Basilicata, choc nel Pd: arrestato il ras Pittella, potentissimo governatore dem

venerdì 6 luglio 18:58 - di Paolo Lami

Per i magistrati non ci sono dubbi: Marcello Pittella, potentissimo esponente del Pd in Basilicata e governatore della stessa Regione, finito ora agli arresti domiciliari con l’accusa di falso e abuso d’ufficio era il «deus ex machina» della «distorsione istituzionale» che si è verificata nella sanità lucana e che ha portato a manipolazioni di concorsi e raccomandazioni nel sistema sanitario.

Trenta i provvedimenti della magistratura – 20 gli arresti due in carcere, 8 gli obblighi di dimora – cento i militari della guardia di Finanza di Matera impegnati da ieri mattina nell’esecuzione dei provvedimenti disposti dall’autorità giudiziaria di Matera. Nel mirino dell’inchiesta è finita la Asm i cui vertici sono stati arrestati. Il direttore generale della Asm, Pietro Quinto, è in carcere.

L’inchiesta della Procura di Matera e della guardia di Finanza contesta a trenta persone, a vario titolo, reati contro la pubblica amministrazione, falso ideologico in atti pubblici, truffa aggravata e continuata, turbata libertà degli incanti.

Il potentissimo presidente della Regione Basilicata, il dem Marcello Pittella, è stato arrestato per un presunto coinvolgimento nel filone di falsi e abusi d’ufficio per truccare i concorsi e favorire candidati raccomandati.
In conferenza stampa il procuratore di Matera Pietro Argentino ha precisato che il governatore lucano, finito ai domiciliari, risponde in concorso di atti posti in essere dal dirigente amministrativo dell’Azienda sanitaria della provincia di Matera, Maria Benedetto, quest’ultima finita in carcere insieme al direttore generale della Asm Pietro Quinto.

Secondo le ipotesi accusatorie formulate dall’accusa, Pittella è stato individuato come «la persona che influenza pesantemente le scelte gestionali delle aziende sanitarie e ospedaliere lucane nell’ambito dei concorsi indetti per la selezione e l’assunzione di personale».
Sempre secondo l’accusa, Pittella si interfacciava direttamente con Quinto che è ritenuto «il collettore delle raccomandazioni che promanano dal politico» democratico e da «altri esponenti politici e religiosi’».
Per questo sistema di manipolazioni l’inchiesta è stata denominata “Il suggello“.
«Questa è la lista del presidente» è il passaggio di una conversazione captata nelle intercettazioni in merito ai concorsi. Il governatore lucano dem non sarebbe stato direttamente intercettato ma il suo presunto coinvolgimento è emerso dalle condotte e dalle intercettazioni dei vertici della sanità lucana.
Quanto al sistema reiterato di manipolazioni, un’altra intercettazione rivela che era necessaria la raccomandazione perché gli esclusi meritevoli non avevano «nessun santo».

Un terremoto per la sanità lucana e per il Pd nazionale, sia poiché sono coinvolti nell’inchiesta, a vario titolo, anche commissari e dirigenti dell’Azienda sanitaria della provincia di Potenza, dell’azienda regionale San Carlo di Potenza, del Centro Oncologico regionale della Basilicata ed anche della Asl Bari, sia perché il governatore Pd della Basilicata è uno dei più potenti e rappresentativi notabili Pd, fratello di quel Giovanni Saverio Furio Pittella, storico europarlamentare Pd, presidente del gruppo S&d al Parlamento europeo e campione di preferenze e figlio di don Mimì Pittella, medico e già senatore socialista arrestato e poi condannato a 12 anni di carcere per associazione sovversiva e banda armata per aver curato, nella sua clinica, la brigatista rossa latitante Natalia Ligas.

Pittella ora è stato sospeso dall’incarico di governatore della Basilicata per effetto della legge Severino e i poteri sono passati al suo assessore alla Sanità, Flavia Franconi. Ma l’M5S chiede le dimissioni di Pittella. Resta lo choc nel Pd per le gravissime accuse formulate contro uno dei suoi uomini più rappresentativi. Dalle indagini della Finanza ne esce un quadro terribile fatto di clientelismo vischioso, di favoritismi, di concorsi manipolati, scambi di favori e raccomandazioni.

«Da sempre ci siamo battuti per la moralità e l’etica nella nostra Regione trovandoci isolati dietro un muro di silenzio – accusa senza mezzi termini il consigliere regionale di Fratelli d’Italia-Laboratorio Basilicata Gianni Rosa – e non possiamo esimerci dal rimarcare che il “sistema” in Basilicata è immorale, a prescindere dalla commissione di reati che sono tutti da accertare. Lo denunciamo da anni, nel più completo isolamento».

Persino la Cgil Basilicata, che nei mesi scorsi aveva presentato una denuncia proprio sulla riforma della sanità lucana che aveva previsto il commissariamento delle aziende sanitarie, incaricando gli stessi manager, insorge prendendo le distanze dal potentissimo ras dem: «emerge uno scenario sconcertante che vede coinvolto l’intero sistema sanitario regionale piegato alle logiche del solo consenso, in dispregio delle norme che sovraintendono la gestione della pubblica amministrazione, al di fuori della trasparenza e della legalità».

Solo il Pd fa quadrato attorno al suo boss. «Dalla lettura delle motivazioni per spiegare l’arresto di Marcello Pittella, espresse in conferenza stampa dal gip di Matera, – lo difende Gennaro Migliore, capogruppo del Pd in commissione Affari costituzionali alla Camera e già sottosegretario alla Giustizia – ho ricavato un senso di stupore e forte perplessità».

Eppure il gip che ha concesso l’arresto è stato molto chiaro: per Pittella il pericolo di reiterazione dei reati è «quantomai attuale e concreto solo se si consideri che negli ultimi giorni ha manifestato la volontà di ricandidarsi come governatore della Basilicata e ciò fa ritenere che continuerà a garantire i suoi favori e imporre i suoi “placet” ai suoi accoliti pur di consolidare il suo bacino clientelare, potendo contare su appoggi locali, in uno scambio di utilità vicendevoli».

«Il presidente della Regione risponde di concorso in illeciti che sono stati materialmente consumati dal direttore amministrativo della Asm di Matera», Maria Benedetto – spiega il procuratore di Matera Pietro Argentino nella conferenza stampa sull’inchiesta che ha travolto la sanità lucana.

L’inchiesta è iniziata un anno e mezzo fa dopo l’esposto di un ex-dipendente della cooperativa ”Croce verde Materana” che denunciava un tentativo di truffa alla Asm circa irregolarità contributive nell’ambito di un servizio di trasporto di persone infermi che sarebbe stato svolto da personale non assunto.

Da questo episodio è partita l’inchiesta che ha portato poi a scoprire i filoni dei concorsi truccati e di alcuni casi di corruzione di cui risponde il commissario della Asm Pietro Quinto.

Gli inquirenti si sono avvalsi soprattutto di attività tecniche. Le intercettazioni sono tantissime – ha rivelato Argentino – l’ordinanza del gip è monumentale. La stragrande maggioranza delle ipotesi accusatorie sono supportate dalle intercettazioni telefoniche e soprattutto da quelle video-ambientali».

«L’inchiesta va completata», ha avvertito il procuratore rispondendo alla domanda sulla presenza di altri indagati oltre i trenta raggiunti da provvedimenti restrittivi. Il procuratore, inoltre, si è soffermato sul tema della raccomandazione.

«La raccomandazione o segnalazione – ha chiarito il procuratore capo – da sola non costituisce reato. Per concretizzare il concorso in un reato è necessario qualcosa in più, a livello materiale o morale. A livello morale è possibile attraverso la determinazione o l’istigazione. Si ha la determinazione quando si fa sorgere un proposito criminoso che prima non era esistente, istigazione quando si rafforza un proposito criminoso».

Sono tanti gli episodi citati nell’ordinanza del gip. Il direttore generale Asm Pietro Quinto finito in carcere nell’inchiesta sulla Sanità in Basilicata «è – scrive il gip – il collettore di raccomandazioni che promanano non solo dal suo mentore politico Pittella ma anche da altri personaggi, non necessariamente politici, che per il ruolo da questi rivestito hanno su Quinto una notevole influenza».
E’ il caso, per esempio, di don Angelo Gallitelli, segretario del Vescovo di Matera che si rivolge a Quinto per far ammettere sua sorella Maria e un amico di lei al percorso di formazione, a numero chiuso e per massimo 50 posti per il conseguimento della specializzazione per le attività di sostegno didattico agli alunni con disabilità nella scuola primaria e indetto dall’Università della Basilicata nell’anno accademico 2016-17.
«Il prelato – si legge nell’ordinanza del gip – come peraltro suggeritogli dal suo Vescovo, individua proprio nel direttore generale Asm la persona che può aiutarlo ad arrivare al governatore Pittella per perseguire il suo fine ma, come emergerà nel corso delle indagini, è lo stesso Quinto a indirizzarlo, positivamente, verso un altro e più competente “sponsor”» ovvero il parlamentare Pd di stretta fede renziana Vito De Filippo, presidente della Regione Basilicata dal 2005 al 2013, sottosegretario di stato alla Salute nel Governo Renzi e, all’epoca, delle indagini vice ministro dell’Istruzione. ”Alla fine – scrive il gip – le richieste del prelato risulteranno esaudite perché la sorella di Gallitelli risulterà vincitrice del concorso».

 

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

  • bruno 7 luglio 2018

    Bene, adesso potremo per un po’ di tempo, fino alla prossima incriminazione, beneficiare della mancanza dei soliti pistolotti pseudo politici dei vari Martina e compagnia cantante contro l’attuale governo. Che fine ingloriosa del PCI. Non poteva essere diversamente per un partito che non ha voluto riconoscere i fallimenti del comunismo.

  • Francesco Desalvo 7 luglio 2018

    Premesso che dal PCI fino al PD le loro idee non mi sono mai piaciute, ricordo che anni addietro il governatore allora socialista del vicino Abruzzo (o Molise?) era stato addirittura arrestato per accuse simili e poi assolto con formula piena. E nella vicina Campania il procuratore dal nome straniero ha accusato un sacco di persone di una marea di crimini scoperti poi inesistenti a processo.
    Spero che questi (mis)fatti possano servire a far capire ai PCI……PD quanto sono stati poco furbi (eufemismo) a votare contro la separazione delle carriere proposta da Berlusconi quando era al governo.
    E di aver contrastato la proposta di (allora) Alleanza nazionale di avere i Pubblici ministeri eletti dal popolo, come funziona, e bene, negli U.S.A.

  • Angela 7 luglio 2018

    Toh..come tanti…anche il PD!!!

  • giulio 7 luglio 2018

    La differenza tra destra e sinistra è che i politici di destra quando sono arrestati finiscono in galera, come del resto capitava ai tempi di tangentopoli; i politici di sinistra quando sono “arrestati” vanno ai domiciliari

  • 7 luglio 2018

    Bene sono felice di vedere la giustizia fa il suo lavoro…meglio per il popolo Italiano!!!

  • Emergenza Coronavirus

    In evidenza

    News dalla politica