D’Alfonso (Pd) cita Alfredino nel pozzo. Esplode la polemica sul web

20 Mag 2015 14:46 - di Desiree Ragazzi

È diventata virale sul web la gaffe del governatore dell’Abruzzo, Luciano D’Alfonso, che ha invitato i suoi dirigenti e capi dipartimento a «evitare atteggiamenti da Alfredino nel pozzo», che «si aiuta con i gomiti per uscire fuori, ma non va avanti». Parole incredibili, riportate in un articolo dal Fatto Quotidiano, che hanno subito provocato rabbia e polemiche. Il riferimento è alla tragedia di Vermicino del 10 giugno del 1981: il bimbo era in campagna e i genitori, vedendo che alle 20 non era rincasato, cominciarono a cercarlo. Si scoprì poi che il piccolo, di sei anni, era caduto in un pozzo artesiano. Tutte le operazioni di soccorso, complesse e caparbie, furono riprese dalla tv in una lunga e struggente diretta dove si sentiva anche il bimbo lamentarsi e chiamare la mamma. Sul posto arrivò anche l’allora presidente della Repubblica Sandro Pertini. A salvare Alfredino ci provarono in molti: vigili del fuoco, speleologi, volontari.  Dopo tre giorni di attesa, agonia e speranza, il piccolo morì in diretta televisiva.

Alfredino e la gaffe di D’Alfonso, le polemiche su Facebook

Le parole assurde di D’Alfonso hanno provocato polemiche accese su Facebook. «Giuro che mi è arrivato un cazzotto allo stomaco. Chiunque quella storia la ricordi o l’ha sentita raccontare non può che inorridire davanti a un simile paragone. Ma come gli è venuto in mente? Uno scivolone gravissimo, soprattutto per chi è genitore…», scrive Roby.  «Speriamo che i parenti si facciano sentire», dice dal canto suo Luciano. Piero: «Allucinante. Vergogna». Enrico: «D’Alfonso, chiedi scusa e dimettiti». D’Alfonso, dal canto suo, ha cercato di correre ai ripari arrampicandosi sugli specchi nel tentativo malriuscito di mettere una pezza. «Quello che volevo dire era tutt’altro, e evitiamo di lasciare soli i dirigenti, tutti i dirigenti, come fu lasciato solo Alfredino nel pozzo. Questo era il senso – ha spiegato D’Alfonso come si legge sul Fatto – Alfredino cercò disperatamente di aiutarsi con i gomiti: ma solo così, ovviamente, non poteva salvarsi. La stessa cosa vale per i dirigenti regionali: se vengono lasciati in balia di se stessi, sono destinati ad affondare in mezzo alle carte. Invece vanno aiutati da tutti quelli che gli stanno intorno».

La morte del fratello di Alfredino in discoteca

Parole inopportune quelle di D’Alfonso, che sono arrivate a pochi giorni dalla morte del fratello di Alfredino. A trentaquattro anni dalla tragedia di Vermicino sabato scorso in una discoteca di Roma è morto, infatti, il fratello Riccardo, stroncato da un infarto. La notizia è stata riportata da Il Messaggero. Riccardo, 36 anni, era un impiegato e aveva due figli. Il suo cuore si è fermato durante una festa di addio al celibato. «Lo abbiamo visto barcollare all’improvviso e allontanarsi dal gruppo – ha detto un responsabile del locale al quotidiano romano – non abbiamo capito subito la gravità della situazione. Camminava a stento, cercava l’uscita appoggiandosi alle colonne della sala, è caduto appena ha messo piede fuori dall’ingresso, ci siamo precipitati ad aiutarlo. L’ambulanza del 118 è arrivata subito, qui vicino c’è l’ospedale Sant’Eugenio, gli è stata fatta anche la defibrillazione, ma nella notte abbiamo saputo che il giovane era morto». Dai primi esami dell’autopsia eseguita al Policlinico Gemelli risulta che Riccardo Rampi è stato stroncato da un infarto, sono stati comunque disposti gli esami tossicologici e sembra che in tasca avesse della cocaina.

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