Salvini e Pound, la strana coppia: nodo o risorsa per la destra di governo?

20 Mag 2015 16:04 - di Luca Maurelli

Tra la gloriosa Fiamma missina e il potente Sole delle Alpi padano, la terza via può essere il caminetto con le pantofoline tricolore e identitarie. Perché ciò che serve alla destra italiana è riunirsi intorno a un rassicurante “focolare”, più che lanciarsi nei cerchi di fuoco: è questa la tesi di fondo di un libro che indaga sullo strano feeling tra misteriose e minacciose creature politiche che spaventano il sistema, Lega e CasaPound, entrambe opposizione al governo e spesso opposizione alle stesse prospettive di governance del centrodestra. Forze “rivoluzionarie” che a quanto pare si attraggono per un inconoscio desiderio di riconoscersi, mescolarsi e rassicurarsi a vicenda. «Ciò che serve è un focolare. Con un fuoco, lasciamo stare qui la “fiamma”, da conservare. Matteo Salvini si sta preoccupando di dare un rifugio ai dispersi. A quel “cerchio” grande che sta fuori quello più piccolo, ristretto, di cui si prende cura Matteo Renzi», spiega nell’introduzione Pietrangelo Buttafuoco, un siciliano che presenta il libro scritto da un altro siciliano, Antonio Rapisarda, entrambi di stanza a Roma, alle prese con un milanese leghista, Salvini, che vuole conquistare il sud passando a destra su una corsia preferenziale apertagli da un signora francese, Marine Le Pen. Se non è globalizzazione questa.

In “All’armi siamo leghisti”  (Aliberti Wingsbert House, 237 pp., 16 euro) ci sono molte metafore ardite, perché il tentativo è proprio quello di fare un viaggio anticonformista nella banalità delle cronache che nei mesi hanno raccontato il fenomeno Salvini e le sue contaminazioni con la destra estrema, CasaPound, ma non solo. «Proprio la sufficienza con cui si è liquidata la manifestazione di piazza del Popolo da parte di molti analisti – scrive Rapisarda – evidenziandone e isolando i vaffa, i cori e i corni celtici (e le tre bandiere con le croci celtiche presenti), dimostra tutta la crisi di interpretazione che la grande informazione ha quando si ritrova ad “ascoltare” non le ridotte italiane figlie dei vari movimenti alla Occupy Wall Street, ma le categorie “che fanno cose” – i produttori, i contadini, i pescatori – o quelle che rappresentano il rapporto con il territorio – dai medici ai commercianti: tutti accomunati come piazza volgare, reazionaria, come protesta becera…».

Il salvinismo che piace a destra

Antonio Rapisarda, classe ‘80, originario di Misterbianco, vicino Catania, vanta esperienze al «Secolo d’Italia»,  «Panorama», «Farefuturo», «Il Riformista» e «Futuro Quotidiano» ed è animatore del blog Barbadillo.it. Ai giornalisti e agli intellettuali che osservano le dinamiche politiche non resta che provare a spiegarle senza la pigrizia dei luoghi comuni che narrano, in rima, di razzisti e fascisti, leghisti e squadristi, autonomisti e nazionalisti. La chiamano fronte della sovranità, quell’alleanza tra la Lega e il movimento di CasaPound, o Lega dei Popoli o asse neroverde, ma intanto Salvini macina voti, dialoga e stringe alleanze con la destra riformista di Fratelli d’Italia e al contempo strizza l’occhio a quella nostalgica e poundiana che fa gridare allo scandalo perfino una parte della stessa Lega (ricordate l’allarme sono fascisti di Bossi?). «Il titolo che abbiamo scelto – “All’armi siam leghisti” – giocando con le parole di un motivo del Ventennio, intende sdrammatizzare sull’allarme lanciato a proposito di questa nuova soggettività, raccontando invece come è in atto (e che cosa comporta per entrambi) un’interlocuzione inedita tra la Lega e le destre. Un laboratorio, questo di Salvini che, come scrive Antonio Polito, “può diventare la spina dorsale di una destra che oggi ne è priva”», è il parere di Rapisarda. Nel volume – frutto di un lavoro meticoloso di ricerca e di analisi politica di un giovane giornalista all’antica che vede e ascolta, prima di scrivere –  sono raccolte considerazioni dell’autore, dei protagonisti di questa avventura politica inedita e anche dei migliori analisti della politiva nazionale, ognuno con un suo spunto. Per il  direttore di «Affaritaliani», Angelo Perrino, per esempio, la caratteristica di Salvini, è quella di “creare scompiglio” (disruption), di segnare discontinuità. Come quando, da Fazio, confessò: «Sono comunista». Ed ecco spiegati i poundiani, fascisti del Terzo Millennio talmente a destra da sfondare a sinistra. Ma sparigliare significa anche usare le armi del suo principale competitor elettorale anche alla luce dell’infausto Italicum approvato – che non è Renzi ma Silvio Berlusconi, l’uomo della comunicazione senza filtri, del messaggio occhi negli occhi, perfino dell’immaginario erotico su cui costruire un facile gossip da dare in pasto, con ritorno di sentiment popolare, ai rotocalchi scandalistici nazionali. Altrimenti come si spiegano le indiscrezioni, per nulla casuali, sul fidanzamento di Salvini con la bella conduttrice Elisa Isoiardi, che difende il suo amato in tv dal “traditore” Tosi? Un feuilleton berlusconiano, altro che Bossi, solo rantoli e bava alla bocca.

Dal lepenismo ad Asterix e Corto Maltese

Il  feeling con la destra neofascista di CasaPound viaggia sulle note dell’antieuropeismo, della sovranità nazionale, dell’immigrazione controllata, della difesa dell’identita local dalle contaminazioni culturali (e anche un po’ igieniche) dei nomadi e degli asiatici, passando per i simbolismi, da Asterix a Corto Maltese. Ma c’è davvero spazio per tutti in una destra che lambisce il grillismo e che aspira a marginalizzare il centro, più che a cannibalizzarlo?  «Marcello Veneziani, scrittore e intellettuale tra i più impegnati a ridefinire i contorni della destra smarrita, in un certo senso lo invoca: “Servirebbe un catalizzatore, un sintetizzatore, uno capace di coagulare con forza ed entusiasmo nuove energie».

Che quel qualcuno possa essere Salvini è da vedere, visto che la sua forza è la contrapposizione, anche all’interno delle potenziali alleanze di governo. E senza quelle, senza gli Alfano e i Berlusconi, si resta ai margini, comunque. «Ma in tanti – scrive Rapisarda –  auspicano un fronte comune, sancito da quella piazza del Popolo con la presenza di Giorgia Meloni sul palco a fianco di Salvini («Siamo un fronte intransigente? È il nuovo centrodestra», ha spiegato il leader di Fratelli d’Italia)…». Ma da quel fronte della destra post-missina, post-An e post-Pdl e forse anche post-berlusconiana, rappresentata dalla giovane Meloni, si sentono già coperti e a quanto pare non aspirano a colonizzazioni politiche dall’alto, neanche in senso geografico. È invece nella destra più radicale che il leader leghista ha fatto scattare un colpo di fulmine che va oltre il dato politico e sconfina nel culturale, quasi nell’antropologico, quella destra che aspettava il Papa, nero, ovviamente, senza aspirazioni psicoanalitiche: «Salvini poi non ha mai chiesto mezza abiura, non ha mai fatto alcun tipo di richiesta, non ci ha mai chiesto di chiedere scusa, non ha mai chiesto lui scusa per cose di cui non ha nessuna colpa ma che gli vengono imputate….», spiega Adriano Scianca, responsabile culturale di CasaPound. Chissà a chi pensava. Non certo ad Asterix.

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