La Fedeli contro le donne Pd in rivolta: «Io pluricandidata? Non me n’ero accorta»

13 Apr 2018 15:17 - di Redazione

Se ne parla ancora e finalmente qualcuno, dai vertici del Pd, una donna, Valeria Fedeli, disastrosa ministro uscente della Pubblica istruzione, della replica, anche se con gli argomenti sbagliati. Quell’appello di 600 donne Dem al vertice del partito («sempre più chiuso» e trincerato «dietro trattative di soli uomini») per tornare a essere protagoniste era stato promosso Francesca Puglisi, già presidente della Commissione contro il femminicidio del Senato. Nel documento, oltre a dire che non ci si può più fidare del gruppo dirigente, e a ribadire l’opposizione alle «pluricandidature di poche» per eleggere «più uomini», si chiede che «le Regioni a guida pd introducano la doppia preferenza di genere nelle leggi elettorali».M5S, Lega e FI, sottolineano, sono «più rosa» dei democratici. «Towanda dem» è l’atto di ribellione delle donne Pd contro il Nazareno, come Idgie e Ruth, le protagoniste di «Pomodori verdi fritti», ribelli alla prepotenza maschile e al razzismo del sud degli Stati Uniti negli anni ‘30 . La rivolta femminile deflagra con una lettera-appello che è uno spietato atto di accusa nei confronti dei colleghi maschi. A cominciare dall’ex segretario Matteo Renzi e dal presidente Matteo Orfini, per continuare con gli attuali vertici. Uno dei temi sono le pluricandidature femminili, che hanno favorito 39 uomini.

Come quella di Valeria Fedeli, candidata in tre collegi “blindati” (e sconfitta nell’unica vera sfida, quella dell’uninominale) che sul Corriere si didende così: «Io la mia parte di responsabilità me la prendo, per non avere fatto abbastanza per impedirlo, ma se la dovrebbero assumere anche le firmatarie del documento. Dov’erano loro, prima? E si può parlare di cinismo? O addirittura di mancanza di fiducia? Le parole sono importanti. Non scherziamo. Le mie pluricandidature? Mi sono resa conto dopo, con dolore, che la mia candidatura rispondeva a un espediente. E’ mancata la valutazione di quel che stava accadendo, che però riguarda tutte noi. Il documento delle donne Pd arriva dopo il voto, senza fare autocritica. Io me la prendo la mia parte di colpa per non averlo fatto notare prima…».

 

 

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