Addio a Carlo Vanzina, regista che ha raccontato l’Italia senza compiacere i salotti

domenica 8 luglio 10:58 - di Priscilla Del Ninno

Il mondo del cinema in lutto: dopo una notte, l’ultima, trascorsa a combattere «una lotta lucida e coraggiosa contro la malattia», Carlo Vanzina si è arreso e si è spento nella sua Roma, accompagnato in questo addio dall’affetto e dalla presenza della sua famiglia, dalla moglie Lisa e dal fratello Enrico che per primi hanno dato la notizia della morte del regista e sceneggiatore 67enne.

Addio a Carlo Vanzina, cineasta sempre contro pregiudizi e ruffianeria

Eclettico e capace di esprimere attraverso sceneggiatura e regia quello che era un suo sguardo lucido e accattivante sulla realtà sociale dei nostri tempi, Carlo Vanzina, assieme al fratello Enrico, ha firmato alcuni dei maggiori successi del cinema italiano degli anni Ottanta e Novanta, e combattuto durante il corso di tutta la sua carriera contro il pregiudizi critici e la snobberia miope di quell’intellighenzia radical chic di stampo dem che ha sempre guardato con distacco e diffidenza ai loro film, salvo tardive rivisitazioni e salvataggi estremi. Eppure oggi, titoli quali Sapore di Mare e Vacanze di Natale, gettonati dal pubblico nonostante le stroncature della critica radical chic, che hanno segnato un’epoca raccontandola senza filtri e senza veli, e concentrando il meglio della lezione impartita dai grandi maestri della commedia all’italiana di cui Carlo e il fratello sono non solo figli d’arte ma anche i più dotati discepoli. Carlo Vanzina, insieme al fratello Enrico, infatti, rappresentano la coppia d’autore che più e meglio di altri colleghi, hanno dimostrato di aver appreso e metabolizzato la grande lezione della nostra scuola di cineasti, portandoci a ridere sullo schermo dei nostri difetti e delle nostre ingenuità.

Una carriera eclettica e coraggiosa vissuta con la critica dem contro

Nato a Roma il 13 marzo del 1951, Vanzina era figlio di Steno (Stefano Vanzina) e di Maria Teresa Nati, e assieme al fratello Enrico, aveva formato una fortunata coppia cinematografica. Da giovanissimo aveva affiancato come assistente Mario Monicelli nelle riprese di due film: Brancaleone alle crociate (1970) e La mortadella (1971). Il debutto come regista arriva nel 1976 con Luna di miele in tre che vede come protagonista Renato Pozzetto nelle vesti di uno sprovveduto cameriere. A questo primo film, segue Figlio delle stelle (1979) con Alan Sorrenti. Ma il lavor di Carlo non si è mai esaurito semplicemente dietro la macchina da presa: curioso e poliedrico nei suoi talenti, Carlo Vanzina all’attività di regista ha affiancato anche quella di talent scout, scoprendo tra gli altri personaggi come Jerry Calà, Diego Abatantuono e la coppia Boldi-De Sica. Strizzando l’occhio ai successi di ieri e ai miti di celluloide di sempre, Carlo Vanzina insieme al fratello Enrico ha raccontano l’Italia vacanziera che, dalle Alpi a Forte dei Marmi, dai Natali sulla neve alle vacanze estive in spiaggia, ha portato sul grande schermo vizi privati e pubbliche virtù di un Paese in cammino, insegnando a tutti noi a ridere dei nostri difetti e sempre disinteressato ad accarezzare e accattivarsi i favori della critica di sinistra a lungo distante dai cinepanettoni targati Vanzina, troppo spesso simbolo di incassi facili e disimpegno autoriale.

Un caustico e appassionato sguardo sul cinema tra omaggi e debutti

Eppure, in decenni di fortunata carruiera, Carlo Vanzina ha dimostrato di sapersi misurare con le diverse anime del cinema: oltre al genere comico, infatti, ha tentato di sperimentare anche altri tipi di generi, come il thriller affontato con Sotto il vestito niente (tema ripreso dal regista in Sotto il vestito nienteL’ultima sfilata del 2011), le pellicole di costume con Via Montenapoleone (1986, con Luca Barbareschi), il poliziesco con Tre colonne in cronaca (1990) e persino la commedia sentimentale realizzata con Amarsi un po‘ (1984), e con Questo piccolo grande amore (1993) con un giovanissimo Raoul Bova alla sua prima esperienza cinematografica. All’inizio del 2000 omaggia una delle pellicole paterne più famose decidendo di girare un remake di Febbre da cavallo (del 1976). Realizza così Febbre da cavallo 2-La mandrakata (2002) con protagonisti Nancy Brilli, Gigi Proietti e Enrico Montesano, questi ultimi due protagonisti anche del film di Steno insieme ad Adolfo Celi e Catherine Spaak. Si occupa di televisione firmando la regia delle due serie Anni ’50 e Anni ’60 (1989) e delle quattro di Un ciclone in famiglia con Massimo Boldi e Barbara De Rossi. La sua attività di regista e sceneggiatore continua negli anni seguenti con grande intensità: nel 2003 gira Il pranzo della domenica, caustico ma appassionato ritratto di famiglia in un interno, e nel 2005 Il ritorno del Monnezza con Claudio Amendola nel ruolo del commissario portato al successo da Tomas Milian in numerosi film polizieschi degli anni Settanta. L’ultima fatica cinematografica di Vanzina è stata allora Caccia al tesoro del 2017 con Vincenzo Salemme, Serena Rossi, Carlo Buccirosso, Max Tortora, Christiane Filangieri e Gennaro Guazzo, ultimi di una incredibile serie di attori scoperti, valorizzati o che, comunque, hanno avuto la fortuna di lavorare con un cineasta del calibro di Carlo Vanzina, a cui oggi il mondo della settima arte tributa il suo sincero, doloroso addio.

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