Alla “docente anti-gay” nessuno ha ancora chiesto scusa. Vergogna
Home livello 2 - di Girolamo Fragalà - 25 Novembre 2014 - AGGIORNATO 25 Novembre 2014 alle 16:14
Si è trovata all’inferno, condannata al rogo come una strega, senza nemmeno aver avuto la possibilità di difendersi. Tutti a parlare di lei, la famosa insegnante di Moncalieri accusata di aver detto che i gay sono malati. Tutti a spararle addosso (tranne il Secolo d’Italia, che l’ha difesa sin dall’inizio nutrendo forti dubbi sulle versioni diffuse a ritmi vertiginosi). Fiumi di inchiostro velenoso, titoloni sui giornali. E ora che è stata “assolta”, poche righe, non fa comodo a nessuno dire che non era vero niente, che ancora una volta era stata usata a sproposito la parola “omofobia”.
Le reazioni indignate (con il Pd in prima fila)
A scatenare il putiferio è bastata una voce, diffusa ad arte da qualche studente. I quotidiani hanno parlato di un “venerdì di ordinaria follia”, il preside dell’istituto aveva chiesto chiarimenti all’insegnante. Il vicesindaco della città, Paolo Montagna, aveva precisato che a Moncalieri “non c’è spazio né per gli omofobi, né per l’omofobia” e che si era in presenza di un “fatto grave” tanto che “ci muoveremo per mandare un messaggio forte e adottare efficaci provvedimenti”. Da parte sua il senatore del Pd, Andrea Marcucci, si era affrettato a mettersi in mostra annunciando a mari e monti un’interrogazione parlamentare per chiedere l’intervento del ministro Giannini: “Bisogna far luce su questa vicenda che, se confermata, sarebbe un “fatto intollerabile”.
La verità ora è venuta a galla
Ebbene, la vicenda non è stata confermata. Anzi, è stato accertato che nessun caso di omofobia si era verificato nella scuola di Moncalieri. L’indagine del preside e dell’Ufficio scolastico regionale del Piemonte ha avuto questo esito: il tema venne affrontato “in modo appropriato” dall’insegnante, che durante la lezione “ha svolto la propria funzione educativa nel rispetto dei diritti e della dignità degli studenti. Le diverse posizioni emerse durante la conversazione – ha specificato l’Ufficio scolastico regionale – rispecchiano il dibattito corrente nella società italiana circa il tema in discussione”. E dalle testimonianze dei ragazzi “si riscontra che il dialogo si è svolto con serenità, con toni e termini propri di un ambiente scolastico e della sensibilità degli studenti”. Qualcuno, a sinistra, abbia la forza di chiedere scusa a quell’insegnante trasformata nel mostro da sbattere in prima pagina.
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