Immigrazione, a Ghat i primi campi dopo l’accordo Italia-Libia

mercoledì 4 luglio 16:46 - di Paolo Lami

Sarà la città di Ghat, nel sud della Libia, a ridosso del confine con l’Algeria, la «prima regione dove saranno attrezzati i campi della Guardia di confine libica» la cui creazione è stata discussa negli ultimi due giorni dalla Commissione congiunta Italia-Libia per il contrasto all’immigrazione irregolare.
Ad annunciarlo è il portavoce della Marina libica, Ayyoub Qasem.

La Commissione italo-libica «si è riunita negli ultimi due giorni per discutere la situazione nelle aree del sud libico in coordinamento con la Guardia di confine», afferma Qasem, precisando che l’incontro, svoltosi a Tripoli, si inserisce «in una serie di riunioni periodiche».

Presenti all’incontro anche «diversi esponenti degli organi preposti all’immigrazione», aggiunge Qasem, sottolineando che le parti hanno preso in esame «il sostegno ai campi della Guardia di confine e il loro attrezzamento, affinché questo apparato possa funzionare nel migliore dei modi».

Il portavoce sottolinea quindi che «la città di Ghat è stata scelta come la prima delle zone» in cui attrezzare tali campi poiché si tratta di «un’area di confine», aggiungendo che «è stato raggiunto un accordo anche con il sindaco e i notabili di Ghat per sostenere la Commissione».

«Nel prossimo periodo la Commissione si recherà in visita sul posto», rivela ancora Qasem, ricordando che «entro il mese di ottobre l’Italia consegnerà alla Guardia costiera due battelli e 12 gommoni entro il mese di ottobre».

Commenti

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  • Pino1° 5 luglio 2018

    Quasi mezzo secolo fa, nell’estate del 1970 la Libia ha espropriato e buttato fuori in pochi giorni oltre cinquantamila Italiani e si è impossessata dei frutti del loro lavoro e dei loro patrimoni confiscando anche il loro denaro in banca! L’epopea coloniale che ha marcato d’infamia i popoli, nel caso degli italiani ha visto un lungo periodo di buone relazioni fra le genti anche dopo la seconda G.M., meno, molto meno fra i governi. In Libia si parla ancora l’italiano e se ben guidata una campagna di scambi e pacificazione seguendo la linea del giorno di pacificazione libico-italiano proclamato da Gheddafi potrebbe riemergere l’antica fraternità di popoli frontalieri e dei loro reciproci interessi che non parte da ieri ma più o meno solo da un paio di migliaia di anni!
    Una massiccia presenza di lavoro, aziende agricole, trattati reciprocità anche strategico militare, imprenditoria diffusa sarebbe una colla potente, lavorare, occorre lavorare senza le zecche che sono specializzate in sfruttamento e divisioni, a partire dalla mafia e dagli occulti, si fa per dire, capomafia!

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