Gates contro Zuckerberg: ai poveri serve più il pane che Internet

2 Nov 2013 19:13 - di Mariano Folgori

I pionieri del digitale non la pensano allo stesso modo. Oggi si confrontano due generazioni. Da una parte Bill Gates, ex enfant prodige dell’informatica. Classe 1955,  è l’ inventore del sistema operativo che ha permesso ai personal computer di diventare uno strumento di massa. Aveva 20 anni quando fondò Microsoft. Ne aveva 28 quando Microsoft Word si diffuse in tutto il mondo.  Dall’altra Mark Zuckerberg, classe 1984, anch’egli enfant prodige, ma dei social media, che nascono con la sua invenzione: Facebook. Aveva pure lui 20 anni, quando lanciò il suo social network  dall’università di Harvard. Oggi, le “filosofie”  scaturite da queste  due invenzioni informatiche si mostrano in tutte le loro, reciproche differenze.  A dispetto di quello che pensano Mark Zuckerberg e gli altri miliardari tecnologici della Silicon Valley, Bill Gates ritiene che Internet non salverà il mondo.  Eliminare le malattie, quello sì che può fare la differenza. Queste opinioni l’inventore di Microsoft le ha espresse in una lunga intervista al Financial Times. Pur definendosi  un «tecnocrate» (che volete farci, nessuno è perfetto),  Gates non  crede che la tecnologia sia la panacea. O, per essere più precisi, non crede possa risolvere una serie i problemi chiave che affliggono i più vulnerabili: la diffusione di malattie nel mondo sviluppato e la povertà, la mancanza di opportunità e la disperazione che essi generano. «Amo ancora l’IT – dice al giornalista del FT Richard Waters – ma se vogliamo migliorare le nostre vite dobbiamo occuparci di questioni ben più elementari come la sopravvivenza dei bambini e le risorse alimentari».

In questi giorni sembra invece che ogni miliardario della West Coast abbia una visione su come la tecnologia possa far diventare il mondo un posto migliore. E un punto centrale sembra essere che Internet sia una forza inevitabile per un miglioramento sociale ed economico. È una visione che ha portato recentemente Mark Zuckerberg a redigere un piano per traghettare la Rete ad altri cinque miliardi di individui nei prossimi anni: uno sforzo che il fondatore di Facebook ha definito «una delle più grosse sfide della nostra generazione». Ma alla domanda se fornire al pianeta una connessione Internet sia più importante che trovare un vaccino contro la malaria, Bill Gates non nasconde la sua irritazione. «Una priorità? È uno scherzo». Poi rilancia: «Cos’è più importante, la connettività mondiale o il vaccino per la malaria?. Se qualcuno pensa che la connessione al web sia la chiave, ottimo, buon per lui. Io non condivido». Non c’è dubbio che gli inventori della Rete hanno “creato” un mondo. Ma si tratta di un mondo virtuale. E non potrà mai soppiantare quello reale. E le sue drammatiche esigenze. Prima di connettere tutti  gli esseri umani alla Rete, è fondamentale “connettere” quelli più poveri alle reti idriche, energetiche, sanitarie, alimentari e… democratiche. La Rete, da questo punto di vista, può infatti rivelarsi un’arma a doppio taglio. È un bene se fa circolare  informazioni e idee. È un male se genera nuove (e potentissime) concentrazioni di potere.

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