In Italia è quaresima perpetua e Bankitalia vorrebbe anche il cilicio

martedì 10 luglio 16:28 - di Aldo Di Lello

Oggi è stata una giornata di (minacciosi) “avvertimenti” all’Italia. Prima con Antonio Patuelli, riconfermato  presidente dell’Abi, poi con Ignazio Visco, governatore di Bankitalia. Di Patuelli il Secolo ha già dato conto in un altro articolo. Resta da sottolineare quanto dichiarato da Visco, perché rivelatore di aspetti preoccupanti nel pensiero dell’alta burocrazia economica e finanziaria del nostro Paese. E cioè la totale indifferenza per le  sofferenze della stragrande maggioranza dei cittadini, una indifferenza unita a una visione punitiva ed espiativa della politica economica che i governi dovrebbero, secondo lorsignori, applicare al popolo di cui si trovano a essere la guida.  Non spetta certo ai burocrati (detti anche “tecnici”) esprimere sensibilità sociale. Spetterebbe in realtà ai politici. Il problema è che i nostri burocrati, da almeno sette anni (dall’avvento del governo Monti), sono stati abituati male da politici deboli e delegittimati. E hanno sviluppato un vero e proprio delirio di onnipotenza. Che oggi scaricano contro il governo Conte-Salvini-Di Maio, colpevole, ai loro occhi, di voler ristabilire la normalità nei rapporti tra potere politico, sovranità popolare e potere finanziario. Di qui i continui “avvertimenti” (con tanto di impennate di spread)  che arrivano, con frequenza pressoché quotidiana, dalla nascita del nuovo esecutivo ad oggi.

Messaggio inquietante

Ma vediamo che cosa dice esattamente Visco. Letto superficialmente non sembra alcunché  di speciale, ma esaminato tra le righe, risulta a dir poco inquietante.  «In Italia – dice dunque il governatore di Bankitalia- le riforme hanno perso slancio per timori sui costi, spesso immediati, e i dubbi sui benefici, che maturano gradualmente e con tempi relativamente lunghi. In queste condizioni, davanti a una nuova crisi saremmo oggi molto più vulnerabili di quanto lo eravamo dieci anni fa». «In Italia e nell’Unione europea – aggiunge – restano ancora da completare le riforme avviate per ridurre le fragilità messe in evidenza dalla crisi finanziaria globale e da quella dei debiti sovrani». «In Europa -spiega- hanno pesato le preoccupazioni di alcuni Paesi circa la distribuzione di costi e benefici degli interventi necessari a migliorare la governance economica dell’Unione».

Il rigore non ce l’ha ordinato il dottore

Primo dato inquietante: quando Visco afferma che l’Italia è più «vulnerabile» rispetto a dieci anni fa riconosce di fatto che la politica del rigore, imposta con il commissariamento di fatto delle istituzioni della politica, non è servita niente. Legge Fornero, Jobs Act, chiusure di ospedali, politiche regressive non hanno migliorato di una virgola la situazione  di bilancio. In Italia la quaresima sarebbe dunque “strutturale”. Servirebbe solo a non far precipitare il Paese, non certo a migliorarne la condizione. Roba da suicidio collettivo. Ma c’è di più: Visco parla anche di riforme da “completare”. C’è di che farsi venire i brividi. Perché, da diversi anni a questa parte, la parola “riforme”  non equivale più a maggiore prosperità, bensì a maggiori lacrime e a maggiori sofferenze. Ne consegue che, per Bankitalia, le sofferenze degli italiani, non sono solo permanenti, ma devono anche essere aumentate. Dalla quaresima al cilicio. È venuto il momento di dire basta: il rigore non ce l’ha ordinato il dottore. Salvini e Di Maio ne tengano conto. E, soprattutto, tengano il punto.

Commenti

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  • Gio 11 luglio 2018

    la finanza (speculativa e non) tiene le redini del potere in tutto il mondo purtroppo. Colpa della politica che si è piegata ad essa, soprattutto in questi ultimi venti anni. Inizio Clinton a concedere il via libera alla banche alle speculazioni più oscene, e da allora è stata la rovina. Uscirne non è facile. Ci vorrebbero delle sollevazioni di popolo serie, non anti mercato di stampo socialista (Dio ce ne scampi e liberi) ma anti-speculatori alla Soros (di quello invece Dio ci liberi presto)

  • Laura Prosperini 10 luglio 2018

    è arrivato il momento di riabilitare la Politica, possibilemnte quella lungimirante.
    I tecnici 8al soldo della finanza d’accatto) possono sfruttare la debolezza della Politica stessa.
    Se i Partiti non possono essere finanziati pubblicamente (rendendoli autonomi dagli interessi lobbistici)
    allora non hanno futuro perchè
    o fanno ciò che la lobby bancaria (straniera) dice di fare, cioè lacrime e sangue a vantaggio delle elite
    e quindi sono degni di prendere prebende da loro per sopravvivere
    oppure se decidono di perseguire almeno il buon senso quando non addirittura una Politica degna di questo nome (p.es. + lavoro o addirittura perseguire la piena occupazione) e quindi ridistribuire i soldi verso i milioni di sofferenti
    ed allora le lobby li faranno semplicemente FALLIRE finanziariamente.
    E’ NECESSARIO UN GIUSTO FINANZIAMENTO PUBBLICO DEI PARTITI
    (comunque responsabilizzati nei confronti degli elettori e non schiavi delle mancette dei mecenati di turno)

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