viene colpiti dalla scarica. L’avevo acquistata parecchi anni fa, durante un viaggio in Germania, per difesa personale. Il titolare dell’armeria tedesca che me la vendette a Berlino me la consegnò senza farmi domande. Ne aveva talmente tante in vetrina che avrebbe potuto rifornire un intero condominio. C’era anche qualche Taser, ma erano gli albori. E, comunque, i Taser in vetrina costavano un’enormità rispetto a quelli stun gun.

Era il 1992 e con circa 50.000 lire dell’epoca mi ritrovai in pugno quell’oggetto che, negli Usa, già spopolava. La forma era quella del calcio di una pistola, la metà esatta di un Taser, dunque, sagomata su una plastica dura e dagli spigoli arrotondati. In testa c’erano quattro elettrodi in metallo: due elettrodi erano dedicati al test e producevano un arco voltaico, altri due generavano la scarica vera e propria. Un pulsante dava l’avvio alla scossa – 75.000 Volt era scritto sulla scatola – alimentata da una semplice batteria a 9 Volt.

Dovevo partire per un’area geografica non propriamente tranquilla. Era un teatro di guerra, certo. E, dunque, lo stun gun mi sarebbe servito a ben poco, da questo punto di vista. Ma era, soprattutto, un’area dove operava una microcriminalità comune molto sfacciata. Non potevo portare con me un’arma. Ma quel piccolo oggetto nero stretto in pugno mi forniva un minimo di sicurezza, se non altro per la sorpresa che destava in chi non si aspettava una reazione del genere. Anche solo “sparando” la scarica di test incuteva timore, sia per il rumore – un inquietante “crack” – sia per quella luce  bluastra che emetteva.

Tornai in Italia senza che nessuno, in aeroporto, si incuriosisse di quell’oggetto a forma di calcio di pistola nascosto – ma neanche poi tanto – fra gli indumenti della valigia. Mi sono sempre chiesto perché. Forse lo videro e lo scambiarono per un rasoio elettrico, ho pensato spesso. O forse non lo videro proprio. Chissà.

Una volta tornato a Roma – e prima di partire per l’Africa – decisi di provare che effetto faceva la scarica. Da un lato ero veramente incuriosito di provarlo su di me, dall’altro volevo sapere quanto tempo avrei avuto a disposizione una volta colpito il target. Feci un paio di test a vuoto. Poi sparai contro un cancello in ferro. Lo stun gun mi partì dalle mani, come se un uomo invisibile me lo avesse strappato via con forza.
Ebbi un primo assaggio della potenza di quell’oggettino identico, nelle capacità, a un Taser con l’unica differenza che va sparato a distanza ravvicinatissima e, per questo, poco gradito alle forze dell’ordine che preferiscono, giustamente, lavorare a distanza di sicurezza.

Così decisi di provarlo su di me. A differenza di un Taser che lancia aculei di acciaio i quali si vanno a conficcare nella pelle per poi lanciare la scarica, lo stun gun va posto semplicemente a contatto della persona da colpire – possibilmente nell’area compresa fra le spalle e le cosce – e funziona anche se ci sono indumenti fra gli elettrodi e la pelle.
Ero in aereo, seduto su uno strapuntino, diretto in Africa, quando lo provai. Attivai il pulsante, con una certa esitazione, mentre i due elettrodi principali erano puntati sulla mia coscia destra. Non sentii il solito “crack” tipico dello sparo a vuoto dello stun gun.
Ebbi, invece, la netta sensazione che qualcuno mi sfilasse da dentro il corpo la spina dorsale e le ossa insieme. Mi afflosciai su me stesso, come un sacco vuoto, ripiegandomi sulle ginocchia. Nessun dolore, nessuna sensazione di una scossa. Solo la percezione di un corpo vuoto che cede e dei muscoli che non rispondono più ad alcun comando, ad alcuno stimolo.
In effetti il principio dello stun gun è proprio questo. Grazie ad un basso amperaggio, quella scarica da 75.000 volt alimentata dalla piccola pila da 9 volt ma amplificata da un piccolo aggeggino interno, non uccide. Ma «interferisce con il Sistema Nervoso Centrale e periferico giacché i neuroni motori, come tutti gli altri neuroni, comunicano attraverso potenziali elettrici», spiega il dottor David Sbardella.

Non ho mai avuto necessità di utilizzare lo stun gun durante quel viaggio. E neanche in seguito. Lo perdetti, poi, durante un trasloco.

Commenti

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  • Mario Boscolo 7 settembre 2018

    Ma secondo voi un cardiopatie o un portatore di pace maker,, va in giro a rapinare la gente o vi sfonda la porta di casa??? Mah……

  • Angela 6 settembre 2018

    Siccome il poliziotto non può sparare al delinquente,siccome il carabiniere non può sparare al delinquente,siccome la polizia locale non può sparare al delinquente,siccome il finanziere non può sparare al delinquente…se una persona non delinque…allora non ha alcuna probabilità di beccarsi la scarica del teser… è facile!niente delinquenza…niente teser…

    • Angela 6 settembre 2018

      Taser*

  • lamberto lari 6 settembre 2018

    Ma vediamo di non farci troppe pippe mentali, se un delinquente ti aggredisce il taser è uno spettacolo, se poi il delinquente che ti aggredisce generalmente è abbastanza giovane e non è certo cardipatico a con pace maker impiantati nel caso cosa volete che vi dica, se ci lascia le penne è una casualità indipendente dalla vostra volontà. Quanti casi potrebbero, dico potrebbero esserci? Sempre meglio che un’arma da fuoco che sicuramente è molto più offensiva e mortale. Ma per i buonisti non va bene neanche questo???? Forse per questi ben pensanti filosofi è meglio una mazza da baseball sul cranio dell’aggressore??? Basta sparare minchiate. Chi viene aggredito ha il diritto di difendersi vogliamo e dobbiamo accettare questa realtà. DOBBIAMO AVERE IL DIRITTO ALLA LEGITTIMA DIFESA!!!!

  • enzo 6 settembre 2018

    e questo genio non ha trovato posto migliore che provarlo in aereo?

  • Luisa 6 settembre 2018

    Si potrebbe tenere in casa al momento del bisogno senza dover utilizzare armi da fuoco. Meglio di niente con i tempi che corrono.

  • Aldo Barbaro 6 settembre 2018

    Nel caso in cui venga utilizzato in un soggetto cardiopatico si è visto che effetto ga, mi riferisco in particolare in soggetti con turbe del ritmo cardiaco!

  • Giuseppe 6 settembre 2018

    E se qualcuno fosse malato di cuore chi lo usa potrebbe essere anche incriminato se facesse venire un’infarto alla persona destinata????

  • Cesare Pieraccini 6 settembre 2018

    Sentite vivo in Brasile e le guardie (non polizia) dei metro`la usano ed ho visto gli effetti che secondo chi li riceve sono molto efficaci per chi li riceve, forse quello che parla l`articolista sono quelli che qui si comprano con 10 euro (al cambio). ma ora li hanno proibiti ed anche questi sono abbastanza efficaci per la difesa,

    • Giovanni Acquaviva 6 settembre 2018

      Non oso pensare all’effetto che avrebbe sul mio pacemaker… Comunque, se devi “lavorare” a contatto, non mi sembra molto efficiente.

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