Milan, mister Li nei guai: l’ex presidente indagato per falso in bilancio

venerdì 20 luglio 16:18 - di Redazione

L’ex proprietario del Milan, il misterioso imprenditore  Yonghong Li è indagato per falso in bilancio. A iscriverlo nel registro la Procura di Milano. Nel giorno in cui il Milan si riprende il posto in Europa League,  arriva la “tegola”, la notizia dell’apertura di un’indagine sull’ex proprietario del club, l’uomo d’affari che è stato costretto a cedere la società al fondo Elliott. Li è iscritto nel registro degli indagati con l’ipotesi di reato di «false comunicazioni sociali». La Guardia di Finanza di Milano sta acquisendo documenti sul suo conto negli uffici di diversi intermediari e advisor che si sono occupati prima dell’acquisto della società di Berlusconi, poi della gestione e della cessione al fondo Elliott. Tra questi Lazard, Rothschild, Deloitte, Ernst&Young. Escluso dall’indagine l’ex presidente del club Silvio Berlusconi, come la gestione precedente all’arrivo dell’imprenditore cinese. Le indagini si concentrano in particolare sull’opacità dei comunicati ufficiali con cui Li aveva più volte affermato di poter far fronte ai pesanti impegni finanziari (740 milioni di euro) per l’acquisto della società.

All’imprenditore il procuratore aggiunto Fabio De Pasquale e il pm Paolo Storari contestano il reato di false comunicazioni sociali. Al centro delle indagini due documenti: la nota integrativa al bilancio del 2016 di Jie Ande, la cassaforte dell’ex proprietario del Milan e un comunicato del 2018. La Procura è arrivata a iscrivere nel registro degli indagati l’uomo d’affari, partendo dalla sentenza di fallimento di Jie And e dalla richiesta di liquidazione per bancarotta avanzata dalla banca di Canton. Yonghong Li aveva rilevato il Milan l’anno scorso per 740 milioni di euro da Fininvest.

Il 9 luglio scorso era stato ufficializzato il passaggio della società rossonera nelle mani del fondo statunitense Elliott, che aveva prestato a mister Li i 303 milioni di euro che un anno e mezzo fa gli erano serviti per comprare il club dalle mani di Silvio Berlusconi. L’ormai ex presidente cinese il 22 giungo non aveva ottemperato a una scadenza fondamentale: non aveva versato i 32 milioni di euro previsto come aumento di capitale, con il fondo di Paul Singer che aveva quindi avviato il pegno sulle azioni del Milan. Un fascicolo ‘modello 45‘ sulla vendita del club a Yonghong Li era stato aperto dal procuratore aggiunto Fabio De Pasquale il 21 marzo scorso dopo aver raccolto il rapporto della Guardia di Finanza che conteneva tre segnalazioni che banche, intermediari finanziari o altri operatori del settore, anche professionisti, sono tenuti ad inviare all’Uif di Bankitalia quando, come prevedono le norme, «sanno, sospettano o hanno ragionevoli motivi per sospettare che siano in corso o che siano state compiute o tentate operazioni di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo». Lo stesso giorno il Corriere della Sera aveva dato la notizia del fallimento della holding del presunto magnate cinese Yonghong Li

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