Mattarella: «Contro l’Isis e ogni terrorismo islamista l’Italia c’è già»

10 Dic 2015 12:55 - di Niccolo Silvestri

L’Italia è in prima linea nell’azione antiterrorismo, e l’Isis si può battere, con un’azione condotta su più piani: culturale, politico, e assicurando una maggiore collaborazione delle intelligence dei vari Paesi. Parla a tutto campo il presidente della Repubblica Sergio Mattarella in un’intervista al Messaggero nel corso della quale il capo dello Stato ha tenuto soprattutto a rivendicare il contributo italiano nella lotta al terrorismo jhaiidista in ognuno degli scenari toccati dal fanatismo islamico.

Mattarella al “Messaggero!: «I nostri soldati sono ovunque»

E lo ha fatto attraverso una dettagliata ricognizione dei teatri di guerra in cui sono presenti ed impegnate le nostre Forze Armate: «L’Italia – ha scandito il presidente – è presente con quasi settecento militari in Iraq, secondo contingente dopo quello Usa, nel teatro anti Daesh. Altri duecento militari sono impegnati a Erbil come addestratori di peshmerga curdi e ottanta addestrano forze di polizia irachene. Siamo, inoltre, presenti in Afghanistan – ha ricordato – dove pure si fronteggiano fondamentalisti legati ad Al Qaeda, con ottocentocinquanta militari: anche qui il secondo contingente dopo quello Usa. Siamo presenti in Libano, con oltre millecento militari che, sotto bandiera Onu e con comando italiano, contribuiscono, in prima fila, a evitare che un Paese amico come il Libano, che già subisce gravi sofferenze e tensioni, divenga come la Siria o l’Iraq». E, infine il Kossovo dove – prosegue il’presidente – «siamo presenti con comando affidato all’Italia, con settecento militari, per evitare che le tensioni che vi permangono possano riesplodere».

L’Isis si sconfigge restituendo uno stato alla Libia

Nel corso dell’intervista Mattarella ha esternato anche il suo punto di vista rispetto alla minaccia, sempre più ravvicinata, dell’Isis. Il nodo da sciogliere è la ricostituzione di una entità stabile in Libia, obiettivo di cui si sta occupando proprio in questi giorni la Conferenza di Roma. «Una volta formato un governo libico di unità nazionale – ha spiegato il capo dello Stato – la comunità internazionale avrà il dovere di aiutarlo e l’Italia sarà la prima ad essere disponibile».

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