L’infantilismo del Pd: «Le misure sulla scuola sono nostre». Non è vero e neanche ci credono…

9 Set 2013 20:48 - di Francesco Signoretta

Non è ripicca e nemmeno propaganda di basso livello. Quello del Pd è solo infantilismo politico. I provvedimenti sulla scuola hanno il sì e loro si sono subito precipitati a dire «è tutto merito nostro», come i bambini che non vogliono far avvicinare nessuno ai loro giocattoli. «È tutto merito nostro», hanno ripetuto sistematicamente ai microfoni e nei comunicati stampa, aggiungendo la frase sibillina: «Una svolta rispetto al passato» (un ridicolo tentativo di far credere che la stagione della Gelmini era stata archiviata). Peccato per loro che persino il ministro ha detto chiaro e tondo che notevole è stato il contributo del centrodestra e che il testo è uscito fuori in modo condiviso in quasi tutte le parti.  Quattrocento milioni di nuovi investimenti e qualche assunzione sul fronte del personale Ata e degli insegnanti di sostegno non è roba da poco, con i tempi che corrono. Ma a Epifani e ai suoi interessava mettere il cappello sul provvedimento, di rivendicarne il merito con gran suono di fanfare e tanti “mi piace” in calce alle misure.  Un modo per rispondere alla vicenda dell’Imu, il cui merito è andato interamente al Pdl. C’è però una differenza enorme: a non voler eliminare l’Imu erano larghe fette della sinistra mentre il provvedimento sulla scuola è andato avanti con il contributo sereno di tutti. Tra l’altro non c’è stata nessuna rottura rispetto al passato, perché gli stanziamenti erano stati voluti in modo bipartisan e le assunzioni sono in continuità con quello che al ministero di viale Trastevere ha fatto proprio la Gelmini. Lei, considerata “la madre di tutti i problemi”, ha sostenuto le scelte del governo, ha rivendicato il ruolo del Pdl in questo percorso ma ha anche bacchettato il Pd, responsabile della proposta di abrogare  la norma della spending review in grado di evitare lo sperpero di 100 milioni di denaro pubblico, impiegando nel settore amministrativo i cosiddetti docenti inidonei e determinando un impiego «comunque proficuo di risorse umane». Senza questa alzata di ingegno i milioni impegnati per la scuola sarebbero potuti essere 500 e ben 3500 persone retribuite dalla collettività non avrebbero corso il rischio di rimanere del tutto improduttive.  Il Pd, però, non se l’è sentita di scontentare i sindacalisti amici. All’interno dei democratici la vecchia cinghia di trasmissione costituita dalla Cgil funziona ancora e prendere posizione contro può essere poco salutare. Così l’efficientismo è stato sacrificato sull’altare dell’ideologia, com’è abitudine della sinistra.

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