Basta poco al centrodestra per tornare a vincere. Proviamoci…

29 Nov 2013 18:12 - di Oreste Martino

La sinistra si è fregata le mani convinta di aver fatto due grandi colpi in appena dieci giorni. Prima la scissione del Pdl e la nascita del Nuovo Centrodestra e poi la decadenza da senatore di Silvio Berlusconi. Secondo i programmi degli “strateghi” del Partito democratico questo uno-due doveva mettere in ginocchio il Cavaliere e l’intero centrodestra e aprire la strada ad una cavalcata vincente da qui alle politiche ipotizzate per il 2015, avendo da risolvere soltanto il dualismo tra Matteo Renzi ed Enrico Letta. Invece i sondaggi sfornati all’indomani dei due eventi dicono che l’area alternativa alla sinistra non solo continua ad essere vincente, ma addirittura è cresciuta di oltre tre punti percentuali, dimostrando ancora una volta di essere sempre e comunque maggioritaria in Italia e di poter perdere soltanto a causa delle proprie divisioni.

Ed è proprio sulle divisioni e sulle ricuciture che si gioca il futuro del centrodestra e le sue chance di vincere nuovamente le elezioni. I migliori risultati sono venuti quando Berlusconi divenne uomo di armonia, in particolare dal 1999 al 2006, dopo la ricucitura con Umberto Bossi e prima della rottura con Pierferdinando Casini. I peggiori si sono avuti dal 2008 ad oggi, quando il Cavaliere è diventato uomo di rottura, tagliando i ponti nell’ordine con Casini, Gianfranco Fini e Angelino Alfano. I dati che emergono dai sondaggi dovrebbero indurre adesso ad una ricucitura di tutto quello che è stato e che è tuttora il centrodestra, sgombrando il campo da divisioni che aiuteranno soltanto la sinistra a conquistare un risultato che senza fratture non conquisterebbe mai. Il Pdl non esiste più e dalle sue ceneri sono nati tre partiti, Forza Italia, Nuovo Centrodestra e Fratelli d’Italia. Se questi tre soggetti trovassero le ragioni per marciare divisi ma per colpire uniti – magari con un evoluzione di Fdi nella nuova Alleanza Nazionale e stringendo un nuovo patto con i “Popolari” di Casini e Mario Mauro e la Lega Nord di Roberto Maroni – il centrodestra tornerebbe immediatamente maggioritario. Ovviamente per avviare un percorso di questo tipo andrebbe superato il leaderismo berlusconiano che è stato prima la fortuna e poi la disgrazia della coalizione, aprendo ad un centrodestra plurale che sceglie di volta in volta candidati e leader con processi democratici, a partire dalle primarie per scegliere il candidato alla premiership. Basterebbe poco per tornare a vincere e per far perdere nuovamente la sinistra, basterebbe una nuova stagione di armonia e più democrazia nelle scelte.

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