I voti di Renzi? Sono arrivati da Monti, non dal Pdl. Lo dice un’autorevole ricerca

27 Mag 2014 19:13 - di Giovanni Trotta

Da dove sono arrivati i voti che hanno permesso al Pd di passare dal 25% delle politiche al 40% delle Europee? E la domanda che si sono posti anche i ricercatori dell’Istituto Cattaneo. Arrivando alla risposta che il successo del partito di Renzi deriva dalla conferma degli elettori di un anno fa e dal prosciugamento di Scelta civica. Pochi sono stati, invece, i consensi arrivati da chi aveva votato M5S, quasi nessuno dall’ex Pdl: il calo di berlusconiani e pentastellati è invece andato ad alimentare in maniera massiccia l’astensione. I ricercatori del Cattaneo, guidati dal professor Piergiorgio Corbetta, sono andati a spulciare, seggio per seggio, i dati di undici città (Torino, Genova, Brescia, Padova, Venezia, Parma, Bologna, Firenze, Pescara, Catania, Palermo) e hanno concluso che la forza del Pd è stata «nell’aver saputo mantenere i propri consensi senza perderli sulla strada dell’astensione», poi nell’aver prosciugato il bacino di voti dei montiani. La componente di chi nel 2013 aveva votato Movimento 5 Stelle che domenica ha scelto Renzi è minoritaria. «Il contributo di elettori provenienti dal Pdl – dicono al Cattaneo – è del tutto trascurabile e in diverse città pressoché assente». L’analisi dell’istituto bolognese ridimensiona l’idea che gli steccati tra elettori di destra e di sinistra siano saltati e che ci sia stato un travaso di voti tra Forza Italia e il Pd. Secondo i ricercatori, l’impermeabilità tra gli schieramenti in Italia è ancora molto resistente e gli attraversamenti del confine sinistra-destra rimangono estremamente modesti. I milioni di voti che il Movimento 5 Stelle ha perso per strada sono andati quasi tutti a finire nell’astensione. Un flusso che è marcatissimo nelle regioni rosse, diventate nella recentissima storia politica italiana importanti feudi elettorali del movimento di Beppe Grillo. A Parma, ad esempio, la città del sindaco Pizzarotti, il 10,7% dell’elettorato che nel 2013 aveva votato M5S, nel 2014 ha girato alla larga dal seggio. Non mancano, comunque, i voti che sono passati da Grillo a Renzi, soprattutto a Padova, a Venezia e a Catania. Ma non sono molti. Nell’astensione è andato a finire anche il bottino del vecchio Pdl: è trascurabile, infatti, la quota di elettori berlusconiani che hanno scelto di votare M5S o Pd. Un dato non trascurabile, secondo la ricerca del Cattaneo, alla luce del cambio di guida nel Pd, è che Renzi ha saputo convincere senza remore il proprio elettorato. All’esterno ha convinto i centristi che nel 2013 avevano dato fiducia a Monti molto di più di quanto non abbia fatto Alfano. Sarebbe però un errore, avverte l’Istituto Cattaneo, considerare il risultato delle europee come un’anteprima esatta di come voterebbero oggi gli italiani per le politiche. Nelle consultazioni per il rinnovo della Camera e del Senato, infatti, l’astensione è molto inferiore a quella che si registra nelle elezioni europee, e dunque «è possibile – ipotizza lo staff di Corbetta – che non pochi elettori ora astensionisti possano rientrare nei ranghi di partenza, sia di Forza Italia, sia del Movimento 5 Stelle».

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