Chi prende i figli a scuola? È bufera sulle parole della Fedeli rivolte ai genitori

venerdì 27 ottobre 18:52 - di Redazione

Stavolta il ministro della Pubblica istruzione Valeria Fedeli l’ha combinata grossa: ha scontentato tutti, dai presidi ai professori, per non parlare dei genitori, sull’obbligo di vigilanza degli studenti minori di 14 anni che non potrebbero lasciare la scuola alla fine delle lezioni senza un genitore o parente che li prenda in consegna. La ministra si difende affermando che si rispettano “le leggi e le pronunce giurisprudenziali”.

Una recentissima pronuncia della Corte di Cassazione ha stabilito che il coinvolgimento di un minore in un incidente fuori dal perimetro scolastico non esclude la responsabilità della scuola. Nel caso specifico, un bambino di 11 anni era stato investito dall’autobus di linea sulla strada pubblica all’uscita di scuola. La Cassazione ha affermato che l’obbligo di vigilanza in capo all’amministrazione scolastica, discendeva da una precisa disposizione del Regolamento d’istituto, che poneva a carico del personale scolastico l’obbligo di far salire e scendere dai mezzi di trasporto davanti al portone della scuola le alunne e gli alunni, compresi quelli delle scuole medie, e demandava al personale stesso la vigilanza nel caso in cui i mezzi di trasporto ritardassero.

Al di là del regolamento di istituto, secondo la Cassazione, il dovere di sorveglianza degli alunni minorenni è di carattere generale e assoluto, tanto che non viene meno neppure in caso di disposizioni impartite dai genitori di lasciare il minore senza sorveglianza in luogo dove possa trovarsi in situazione di pericolo.

In pratica è la solita burocrazia che imperversa a creare problemi: i genitori si stanno organizzando per delegarsi a vicenda e far uscire di scuola i compagni dei figli. E dall’altra parte presidi e docenti vengono ulteriormente caricati di responsabilità e doveri a fronte di stipendi da fame. In questo vortice di polemiche, infine, a fare le spese sono proprio i ragazzi che dovrebbero uscire dalla scuola più consapevoli e indipendenti e invece sono costretti ad essere trattati da “bamboccioni”.

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