«No pecorino, sì froc…»: scontrino omofobo in un ristorante di Roma

sabato 21 luglio 17:33 - di Giuditta Boni

Si è conclusa con il licenziamento del cameriere la vicenda di stampo omofobo che si è consumata in un ristorante di Roma: una giovane coppia gay, al termine della cena, si è vista consegnare uno scontrino con la scritta in calce ai conti «no pecorino, sì fro…», probabilmente scaturita dal fatto che avevano chiesto del parmigiano al posto del pecorino su uno dei primi. Il caso, denunciato dal Gay Center, ha subito provocato accese reazioni, con la richiesta al sindaco di ritirare la licenza al locale, la Locanda Rigatoni, nei pressi di piazza San Giovanni.

«Non è accettabile che una coppia gay non possa andare in un ristorante nel centro della Capitale senza venire offesa e rovinarsi la serata. Richiediamo alla sindaca Virginia Raggi di revocare la licenza al ristorante e valutare anche le sanzioni da adottare», ha spiegato Fabrizio Marrazzo, responsabile Gay Help Line e portavoce Gay Center, parlando di «un fatto molto grave» e invitando a boicottare il locale. Sempre Marrazzo ha riferito che, dopo aver letto lo scontrino, i ragazzi «hanno fatto notare al cameriere che tale scritta non è divertente, ma il cameriere ridendo riferisce che sarebbe stato un errore del computer, continuandoli a prendere in giro». Non solo, secondo quanto riferito dal Gay Center, anche la direttrice del locale avrebbe minimizzato l’accaduto, incolpando il computer e senza scusarsi, ma decidendo comunque di non far pagare il conto alla coppia.

All’indomani del fatto, la proprietà del ristorante ha invece fatto sapere che «ci teniamo a precisare che, fermo restando la gravità dei fatti, la direttrice del locale ha immediatamente condannato l’atto del cameriere e si è scusata con i clienti, inorridita dal fatto incriminato come e, se possibile, più di loro». Inoltre, parlando di «un atto inqualificabile dal quale prendiamo le più decise e convinte distanze», ha comunicato di aver licenziato il cameriere. Infine, si legge ancora nella nota del ristorante, «la proprietà, lo staff del locale e la direttrice da sempre considerano la Locanda Rigatoni la casa di tutti. Siamo da tempo impegnati in programmi per l’integrazione di rifugiati nel nostro locale e chiediamo ufficialmente alla comunità Lgbt di costruire insieme un percorso per riaffermare i valori di tolleranza, rispetto e apertura, – conclude – che sono da sempre gli elementi fondanti del nostro modo di fare ristorazione».

Insomma, benché tutte le responsabilità siano state scaricate tutte sul cameriere, che «ne risponderà personalmente», il locale ha voluto compiere un atto di piena espiazione. Ma la tempistica non ha convinto il Gay Center: il comunicato del ristorante è arrivato al termine di una giornata di polemiche in cui il Codacons si era unito alla richiesta di sospensione della licenza e lo stesso Campidoglio aveva annunciato l’avvio di verifiche, parlando di «episodio gravissimo». «Il licenziamento del dipendente, da parte delle Locanda Rigatoni, dopo lo scontrino omofobo, è un’azione tardiva fatta dai proprietari, solo a seguito del nostro interventi, dei media e della campagna di boicottaggio lanciata dal web che ha visto il rate del loro locale passare da 4,5/5 a circa 1,5/5 come visibile dalla loro pagina», ha commentato Marrazzo.

 

Commenti

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  • Pino1° 24 luglio 2018

    Tutto vero….. però, mi chiedo, visto che non ero presente…
    Due signori si siedono ad un tavolo in un qualsiasi ristorante! Ordinano, mangiano,chiedono il conto ! Tutto assolutamente normale ! E’ evidente che NON ce la raccontano giusta. Come ha fatto il lavoratore di sala che sembra era li da tempo con soddisfazione di tutti ad uscirsene con una battuta infelice del genere ! O l’esercente ha acconsentito nel tempo una uscita dalle righe al suo collaboratore oppure il comportamento tenuto al tavolo dai due avventori, non è stato tanto ‘normale’ da stimolare il lavoratore di sala a concedersi una licenza del genere! Scopriamo che insieme a magistrati giornalisti e politici sono intoccabili anche gli amici di Marrazzo? Ma chi è?

  • Guido 23 luglio 2018

    non ho simpatia per le comunità LGBTQI però, il rispetto per le persone deve sempre prevale. Anche secondo me il cameriere si doveva scusare subito

  • Alf 23 luglio 2018

    Stiamo vivendo giorni molto strani, gli omosessuali si chiedessero perchè di tante prese in giro. L’omosessualità, che per me è e rimane sempre una malattia da disordine mentale che chè ne dicano i medici sorosiani, non si esterna e tantomeno si debba esaltare. Non sono omofobo, ma tollerante si, per cui finitela una volta per tutte far passare un disordine sessuale per una normalità ed accampare diritti che non si potranno mai avere, perchè poi questi sono i risultati

  • Pino1° 21 luglio 2018

    Certo, rispettare il proprio prossimo è regola d’educazione e buona vita In altra città.
    Se vai in un ristorante ‘chè sé chiama er zozzone er cammeriere tè dice che sei ‘n frocio
    e magara ce sei un culattone, poi nun è che poi puro fa’ er risentito !

  • Andrea 21 luglio 2018

    Credo che nessuno abbia il diritto di offendere o dileggiare una persona solo perché la ritiene diversa o inferiore o malata.Il cameriere avrebbe potuto scusarsi subito e riconoscere la sua abissale castroneria senza nascondersi dietro alla scusa ridicola dell’errore di computer.Il nostro spiritoso amico ha dimenticato una verità lapalissiana che peraltro viene ricordata a tutti quelli che al primo approccio col computer si lamentano del fatto che non esegua gli ordini o che appunto faccia errori di sua iniziativa : il computer non sbaglia mai!!!

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