Il “forno” del Pd si accenderà solo se sarà Renzi a trattare con il M5S

venerdì 27 aprile 12:15 - di Valerio Falerni

Bisogna riconoscerlo: la ritirata strategica ordinata da Matteo Renzi all’indomani della sconfitta elettorale del 4 marzo sta producendo gli effetti da lui desiderati. Il M5S ballonzola intorno al Pd nella speranza che da qui gli arrivi il sostegno numerico necessario per far decollare il primo governo a guida pentastellata. Confidano – Di Maio, Fico e compagnia pentastellata – sull’ala dialogante di quel partito e sulla diffusa paura di un immediato ritorno alle urne. Il combinato disposto di questi due elementi dovrebbe alla fine piegare all’accordo anche i più riottosi. Ma è uno scenario altamente improbabile.

Attesa per la Direzione nazionale

Innanzitutto perché quand’anche l’operazione riuscisse, i numeri del Senato risulterebbero ancora troppo risicati per consentire al governo che ne nascerebbe una navigazione tranquilla. E poi perché è tutto scommesso sulla “resistenza” del reggente Martina e sulla fine dell’egemonia di Renzi sui gruppi parlamentari e sulla Direzione nazionale che il prossimo 3 maggio deciderà se accettare l’offerta di dialogo di Fico. Scommessa a dir poco azzardata. È probabile semmai il contrario. Questo, almeno, sembrano annunciare i due hashtag (#senzadime e #renzitorna) che in questi ultimi giorni hanno affollato in parallelo le chat dei piddini. Due parole d’ordine che lasciano capire, anche fin troppo, che Renzi non è contrario per principio alla trattativa con i Cinquestelle, ma che questa si può intavolare solo se sarà lui a condurla.

Di Maio è disarmato, Renzi no

Dovesse finire così, non sarà una passeggiata per i grillini. Infatti, a differenza di Di Maio che ha già scoperto tutte le sue carte, prima rivendicando per sé la guida del governo e poi dichiarando chiuso il “forno” della Lega, Renzi tiene ancora coperte le sue. E non è difficile prevedere che la prima che calerà riguarderà l’identità del premier e contiene un insuperabile “no” a Di Maio. Al quale non resterà che prendere o lasciare, nell’amara consapevolezza che in ogni caso sarà costretto a rinunciare a qualcosa: alla guida del governo, nel caso accetti; all’unità del movimento, nel caso rifiuti. A conferma che la politica non è arte per improvvisatori.

Commenti

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  • Mokida Bolshitkov 28 aprile 2018

    This clown again in the paper, what an idiot!!!

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