Il ministro Toninelli azzera i vertici di Fs. Il Pd: «Blitz da Stato autoritario»

mercoledì 25 luglio 17:53 - di Redazione

E tutti giù per terra. Con un post sul proprio profilo Facebook, il ministro Danilo Toninelli dà l’annuncio dell’avvenuta firma dell’atto con cui dichiara decaduto il cda di Ferrovie dello Stato. L’obiettivo, spiega il responsabile delle Infrastrutture, è «chiudere con il passato». Una vera e propria “decapitazione” bollata dall’opposizione come «blitz degno di un Stato autoritario». La prossima mossa prevede la richiesta per la convocazione di «un’assemblea in forma totalitaria entro il 31 luglio prossimo». Una comunicazione in tal senso, è già stata indirizzata al cda da parte dello stesso Toninelli e del ministro dell’Economia, Giovanni Tria.

Toninelli lo ha annunciato su Fb

La decadenza del cda di Ferrovie dello Stato è stata ovviamente condita con la retorica di cui solitamente abbonda la prosa degli esponenti del M5S. In questo caso, Toninelli ha sottolineato la necessità di porre maggiore attenzione nei confronti dei pendolari e della qualità dei loro spostamenti: «Pensiamo – si legge ancora su Fb – che non esista attività industriale, soprattutto se prodotta al servizio dei cittadini, che non abbia un risvolto etico». In realtà, la decisione del ministro arriva al termine di una serie di turbolenze che ne avevano lasciano intuire i propositi bellicosi. A cominciare dall’attacco lanciato a margine di un evento della fondazione Luigi Guccione al cda dell’azienda. A chi gli chiedeva se fosse favorevole a un passo indietro dell’amministratore delegato Renato Mazzoncini, riviato a giudizio per truffa, ha risposto: «Ci dispiace che il cda si sia arroccato non applicando l’automatica decadenza prevista dallo statuto. Gli statuti vanno rispettati», aveva sottolineato Toninelli, per poi aggiungere: «Penso ci sarà un bel rinnovamento».

Bocciata la fusione tra Anas e Ferrovie

Precedentemente, invece, c’era stata la bocciatura del progetto della fusione tra Anas e Ferrovie dello Stato: «Penso – è sempre Toninelli che parla – che la decisione sia presa, ci manca ancora qualche dato scientifico, qualche studio dai tecnici, ma non c’è alcun motivo per tenerle insieme». Parole che non hanno suscitato entusiasmo in Vittorio Armani, l’ad di Anas: «Il governo – ha spiegato – in quanto proprietario dell’azienda ha la facoltà di fare ciò che ritiene sia meglio, ma ovviamente, per fare queste operazioni, bisogna pensarle in modo da non distruggere valore. Con la sua entrata nel gruppo Fs – ha concluso Armani – l’Anas ha acquisito autonomia finanziaria e capacità industriale. Due valori che vanno preservati».

 

 

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