L'”Osservatore Romano” scomunica il film con la Buy e la Ferilli sull’amore omosex
Home livello 2 - di Ezio Miles - 7 Novembre 2015 - AGGIORNATO 8 Novembre 2015 alle 01:43
S’odono nuovamente dal Vaticano tuoni e si intravedono fulmini. C’eravamo disabituati. Ogni tanto fa piacere ritrovare il mondo come lo ricordavamo. Sotto il fuoco dell’Osservatore Romano finisce Io e lei il film che Maria Sole Tognazzi dedica al tema dell’omosessualità femminile. Prima una lisciata di pelo: “Non è di spiacevole visione ” . Subito dopo però arriva la prima stoccata: è “indiscutibilmente, seppure non dichiaratamente, un film politico”. Infine l’anatema. L’Osservatore Romano, che definisce la commedia interpretata da Margherita Buy e Sabrina Ferilli “una dichiarazione insieme di conformismo morale e di rinuncia alle sfide della vita” “La sua morale – commenta il giornale della Santa Sede – è trasparente: non solo l’omosessualità sarebbe da mettere sullo stesso piano dell’amore fra uomo e donna, ma si dimostrerebbe addirittura superiore, più disinteressata, comprensiva, appagante. Perché smarrirsi dunque nei meandri di una famiglia tradizionale, dove si rischia di convivere con un marito pantofolaio e intento a gustarsi la Champions League in televisione, quando è possibile disporre di una creatura dello stesso sesso, capace di condividere gusti e necessità, nonché di prepararci amorevolmente una cena? Così si esprime la regista, per bocca delle sue attrici, e la conclusione è obbligata: le unioni gay devono godere degli stessi diritti, se non addirittura di alcuni privilegi, rispetto a quelle ‘tradizionali'”. La conclusione dell’Osservatore Romano è lapidaria: “Il bisogno di una stampella, di qualcosa che ci appartenga e di cui possiamo disporre a piacimento, fa di questo film politico una dichiarazione insieme di conformismo morale e di rinuncia alle sfide della vita”
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