Massacrò la fidanzata di botte ma ottiene lo “sconto” per averla soccorsa

venerdì 22 gennaio 16:17 - di Robert Perdicchi

“La volontà omicidiaria appare chiara e indiscutibile”, ma “il fatto che l’imputato non abbia abbandonato la vittima e che abbia consentito che fosse soccorsa e curata deve essere valutato ai fini della rimodulazione della pena”. Queste le motivazioni per le quali la prima Corte d’appello di Roma, il 4 novembre dello scorso anno, sentenziò quattro anni di sconto alla pena inflitta a Maurizio Falcioni, l’uomo sotto processo con l’accusa di avere massacrato di botte la fidanzata, Chiara Insidioso Monda, uscita a Roma dal coma dopo molti mesi. Sedici anni di reclusione furono inflitti a Falcioni dai giudici d’appello; venti anni di reclusione la condanna sentenziata in primo grado dal gup a conclusione del processo col rito abbreviato per le accuse di maltrattamenti aggravati dalla minorata difesa e tentato omicidio aggravato.

Chiara, dalle botte al coma fino al risveglio

Il “calvario” di Chiara (qui in una foto sul maxi-schermo dell’Olimpico) iniziò la sera del 4 febbraio 2014, con l’ennesimo litigio col fidanzato e convivente Maurizio, scatenato dalla gelosia dell’uomo. Falcioni aggredì la ragazza con calci e pugni, sferrati con brutale violenza, sbattendole più volte la testa e colpendola al cranio con calci. Poi, preso dal panico, chiese aiuto negando inizialmente di averla picchiata. Le condizioni della ragazza però apparvero subito gravissime; dopo 11 mesi di coma, si svegliò, ma resta ancora praticamente in uno stato vegetativo.  Falcioni non ha provato nemmeno a cercare una giustificazione, non ha mai chiesto scusa. «Ero geloso, sul suo cellulare ho trovato i messaggi di un altro. E allora l’ho menata» avrebbe ripetuto, quasi minimizzando.

L’indignazione dell’avvocato di Chiara

Le motivazioni con le quali in appello i giudici hanno ridotto la condanna a Maurizio Falcioni “sono inaccettabili; solleciteremo la procura ai fini della presentazione del ricorso per Cassazione”. È il commento dell’avvocato Massimiliano Santaiti, legale della famiglia Insidioso, alla lettura delle motivazioni della sentenza d’appello, oggi depositate. «È stato accertato che Falcioni, dopo aver massacrato Chiara, averle fracassato la testa a calci con le scarpe da carpentiere – ha detto l’avvocato Santaiti – mentre si trovava in terra immobile, rantolante, con gli occhi sbarrati e riversa in una pozza di sangue ha chiamato i vicini di casa per inscenare un incidente domestico o una caduta incidentale. Tant’è che quando ha scoperto che avevano chiamato a sua insaputa il 118, li ha minacciati per indurli a sostenere la sua versione dei fatti, non senza prima dirgli ‘Aho, avete capito che ora che avete chiamato l’ambulanza a me m’arestano?». Questo comportamento “per noi della parte civile ha evidenziato che non voleva assolutamente si chiamassero i soccorsi – ha aggiunto Santaiti – mentre per i giudici è meritevole di premio in punto di pena”. Da qui, il ritenere la sentenza inaccettabile “e un’ulteriore violenza ai danni di Chiara”.

Commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *