L’Anm parte all’attacco della politica: «Strategia per delegittimarci»

23 Ott 2015 15:53 - di Corrado Vitale

Al  XXXII congresso dell’Associazione nazionale magistrati sono tuoni e fulmini contro la politica. Il presidente dell’Anm, Rodolfo Sabelli, punta l’indice contro chi, «consapevole strategia di delegittimazione»,  ha raffigurato l’Anm come espressione di una «corporazione volta alla difesa dei propri privilegi». Il leader delle toghe nega, bontà sua, lo scontro aperto, ma resta forte, nelle sue parole, la «tensione» tra politica e toghe, con una «dinamica meno accesa nella forma ma più complessa». Non siamo più ai tempi del celebre Resistere, Resistere, Resistere di Francesco Saverio Borrelli. Ma diciamo che lo scontro oggi è meno eclatante e  più esteso. I soggetti presi di mira dalle toghe cominciano a cambiare: non il centrodestra, ma il centrosinistra a trazione renziana. L’Anm alza infatti il tiro sul governo. E sia l’esecutivo  sia il Pd si risentono subito  contro i magistrati. Il ministro Andrea Orlando difende  l’operato del governo. Il responsabile giustizia del Pd, David Ermini, accusa da parte sua l’Anm di «ingenerosità».

Salvini: «L’Anm guardi prima in casa propria»

In questa inedita puntata della contesa tra magistratura e politica, il centrodestra potrebbe stare in finestra a godersi lo spettacolo, ma non lo fa. Contro il “partito” delle toghe arrivano colpi  anche dall’altro versante dello schieramento politico.  Reagisce per primo Matteo Salvini  «Ai magistrati che attaccano la politica perchè si sentono delegittimati rispondo che sono anche loro che, col loro agire, spesso si delegittimano…penso ai tempi della giustizia… se qualcuno lavorasse di più la gente sarebbe più contenta credo. Quindi l’Anm guardi prima in casa propria».

Un attacco sofisticato e articolato

Dalle parole del presidente dell’Anm emerge  il quadro di un attacco alla politica sofisticato e articolato, ma proprio per questo insidioso.Il “partito” delle toghe rivendica, senza ovviamente dichiararlo  esplicitamente (anzi negandolo enfaticamente),  una sorta di primato della giustizia su tutti gli ambiti della vita italiana, anche su quelli economici. Sabelli afferma infatti che staremmo andando verso la «subordinazione della politica e della giurisdizione al potere economico, in una pericolosa prospettiva tecnocratica». Il riferimento esplicito è alle inchieste in materia di inquinamento, sicurezza nelle fabbriche, rapporti di lavoro. Il problema, sottolinea il leader delll’Anm,  sono invece le «carenze della legislazione e spesso l’inerzia delle autorità amministrative». Sarebbero queste le vere «cause di quella che impropriamente viene definita la supplenza dei giudici».

Il grimaldello per scardinare l’autonomia della politica

Queste «carenze» della legislazione diventano così il grimaldello per scardinare l’autonomia della politica e consentono a Sabelli di intervenire su questioni che in teoria, sulla base del principio della separazioni dei poteri, non dovrebbero riguardare l’Anm. Di qui una serie di giudizi di chiara impronta politica. Sia sulla questione delle intercettazioni:  «Ha finito con l’assumere una centralità che risulta persino maggiore dell’attenzione dedicata ai problemi strutturali del processo e a fenomeni criminali endemici». Sia  sulle questioni eticamente sensibili. Sarebbero «persistenti» le lacune legislative «in materie delicate, quali i rapporti di convivenza e il fine vita, oggetto di casi giudiziari anche drammatici». Sabelli parla di un «impegno difficile e solitario» della magistratura «a fronte di una richiesta di giustizia che viene da una società in continua evoluzione». Come dire: se non ci penserà il Parlamento, ci penseranno le toghe. L’invasione di campo va avanti, inesorabile. E il “partito” delle toghe si inserisce nei vuoti lasciati da una politica sempre più debole e sempre più delegittimata.

Orlando prova a smorzare i toni della polemica

Alla fine Orlando prova a smorzare i toni della polemica. «Credo che la critica dell’Anm non sia rivolta al governo o al Parlamento: i provvedimenti per contrastare criminalità organizzata e corruzione o sono stati già approvati o sono in un iter ben più avanzato dell’intervento sulle intercettazioni». Ormai però l’incendio dilaga.

 

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