Papa Bergoglio ritornando dal Brasile: «Chi sono io per giudicare un gay?»

29 Lug 2013 15:51 - di Desiree Ragazzi

Dopo la messa che ha portato tre milioni di persone sulla spiaggia di Copacabana il Pontefice è arrivato a Roma. È sceso dall’areo tenendo in mano la sua solita cartella nera che aveva anche per la partenza. L’aereo che lo ha riportato a casa è arrivato a Ciampino alle 11,25. Papa Francesco ai piedi della scaletta si è intrattenuto cordialmente per alcuni minuti con il vicepremier Angelino Alfano quindi ha preso posto sulla Ford Focus blu metallizzata e ha lasciato lo scalo romano diretta in Vaticano. Durante il ritorno dal Brasile sull’areo ha avuto un lungo colloquio con i giornalisti e ha toccato i temi più caldi. Vatileaks? «È un grosso problema – ha sottolineato il Papa – ma non mi sono spaventato. Quando sono andato da Benedetto XVI mi ha presentato uno scatolone con tutte le dichiarazioni dei testimoni, ma – mi ha detto – il riassunto e il giudizio finale è in questa busta, e aveva tutto in testa, si ricordava tutto». Poi in un passaggio chiave ha toccato il tema dell’omosessualità. Sui gay ha detto: «Io non giudico, se è una persona di buona volontà, chi sono io per giudicare? Non ho trovato carte d’identità di gay in Vaticano, dicono che ce ne sono, credo che si deve distinguere il fatto che è gay dal fatto che fa lobby». Essere gay, ha aggiunto il Papa, «è una tendenza, il problema è la lobby, la lobby non va bene, quella gay, quella politica, quella massonica».  Altro tema lo Ior. Papa Francesco non ha preso nessuna decisione definitiva sul destino dell’Istituto per le Opere di Religione, ma comunque dovrà basarsi su «trasparenza e onestà», intanto si fida del lavoro della commissione che sta studiando il problema. «Non so come finirà», ha ammesso elencando le diverse possibilità.  «Alcuni – ha detto – chiedono che sia banca, altri un fondo di aiuto, altri ancora vorrebbero chiuderlo». Ha anche precisato che voleva affrontare la «questione economica» della riforma della curia il prossimo anno, ma poi «le cose che sapete sono accadute, che sono sotto gli occhi di tutti, mi hanno convinto ad anticipare».

Il Papa ha anche spiegato che la richiesta di riforma della curia «viene dalle Congregazioni generali» prima del conclave, fa parte delle richieste dei cardinali al nuovo Papa. Poi ha sottolineato (alludendo a mons. Nunzio Scarano, arrestato per ipotesi di reato che coinvolgono anche l’uso dei conti presso lo Ior): «Abbiamo questo monsignore che è andato in galera. Pensate che sia andato in galera perché somigliava alla beata Imelda? È uno scandalo, una cosa che fa male». Il tema dei divorziati risposati che non sono ammessi ai sacramenti è in agenda anche per Papa Francesco, nel quadro ereditato da Benedetto XVI: elaborazione di una specifica “pastorale matrimoniale” e nullità canonica delle nozze. Interpellato in volo se la “misericordia” di cui egli parla dall’inizio del pontificato vada applicata anche a questo problema, Papa Bergoglio ha risposto che «la misericordia è un tema più grande del caso che lei pone», ha rilevato che «questo è un cambio di epoca e che ci sono anche tanti altri problemi nella Chiesa», citando tra l’altro la «testimonianza non buona di alcuni preti» e la parabola del figliol prodigo come atteggiamento di ascolto e non giudizio da avere nei confronti delle situazioni irregolari.

Papa Bergoglio ha precisato comunque che «i divorziati possono accedere ai sacramenti» e «il problema riguarda quelli che si risposano». Il prossimo sinodo dei vescovi, ha riferito Papa Francesco, verterà sul modo in cui «la fede aiuta la famiglia» e quindi «siamo in cammino». Circa i processi canonici per stabilire la nullità delle nozze, il Papa ha raccontato che  l’arcivescovo Quarracino, suo predecessore a Buenos Aires, affermava che «la metà dei matrimoni sono nulli, perché molti si sposano senza maturità, senza accorgersi. E i tribunali ecclesiastici – ha commentato – non bastano per questo». Poi ha parlato anche del ruolo delle donne nella chiesa che « non è solo maternità e famiglia, è più forte».

 

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