Schiaffi all’alunno “guardone”: il prof deve risarcire. Ma che uso farà Pierino del “premio” ricevuto?

16 Set 2013 21:10 - di Mariano Folgori

Sembra un vecchio  film del  tipo  Pierino colpisce ancora  con Alvaro Vitali ed Edwige Fenech. Ma è successo veramente. E sul caso si è pronunciata persino la Corte di Cassazione. È stata infatti confermata dalla Suprema Corte   la condanna a 500 euro di multa per lesioni a carico di un professore di educazione fisica di Taranto  che aveva tirato dei ceffoni a un allievo  colpevole  di essere entrato nello spogliatoio delle ragazze al termine della lezione di ginnastica, con il probabile intento di sorprenderle a cambiarsi la tuta e a rimettersi i vestiti.  Il  prof  deve anche risarcire i danni ai genitori del ragazzo,  i quali si erano  costituiti  parte civile nel processo. All’insegnante sono state almeno riconosciute  le attenuanti generiche ed è stato assolto dall’accusa di abuso dei mezzi di correzione. Ed è giusto, perché quel professore non meritava davvero di passare più guai di quelli che ha passato, non avendo fatto, in fondo (ancorché troppo rudemente), niente altro che il proprio dovere.

Ma il punto non è tanto giuridico quanto educativo. Nei panni dei genitori di quel ragazzo, non avremmo francamente incrudelito sul povero docente. Se una cosa del genere fosse accaduta ai tempi dei film di Pierino la peste (una trentina d’anni fa), assai difficilmente i genitori di allora avrebbero fatto fuoco e fiamme. Anzi, in molti casi, avrebbero  anche, come si diceva una volta, dato il “resto” al discolo. Anche perché si sarebbero sinceramente preoccupati di correggere il figliolo, spingendolo a esprimere in modo più sano i suoi pruriti giovanili. Speriamo che almeno, in questo caso, tengano stretti i cordoni della borsa e non elargiscano al giovanotto neanche la più piccola quota del risarcimento.  Perché il ragazzo potrebbe considerarlo un  “premio”. E un giorno i genitori potrebbero ritrovarsi in casa il kit del perfetto voyeur: cannocchiali, binocoli, periscopi e, se ci scappa, anche un telescopio. Non per rimirare le stelle ma per scivolare nelle stalle. L’Italia reale è decisamente più grottesca di quella cinematografica di Pierino.

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