Utero in affitto, in Italia è proibito ma se lo fai all’estero i giudici chiudono un occhio

giovedì 7 Aprile 15:08 - di

Il fatto non sussiste. Il gip di Roma Maria Paola Tomaselli, ha prosciolto, perché il fatto non sussiste, quattro coppie di genitori che, recandosi in Ucraina, dove avevano messo al mondo i rispettivi figli tramite la pratica dell’utero in affitto (surrogazione), avevano alterato lo stato civile dei piccoli mediante false attestazioni. In Italia la pratica è vietata dalla legge 40 ma per i giudici evidentemente è un dettaglio e “detta la norma” il paese straniero dove viene consumata la maternità surrogata. In Ucraina, invece, è previsto che dopo il parto la madre surrogata dia il consenso a che il neonato sia dichiarato all’anagrafe come figlio naturale della coppia che “appaltante”. La decisione del gip è in linea con una recente sentenza del Tribunale di Roma che aveva assolto un’altra coppia di genitori dalla stessa imputazione e che comporterebbe una pena che va dai 5 ai 15 anni. Viceversa sono stati rinviate a giudizio due persone che si erano adoperate per “reclutare” coppie italiane desiderose di figli ed indirizzarle ad una clinica di Kiev. «Ormai la giurisprudenza è unanimemente orientata – dice l’avvocato pisano Ezio Menzione, che nel processo assisteva tre coppie di genitori – nel senso di considerare figli legittimi dei genitori committenti i nati da surrogazione, nei paesi dove ciò è consentito».

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