Palermo, ancora vandali alla scuola “Falcone”. Il preside: diamo fastidio

giovedì 28 Giugno 14:12 - di

Ennesimo raid vandalico nella scuola “Giovanni Falcone” del quartiere Zen, a Palermo. A distanza di una settimana dall’ultima incursione ignoti si sono introdotti nell’area che ospita il plesso e, dopo aver piegato la recinzione che dà su via Pertini, hanno lanciato alcuni sassi mandando in frantumi i vetri della finestra di un’aula adibita a cineforum e di una finestra della palestra. Nel giardino della scuola hanno abbandonato poi dei vecchi monitor per computer. Appena pochi giorni un’altra incursione e ancora una volta ignoti hanno distrutto le vetrate della scuola, l’anno scorso, invece, era stato preso di mira il busto dedicato al giudice antimafia, Giovanni Falcone. Qualcuno aveva staccato la testa e poi l’aveva usata come ariete per sfondare la porta a vetri dell’Istituto di Palermo. “Sono molto amareggiata ma vado avanti perché la maggior parte della gente nel quartiere è con noi e come me si rammarica davanti a simili gesti, che accadono con più frequenza quando l’Istituto è meno frequentato. Segno che ancora diamo fastidio a qualcuno: una minoranza, però”. A dirloè Daniela Lo Verde, dirigente scolastico dell’istituto del quartiere Zen di Palermo, dopo l’ennesimo raid vandalico. “Vorrei dire agli autori di questi gesti che simili comportamenti danneggiano soprattutto il territorio e i bambini che in quella scuola trovano un luogo in cui ritrovarsi e stare bene” aggiunge. Per la preside nel quartiere il cambiamento, però, è tangibile. “Quando accadono questi episodi sono le mamme stesse a chiamarmi per avvisarmi. Così prima ancora di arrivare a scuola so già cosa mi aspetta – racconta -. C’è una maggiore attenzione e partecipazione alla vita collettiva e il richiamo alla legalità solo in pochi casi è vissuto con insofferenza”. Certo per Daniela Lo Verde serve “l’aiuto di tutti” perché “da soli non possiamo farcela, occorre che tanti occhi proteggano questi bambini”. Nei cinque anni alla guida dell’Istituto accanto ai momenti di sconforto, tanti sono stati quelli positivi. “Con qualche progetto siamo riusciti ad aprire la scuola il sabato mattina e vedere i bimbi correre per entrare in classe mi ha commosso, ho provato uno dei brividi più grandi della mia vita, segno che il lavoro fatto sta dando i suoi frutti” conclude.

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