Bologna, “Repubblica” e sinistra contro la Borgonzoni con polemiche-spazzatura

giovedì 19 luglio 15:03 - di Massimiliano Mazzanti
bambini schedati

Riceviamo da Massimiliano Mazzanti e volentieri pubblichiamo:

Caro direttore,

Fazioso lo è sempre stato, ma almeno un tempo “La Repubblica” era un “fazioso signor giornale”. Ora, se non dappertutto certamente nella redazione di Bologna, l’informazione del quotidiano fondato da Eugenio Scalfari sembra ispirarsi a “Uomini&Donne”, agitando polemiche da “Isola dei famosi”, più avido di “followers”, piuttosto che di lettori. Com’è noto, il “politico forte” della città, in particolare dopo le recenti elezioni, è Lucia Borgonzoni che, quanto meno nel circuito mediatico, ha soppiantato anche tutti gli esponenti del Pd – che pure restano espressione della maggioranza relativa dell’elettorato petroniano – e chiunque altro nell’opposizione (che, poi, potrebbe non essere più nemmeno tale, guardando ai dati i Imola del mese scorso). Dunque, ci sta che sia diventata il bersaglio preferito de “La Repubblica” e che da quelle colonne venga puntualmente bersagliata da quando, due anni or sono, sfidò l’attuale sindaco Virginio Merola, risultando sconfitta, ma con un’ottima performance politico-elettorale alla guida dell’intero Centrodestra locale. Quel che non ci sta – ora come allora – è che lo strumento privilegiato per insultare la Borgonzoni sia regolarmente il padre della stessa. Oddio, che alle comunali fosse una notizia che il padre non avrebbe votato per la figlia – per quanto sia bizzarro rendere pubblica questa scelta in cui privato e politico si mescolano in modo, per di più, non chiarissimo -, volendo, si può pure ammettere; quel che non è concepibile è rivolgersi nuovamente al signor Giambattista Borgonzoni – architetto tra le decine di migliaia di architetti italiani – per alimentare la grottesca polemica montata ad arte – sempre da “La Repubblica” – sulla presunta scortesia che la neo-sottosegretaria ai Beni culturali avrebbe riservato al cardinale di Bologna, Matteo Zuppi, allontanandosi anticipatamente da un convegno sull’immigrazione, poco prima che proprio il porporato prendesse la parola per difendere il diritto dei migranti d’invadere il nostro Paese fuori da ogni regolamentazione. In primo luogo – lo si ricorda a beneficio di chi non ha seguito la “querelle” -, perché la Borgonzoni non è stata affatto scortese col cardinale, essendosi allontanata – per ottemperare ad altro impegno istituzionale programmato – all’orario preventivamente indicato e che le ha impedito di ascoltare Zuppi solo perché questi, sempre per altri precedenti impegni a sua volta, era giunto in ritardo nel luogo del convegno dibattito. Forse, a voler far la punta alle matite, si potrebbe rimproverare alla Borgonzoni d’aver accettato un tale invito in un giorno denso d’appuntamenti; ma è certo che, se avesse rifiutato, il tono degli articoli de “La Repubblica” non sarebbe cambiato di molto, visto quello che è comunque successo: avrebbero accusato la leghista di “snobbare” il prelato, oppure di aver paura del confronto con un così autorevole esponente della Chiesa. In secondo luogo, perché rivolgendosi al padre, il quale ovviamente ha lungamente discettato sull’errore della figlia, si è tentato di trasformare l’incidente in una sorta di “esempio di maleducazione”, col genitore che “bacchetta” la figlia, quasi si trattasse non di una polemica politica, ma di una questione adolescenziale di buone maniere. Per di più, col cattivissimo gusto – poiché la cosa è risaputa – di contrapporre a una figlia il padre che, da quando la ragazza di oggi era solo una bambina di sei anni, come lei stessa è stata costretta a ricordare pubblicamente, si è volontariamente allontanato da lei e dalla famiglia, perdendo così, di fatto, proprio il diritto a fare “concioni” di tipo moralistico. È “roba” da giornale serio, tutto ciò? Per non parlare, poi, dell’immancabile “appello” degli “intellettuali” che – dopo aver sollevato l’inutile polemica e dopo averla gettata nel tritacarne dei “social” -, hanno gridato allo scandalo e si sono pubblicamente contriti, battendosi il petto e indossando virtuali e catartici cilici, per qualche “scostumato” commento con cui, nei vari “post” della vicenda, alcuni leghisti avevano difeso la loro esponente. È “roba” da opposizione seria, tutto ciò? Quel che è certo, è che se la Borgonzoni, da tre anni a questa parte, non è più riuscita a leggere un “libro d’evasione” – e non a “non leggere un libro”, come hanno scritto capziosamente i giornali, distorcendo le parole del sottosegretario a Radio 1 -, certamente i suoi avversari, dentro e fuori la redazione bolognese de “La Repubblica” di tempo ne hanno avuto e tantissimo per guardare la televisione e per adeguare i livelli del loro linguaggio e della loro intelligenza ai programmi-spazzatura, tanto del pomeriggio che del prime-time.

Commenti

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  • GIAN GUIDO BARBANTI 20 luglio 2018

    repubblica assomiglia sempre piu’ a radio serva.E’ la dimostrazione che i pidioti hanno poche idee e tutte confuse.

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