Omicidio di Trifone e Teresa: processo al via. Pesanti indizi contro l’imputato
Cronaca - di Martino Della Costa - 10 Ottobre 2016 - AGGIORNATO 10 Ottobre 2016 alle 18:02
Mesi di indagini. Di sospetti. Di mistero. Poi la svolta investigativa: il ritrovamento della possibile arma del delitto, i riscontri con le testimonianze – tante – raccolte, l’incrocio dei dati e, alla fine, l’individuazione di un possibile responsabile del duplice omicidio di Pordenone, quello dei due fidanzati Trifone Ragone (28 anni) e Teresa Costanza (30), fuori dal Palazzetto dello sport, il 17 marzo 2015. Per quel delitto, eseguito con freddezza e spietatezza, oggi sarà alla sbarra, in aula in Corte di Assise a Udine, Giosuè Ruotolo, il militare campano di 27 anni accusato di aver ucciso i due ragazzi.
Omicidio di Trifone e Teresa, processo al via oggi a Udine
E l’imputato è stato proprio il primo ad arrivare, questa mattina intorno alle 9 in Tribunale, e poco dopo di lui sono arrivati anche i genitori di Teresa Costanza e il fratello di Trifone Ragone. Decine i giornalisti e gli operatori dell’informazione presenti al Palazzo di giustizia e tanti, tanti i cittadini comuni, sconvolti da quel caso ancora avvolto per molti aspetti nel mistero che al momento ha una sola certezza: la vita di due giovani, innamorati e con tanti progetti per il futuro, è stata brutalmente spezzata senza un perché… E allora, è proprio da Giosuè Ruotolo, entrato in aula vestito con un completo scuro, giacca e pantalone, con sopra un maglioncino scuro. È da dal quel giovane militare campano, che si è seduto al fianco dei suoi avvocati, Roberto Rigoni Stern e Giuseppe Esposito, di fronte alla Corte d’Assise presieduta dal giudice Angelica Di Silvestre (a latere Paolo Alessio Vernì) e la giuria popolare. È da lui, insomma, che ha chiesto di non essere ripreso da fotografi e telecamere, da colui che di quell’agghiacciante duplice delitto è accusato, che si attendono le risposte definitive.
Omicidio di Trifone e Teresa, s’aggrava la posizione di Ruotolo
«La posizione di Ruotolo si aggrava. A seguito di una complessa attività di indagine integrativa degli investigatori da poco depositata, nuovi e pesantissimi indizi schiacciano alla sua responsabilità il militare in carcere a Belluno. Si ha ormai la certezza che i messaggi “molesti” verso Teresa siano stati inviati da postazioni appartenenti alla caserma dove lavorava Giosuè che, nei giorni in cui sono stati inviati, si trovava a lavoro». A sostenerlo, l’avvocato Nicodemo Gentile, che assiste Gianni Ragone, fratello di Trifone – una delle due vittime del duplice omicidio di Pordenone – che ha rilasciato una dichiarazione poco prima dell’udienza del processo al militare. «Il cerchio si chiude intorno all’imputato che farebbe bene a confessare, visto che ormai tutto porta verso la sua colpevolezza. Manca solo scoprire dove e quando si è procurato la pistola, e poi per il resto ormai tutto è chiaro», ha concluso il legale, che ha rivolto i propri «complimenti agli investigatori e alla Procura di Pordenone per la qualità e serietà del loro lavoro svolto».
Omicidio di Trifone e Teresa, i genitori delle vittime: «Fiducia nella giustizia»
«È molto difficile», hanno detto subito i genitori di Teresa Costanza, entrando in tribunale a Udine per assistere al processo al carico di Giosuè Ruotolo, unico imputato per l’omicidio della figlia e del suo compagno, Trifone Ragone. «Il nostro pensiero va a nostra figlia, ai ricordi. Non sappiamo come vivremo il processo. Abbiamo piena fiducia nella giustizia», hanno quindi aggiunto. «Non vedevano l’ora che il processo cominciasse per avere la verità anche i familiari di Trifone», hanno quindi spiegato all’ingresso in aula anche gli avvocati della famiglia di Trifone, Daniele Fabrizi e Simona Gasperini, che giudicano una «strategia processuale prevedibile» l’intento della difesa di vagliare la vita sentimentale del ragazzo ucciso. «Ma la Procura – hanno poi concluso – ha già scandagliato la vita dei due ragazzi»…
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