Vecchioni: «La Sicilia è un’isola di merda». E la rete si scatena: «Resta a Milano»

4 Dic 2015 12:47 - di Gloria Sabatini

Merda. «Sei un’isola di merda». Con sublime raffinatezza Roberto Vecchioni dall’Università di Palermo si rivolge così alla Sicilia davanti a un pubblico di studenti perplessi. «Sei un’isola di merda», dice invitato a partecipare al percorso formativo Educare oggi. «In tutti i posti  ci sono tre file di macchine in mezzo alla strada e si deve passare con una fatica tremenda, è inutile mascherarsi dietro il fatto che hai il mare più bello del mondo e che hai questo e quello, non basta, sei un’isola di merda».

Vecchioni e la Sicilia

Il cantautore, prototipo dell’artista post-comunista intelligente deluso dalla sinistra, si sarebbe dovuto cimentare in un racconto di un padre a un figlio, per dirgli quello che passa e che resta di un uomo. Ma davanti agli studenti nell’aula magna di Ingegneria si fa prendere la mano dalla verve del masaniello impegnato. L’isola che lo ospita è una schifezza immonda. «La filosofia e la poesia antiche hanno insegnato cos’è la bellezza e la verità, la non paura degli altri, in Sicilia questo non c’è, c’è tutto il contrario…». Ma come siete bravi – insiste – avete inventato la Magna Grecia? Sinceramente no, io non amo la Sicilia che non si difende».  Un affondo crudo che fa infuriare siciliani e non. E non basta la conclusione ruffiana per zuccherare la pillola: «Non amo la Sicilia che rovina la sua intelligenza e la sua cultura – dice Vecchioni agli studenti – che quando vado a vedere Selinunte, Segesta non c’è nessuno. Non amo questa Sicilia che si butta via».

La rabbia del web

Uno dei primi commenti sulla rete è di un siciliano doc, Paolo che apprezza l’analisi ma non ci sta a farsi fare la morale da un borghese con il portafoglio gonfio. «Mi pare di capire vi siate offesi – scrive su Facebook – io credo abbia dimenticato i forestali stagionali che incendiano i boschi per il rinnovo del contratto, qualche ospedale dove si entra vivi e si esce morti, il turismo fai da te perché i Musei e le chiese non hanno custodi, nonostante le migliaia di dipendenti regionali nullafacenti; oppure aeroporti senza mezza indicazione turistica che ti dica, che ne so, che sull’Etna produciamo vini di qualità che esportiamo all’estero per l’80% del fatturato…». Ecco – continua – «mi fa un po’ incazzare, ma solo un po’, che debba venirmelo a dire un milanese borghesotto col conto in banca gonfio come una zampogna, ma ha detto la metà della merda che sopportiamo per poter raccontare che il nostro é un paradiso terrestre».

«Vergognati, restatene a Milano»

Sul profilo Facebook dell’autore di Luci a San Siro (un capolavoro perché l’eterno ragazzo è bravo) i commenti sono divisi tra i peana dei beniamini che ignorano la digressione siciliana, e i follower furiosi che gli consigliano di restarsene in continente. «Vecchioni stattene a Milano…vieni a Palermo e dici minkiate dove hai visto tutta sta gente senza casco e tutte ste terze fila….? È come se un artista palermitano dicesse….a Milano il 60% delle donne sono mignotte e il 60% degli uomini C ….. Vergonati».

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