A seno nudo, senza uno straccio di idea: ecco come le femministe si sono suicidate

6 Ott 2014 16:00 - di Francesco Signoretta

Al di là del giudizio storico, il femminismo è stato protagonista – in positivo e in negativo – di alcune stagioni in Italia e in Europa, con i suoi eccessi e con le sue contraddizioni, in particolar modo con le sue estremizzazioni. Comunque sia, aveva una sua dignità politica e anche rappresentanti di livello culturale. Riproporlo oggi, scimmiottando alcuni princìpi del passato e diventando uno strumento per soddisfare piccoli esibizionismi, significa ridurlo a macchietta. E così sta accadendo. L’ultima “iniziativa” ne è una prova: a Rio de Janeiro le militanti del movimento femminista hanno manifestato seminude davanti a Candelaria, un’importante chiesa cattolica nel centro cittadino. Alcune delle dimostranti si sono baciate, a seno scoperto, mentre erano simbolicamente legate a una croce nera di cartone. La manifestazione – a loro dire – mirava ad appoggiare la laicità dello Stato laico. Ma le pasionarie hanno avuto l’effetto contrario, travolte dalle critiche e dalle ironie, accusate di offendere il sentimento religioso e di inscenare provocazioni gay a un centimetro da un luogo di culto. La stessa sorte capitata alle loro “colleghe” in ogni parte del mondo, dopo l’esplosione ucraina delle Femen. Non hanno mai colto nel segno, neppure nelle circostanze più favorevoli. Entrarono in azione, a sorpresa, a Bruxelles, prima del summit tra la Ue e la Russia, convinte di poter fare tranquillamente goal nella porta di Putin: si presentarono a seno nudo, con la scritta “Putin killer of democracy”. Ignorate dalla stragrande maggioranza della pubblica opinione, furono costrette a battere in ritirata. All’ambasciata di Parigi, sempre a seno nudo, urinarono sulla foto del presidente ucraino. In Francia le nuove femministe, a corto di militanti, hanno deciso di stringere una santa alleanza con le lesbiche. Ma hanno dato vita a una sola iniziativa politica, coprendosi di ridicolo: un “libro delle vacanze” per divertirsi lottando per i diritti delle donne e dei gay. In Italia tutti ricordano la scena penosa delle tre attiviste Femen che si denudarono nell’atrio della scuola Dante Alighieri, per contestare Silvio Berlusconi nel momento in cui entrava nel seggio per votare. Il “profondo” significato delle loro azioni resta un’incognita, in Italia come in Francia, passando per il Brasile. C’è però una certezza: il femminismo è morto. Anzi, si è suicidato.

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