Il Sinodo accende i riflettori su divorziati e coppie gay: curare le ferite delle famiglie

giovedì 26 giugno 19:43 - di Desiree Ragazzi

La Chiesa deve sempre più aprirsi, con adeguate risposte pastorali, alle situazioni familiari «difficili», come le convivenze, le unioni di fatto, i separati, i divorziati e i risposati, i figli che restano soli, le ragazze madri. Ed anche verso le unioni gay si pone la «grande sfida» di mantenere il «giusto equilibrio» tra «accoglienza misericordiosa» delle persone e «accompagnamento graduale verso un’autentica maturità umana e cristiana». Constatando le sempre maggiori difficoltà dei fedeli ad «accettare integralmente» la dottrina della Chiesa su matrimonio e famiglia, il documento di base del Sinodo di ottobre sulla pastorale familiare, l’Instrumentum Laboris, richiama la Chiesa a non essere più un «giudice che condanna», specialmente i divorziati, ma a saper «curare le ferite» della famiglia in crisi, con sguardo «compassionevole e comprensivo». Redatto sulla base delle risposte giunte al questionario preparatorio voluto da Papa Francesco – 114 le Conferenze episcopali coinvolte, con un ritorno dell’85% –, l’Instrumentum Laboris è una fotografia di come i credenti di tutto il mondo vedono oggi l’istituto familiare, in rapporto a un insegnamento della Chiesa verso cui emerge una sempre maggiore “resistenza”, in particolare su temi come il controllo delle nascite, il divorzio e le nuove nozze, l’omosessualità, la convivenza, la fedeltà, i rapporti prematrimoniali, la fecondazione in vitro. «La stragrande maggioranza delle risposte – recita il documento – mette in risalto il crescente contrasto tra i valori proposti dalla Chiesa su matrimonio e famiglia e la situazione sociale e culturale diversificata in tutto il pianeta». La visione di fondo, comunque, ritiene, «necessario che la Chiesa si prenda cura delle famiglie che vivono in situazioni di crisi e di stress; che la famiglia sia accompagnata durante tutto il ciclo della vita». E soprattutto, per quanto riguarda le situazioni familiari “difficili”, «la vera urgenza pastorale è quella di permettere a queste persone di curare le ferite, di guarire e di riprendere a camminare insieme a tutta la comunità ecclesiale». Lo sguardo va quindi al crescente numero di convivenze, alle unioni di fatto, ai divorziati e risposati. Questi ultimi – il nodo più spinoso del prossimo Sinodo in particolare per quanto riguarda l’accesso ora negato ai sacramenti – in gran numero non vedono neanche come “irregolare” la loro condizione, e «risulta assai difficile comprendere perché la Chiesa li non ammetta alla comunione». E «c’è chi si domanda perché gli altri peccati vengono perdonati e questo no». «Il problema – viene sottolineato – non è tanto quello di non poter ricevere la comunione, ma il fatto che la Chiesa pubblicamente non li ammetta ad essa, cosicché sembra che questi fedeli semplicemente rifiutino di essere considerati in situazione irregolare». A tale proposito, qualcuno suggerisce di considerare la prassi di alcune Chiese ortodosse, che apre la strada a un secondo o terzo matrimonio «con carattere penitenziale». Ma soprattutto, c’è un’ampia richiesta «di snellire la procedura per la nullità matrimoniale» (senza però alimentare l’idea di un «divorzio cattolico»). Per quanto riguarda poi le unioni gay, «tutte le Conferenze episcopali si sono espresse contro una ridefinizione del matrimonio tra uomo e donna attraverso l’introduzione di una legislazione tra due persone dello stesso sesso». L’atteggiamento proposto è comunque quello dell’accoglienza e della misericordia, specie in presenza di figli: «Nel caso in cui le persone che vivono in queste unioni chiedano il battesimo per il bambino, le risposte, quasi all’unanimità, sottolineano che il piccolo deve essere accolto con la stessa cura, tenerezza e sollecitudine che ricevono gli altri bambini». Una presa d’atto specifica dell’Instrumentum Laboris è che le coppie «non ritengono peccato l’uso dei metodi anticoncezionali; di conseguenza, si tende a non farne materia di confessione e ad accostarsi senza problemi all’Eucarestia». Diverso, invece, è il caso dell’aborto, visto «come peccato estremamente grave». Il documento si sofferma su molto altro, come le situazioni di «frammentazione e disgregazione» della famiglia, a cui partecipano violenze, abusi (sottolineato anche il “terribile fenomeno” del femminicidio), la promiscuità sessuale, l’incesto in certe aree geografiche, così come la pedofilia, il commercio e lo sfruttamento dei bambini, il turismo sessuale, ma anche le dipendenze da alcol, droghe, pornografia, gioco d’azzardo e perfino da internet, social network e videogiochi. Si punta il dito infine verso la «contro-testimonianza nella Chiesa», essendo gli scandali sessuali, gli abusi sui minori, e anche «lo stile di vita a volte vistosamente agiato dei presbiteri», quindi «l’incoerenza tra il loro insegnamento e la condotta di vita», cause di «perdita di credibilità morale» del clero.

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